Caso Regeni, perché è sbagliato bloccare le forniture per i caccia F16 egiziani

L'ambasciatore del Cairo in Italia: "Qualcuno manovra per indebolire le relazioni fra i due paesi". Le responsabilità dei docenti di Cambridge

regeni_murales

Un murales al Cairo in memoria di Giulio Regeni – Credits: Ansa

Fausto Biloslavo

-

"Se fossero stati i servizi segreti avrebbero fatto sparire il corpo di Giulio Regeni. Qualcuno, invece, facendo ritrovare il cadavere ha voluto colpire i rapporti fra Italia ed Egitto" ha spiegato l’ambasciatore egiziano a Roma, Amr Helmy, a un gruppo di parlamentari di centrodestra, il 4 luglio.

Maurizio Gasparri e Elio Vito, della Consulta sicurezza di Forza Italia, assieme a Gaetano Quagliarello, presidente del movimento Idea, hanno voluto incontrare l’ambasciatore per sottolineare la contrarietà al recente blocco deciso dal Senato sull’invio di pezzi di ricambio gratuiti per i caccia F 16 egiziani.
Gian Carlo Sangalli, senatore del Pd, promotore dell'emendamento ha auspicato che il provvedimento possa "inviare un segnale all’Egitto" sul caso di Giulio Regeni, il dottorando friulano brutalmente ucciso al Cairo.

"Abbiamo illustrato le ragioni che hanno portato tanti parlamentari del centrodestra a votare contro questa scelta assolutamente sbagliata - spiega Gasparri -. A cominciare dal fatto che i caccia vengono utilizzati per contrastare la minaccia islamista”.

Poche ore dopo gli F 16 egiziani hanno lanciato pesanti raid in diverse zone nel nord del Sinai dove sono annidati i gruppi affiliati allo Stato islamico. L’ambasciatore egiziano ha ribadito che "i ricambi sono necessari per la nostra azione contro il terrorismo nella penisola del Sinai e sul confine libico".

L’obiettivo del centrodestra è di evitare che l’emendamento sia confermato alla Camera. "Abbiamo poi ribadito l'esigenza della massima collaborazione delle autorità egiziane per accertare le responsabilità nell'uccisione di Giulio Regeni - sottolinea Gasparri - e si è anche rilevata l'ambiguità di diversi docenti dell'Università di Cambridge che non hanno offerto collaborazione adeguata alle autorità investigative italiane".

L’ambasciatore ha chiesto ai parlamentari "perché l’Italia non reagisce con l’Inghilterra per il silenzio dei professori di Cambridge. Uno di loro ha tenuto una polemica conferenza stampa in Egitto. E c’è qualcuno che opera a Cambridge legato ai Fratelli musulmani", movimento islamico fuorilegge in Egitto.

Gasparri riferisce che l’ambasciatore ha registrato segnali "di preoccupazione" per la crisi diplomatica del caso Regeni "da gruppi come Eni e Finmeccanica presenti nel mio paese".

I Fratelli musulmani sono stati deposti da un golpe dell’attuale presidente Abd al-Fattah al Sisi con l’appoggio di milioni di egiziani scesi in piazza.

In Italia, probabilmente per una scarsa conoscenza, sono abitualmente tollerati. Un segno fra i tanti, la foto postata il 3 luglio su Facebook (il post incluso qui sotto) di un imam nel centro di Milano assieme ad alcuni seguaci e un vigile urbano, che fanno il segno delle quattro dita simbolo della protesta dei Fratelli musulmani.
Si spera solo che l’ingenuo ghisa del Comune guidato dal nuovo sindaco Beppe Sala non avesse idea di cosa stesse facendo.

imam-vigile-milano

Nella foto, postata il 3 luglio 2016, un vigile urbano di Milano insieme ad alcuni seguaci dei Fratelli Musulmani – Credits: Facebook/Said Mohamed

© Riproduzione Riservata

Leggi anche

Giulio Regeni: la pista dei Fratelli musulmani, ma gli inquirenti non collaborano

Secondo un giornale legato al governo, il ricercatore sarebbe stato rapito da servizi deviati. Le autorià italiane ancora in attesa delle prove raccolte

Giulio Regeni: la verità nascosta tra Egitto e Gran Bretagna

I tabulati telefonici evidenziano sms tra utenze dei due Paesi nei giorni-chiave della vicenda. Mentre i docenti di Cambridge rifiutano di collaborare

Commenti