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Caso Regeni, impegno dei Pm egiziani e italiani all'accertamento della verità

Due giorni di incontri e scambi di documentazione fra il procuratore generale d'Egitto Nabeel Sadek e il procuratore di Roma Giuseppe Pignatone

Si è concluso "con un rinnovato impegno da parte dei due uffici a proseguire nello scambio di atti e informazioni al fine di pervenire all'obiettivo comune e cioè accertare la verità sulla morte di Giulio Regeni", l'incontro fra il procuratore generale dell'Egitto, Nabeel Sadek, e il procuratore di Roma, Giuseppe Pignatone.  

Due giorni di colloqui - 8 e 9 settembre - a Roma per fare il punto e scambiarsi documenti relativi alle indagini per la morte del ricercatore italiano, il cui corpo venne trovato il 3 febbraio al Cairo.

"Il terzo appuntamento - dice il comunicato - è servito per un proficuo confronto sugli elementi sin qui raccolti dai due uffici".
Il Procuratore Generale d’Egitto "ha illustrato e consegnato l’ampia, completa e approfondita relazione sull’esame del traffico delle celle che coprono l’area della zona della scomparsa e del ritrovamento del corpo di Giulio Regeni. Presso la Procura egiziana, ha riferito la delegazione, sono pertanto in corso tutti i necessari approfondimenti investigativi sui soggetti le cui utenze risultano presenti in ambedue le aree".

Il Procuratore Generale inoltre "ha riferito - continua la nota - di aver accertato che la Polizia de II Cairo, in data sette gennaio 2016 ha ricevuto dal Capo del sindacato indipendente dei rivenditori ambulanti un esposto su Giulio Regeni a seguito del quale la Polizia ha eseguito accertamenti sull’attività dello stesso. All’esito delle verifiche, durate tre giorni, non è stata riscontrata alcuna attività di interesse per la sicurezza nazionale e, quindi, sono cessati gli accertamenti".

"Per quel che concerne l’attività di recupero dei video delle metropolitane - si legge nella nota - vi è il comune impegno a superare gli ostacoli tecnici che sinora hanno impedito di completare l’accertamento al fine di poter acquisire alle indagini anche gli eventuali elementi di prova contenuti nei video del sistema di sorveglianza della metropolitana de Il Cairo".

Infine, in relazione "alle indagini relative ai fatti del 24 marzo 2016 e al ritrovamento dei documenti di Giulio Regeni in casa di uno dei parenti del capo della banda criminale, la Procura Generale d'Egitto ritiene che allo stato delle indagini vi siano solo deboli indizi di un collegamento tra i cinque componenti la banda poi uccisi e il sequestro e l'uccisione di Regeni. La Procura Generale egiziana - prosegue la nota - continuerà le indagini per verificare eventuali relazioni tra la banda criminale, di cui fanno parte anche altre persone, e gli autori dell'omicidio. Il Procuratore Generale ribadisce la volontà di continuare le indagini sino alla scoperta dei colpevoli senza escludere nessuna pista investigativa".

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