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Caso Regeni, la famiglia pronta a incontrare il presidente egiziano

Paola e Claudio, genitori del ricercatore italiano torturato e ucciso al Cairo, non si rassegnano alla mancanza di notizie sulle indagini

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Redazione

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"Siamo 'forti', come ci ha detto Papa Francesco. E pronti a fare qualsiasi cosa perché si possa ottenere un barlume di verità. Dal 25 gennaio non ci siamo mai sottratti: siamo disponibili a incontrare il presidente Al Sisi". Lo dicono Paola e Claudio Regeni, i genitori del ricercatore Giulio torturato e ucciso 9 mesi fa Al Cairo, in un'intervista a Repubblica.

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"Ormai siamo abituati a interpretare ogni notizia come un possibile depistaggio. Prima gli egiziani parlarono di incidente, sottintendendo stradale. Un termine che è poi ricomparso, in varie versioni: quando lo si usa, si sottrae la responsabilità a qualcuno. Ecco: speriamo non si stia preparando una grande messinscena, con capri espiatori magari 'qualificati', e che nessuno debba più pagare per questo con la vita o la libertà, come è già successo".

In questi mesi, spiegano, è successo "molto poco quanto a fatti processuali. Tantissimo se parliamo di intrecci e vicende collaterali. La procura di Roma, e i vari collaboratori, stanno lavorando tantissimo, si può dire con affetto per Giulio. Risposta più sfumata invece sulla politica: molte condoglianze, pochi fatti concreti". Ultimo contatto col governo "con il ministro Gentiloni, il 24 ottobre, per sapere se aveva novità sull'incontro con gli egiziani. Gli altri non li sentiamo da tempo. È una situazione di 'comunicazione paradossale': in evidenza c'è il richiamo dell'ambasciatore, che chiediamo non torni in Egitto. Ci sono però altri attori politici, apparentemente indipendenti dal governo, che, con visite e inviti, danno all'Egitto immagini di distensione, vanificando il lavoro di pressing. Manca, a nostro avviso, un coordinamento comunicativo che dia il segnale di una chiara scelta di campo. Grazie al nostro avvocato, Alessandra Ballerini, al senatore Luigi Manconi, ai nostri legali al Cairo riusciamo a tenere aperti i canali di comunicazione istituzionali e non. Ringraziamo loro e Amnesty International che, con la collaborazione di migliaia di persone, sta tenendo viva la campagna 'Verità per Giulio Regeni'". (ANSA)

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