Esteri

Cartegena, le Farc e il governo colombiano siglano la pace

La cerimonia della stretta di mano tra Santos e Timochenko anticipa di qualche giorno il referendum popolare per la ratifica dell'accordo

Pace tra Farc e Colombia a Cuba

23 giugno 2016. Il Presidente della Colombia, Juan Manuel Santos (a sinistra) e il capo delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia (FARC), Timoleon Jimenez, conosciuto come "Timochenko" si stringono la mano all'Avana, Cuba, siglando una storica pace in presenza di Raul Castro. – Credits: ADALBERTO ROQUE/AFP/Getty Images

Dopo 52 anni di guerra civile, quattro mila morti tra i poliziotti e i soldati colombiani, un numero di caduti tra le fila della guerriglia superiore a 10 mila uomini, il presidente del governo colombiano e il leader delle Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia firmano oggi a Cartagena, di fronte a 13 capi di Stato, una trentina di primi ministri e oltre 2000 invitati, lo storico accordo per porre fine al più sanguinoso e logevo conflitto armato dell'emisfero occidentale. In qualsiasi altro Paese del mondo, la stretta di mano tra un capo di Stato (Juan Manuel Santos) e il leader indiscusso della guerriglia (Rodrigo Londoño, alias Timochenko) sarebbe stata salutata come l'alba di una nuova era. Non in Colombia, però, dove - per voltare veramente pagina - occorrerrà attendere i risultati elettorali del plebiscito di domenica 2 ottobre, quando saranno chiamati alle urne milioni di colombiani.

Secondo l'ultimo sondaggio realizzato da Opinómetro de Datexco, il Sì all'accordo di pace siglato qualche mese fa a Cuba (il Paese che ha storicamente sostenuto la guerriglia colombiana) sarebbe sostenuto dal  55,3% del corpo elettorale, contro il 38,3% che rimane contrario, preoccupato per un'amnistia agli ex guerriglieri che una parte del popolo colombiano, spalleggiata dall'ex chiacchieratissimo presidente Uribe, considera come un inaccettabile colpo di spugna per chi si è macchiato di crimini orribili. I sostenitori del No sperano che la vittoria del Sì avvenga con un margine risicato e un'astensione molto elevata, senza raggiungere la maggioranza degli aventi diritto al voto.

Tra gli oltre duemila invitati nella città turistica colombiana c'era anche Ingrid Bétancourt, la candidata alla presidenza del partito verde sequestrata dalle stesse Farc nel 2002 e rilasciata dopo ben sei anni di durissima prigionia, che ha preferito restare in Francia da dove seguirà, via tv, la cerimonia. Ci saranno John Kerry, il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, al presidente della Banca Mondiale Jim Young Kim, Christine Lagarde, Federica Mogherini, oltre a tredici 13 capi di Stato del continente latinoamericano, tra cui lo stesso padre dell'accordo di pace, Raùl Castro. L'atto ufficiale della firma sarà seguito da tutte le ambasciate colombiane nel mondo che hanno allestito megaschermi e un collegamento streaming per la diretta.


FARC colombiane: la storia

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