Il boom della cannabis minaccia la California

L’ecosistema del Golden State è messo in pericolo dalle piantagioni di marijuana

Una coltivazione di cannabis in California (Credits: Epa/Abir Sultan)

Fausto Biloslavo

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Un tempo c’era la corsa all’oro. Adesso è la corsa verde, ossia alla cannabis, il business vincente della California. Lo stato americano ha depenalizzato la marijuana per uso terapeutico ed ecco il risultato: lo sviluppo incontrollato delle piantagioni della marijuana sta seriamente danneggiando l’ecosistema californiano.

Nel nord del Golden state le contee di Humboldt, Trinity e Mendocino formano il cosiddetto triangolo di smeraldo, epicentro di coltivazione della droga. Le piantagioni hanno provocato la deforestazione e talvolta le cime di intere colline vengono piallate con i bulldozer per fare spazio alla cannabis.

Per non parlare delle riserve idriche. Ogni pianta ha bisogno di una quantità d’acqua compresa fra i 5 e i 25 litri al giorno. Solamente nel bacino di Salmon Creek, su una superficie di 100 chilometri quadrati sono operative circa 500 «fattorie» di marijuana. Si stima che il consumo giornaliero di acqua sia di mezzo milione di litri. In un territorio quest’estate gravemente colpito dalla siccità spesso i coltivatori di cannabis deviano i corsi d’acqua, mandando in tilt l’ecosistema.

Non solo, usano anche dei pesticidi contro i topi che favoriscono la moria dei pesci, a cominciare dai salmoni. «Con la siccità le riserve d’acqua della California sono gravemente compromesse. Per non parlare dei danni alla fauna» denuncia Brad Job, dell’agenzia che si batte per preservare le risorse naturali.

La cannabis californiana rappresenta un terzo del mercato della marijuana negli Usa e ha un valore di 14 miliardi di dollari. I cartelli della droga messicani infiltrati in California avrebbero il controllo di gran parte delle 70-100 mila piantagioni illegali di cannabis.

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