Redazione

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(in aggiornamento)

26 ottobre

Quello che sta succedendo nella Giungla di Calais, con incendi, fuoco e fiamme, nella zona in corso di sgombero è "preoccupante", qualcosa di "molto più serio" di quanto si pensi. "I pompieri stanno intervenendo per domare il fuoco che può essere pericoloso": lo ha detto Didier Leschi, direttore generale dell'ufficio francese per l'immigrazione e l'integrazione, intervistato in diretta da BFM-TV.

La prefettura del Pas-de-Calais assicura che gli incendi nel campo sono solo una tradizione dei migranti per dire addio ai loro alloggi di fortuna? "È vero che che c'e' questa tradizione - risponde Leschi - E però oggi ciò che preoccupa è che questi inizi d'incendio sono multipli e simultanei. Ce ne sono tanti, dobbiamo porci delle domande...". Secondo la testimonianza di alcuni migranti ad appiccare il fuoco sarebbero stati degli europei. "Abbiamo avuto questa informazione ma andrebbe confermata", ha aggiunto il responsabile dell'Ofii.

Da questa notte al campo Giungla si moltiplicano gli incendi. Le immagini diffuse dalle reti all news di Francia sono impressionanti. Una densa coltre di fumo nero si solleva nel cielo di Calais mentre il fuoco divora le tende e le baracche dei migranti in corso di evacuazione.

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24 ottobre

È iniziata questa mattina alle 6.15 l'operazione di sgombero della più grande baraccopoli francese. L'evacuazione si sta svolgendo, secondo il ministro dell'Interno francese Bernard Cazeneuve, in modo «calmo ed è sotto controllo» dopo le proteste e gli scontri avvenuti durante la notte.

L'operazione di evacuazione durerà una settimana. Sul  primo pullman che ha lasciato la Jungle c'erano 50 sudanesi diretti nel Burgundy, ma è stato solo il orimo di una lunga serie di mezzi che sono partiti nella giornata. A bordo ci sono due accompagnatori che dovranno garantire che le operazioni si svolgano in modo ordinato.

I 6.486 migranti presenti nella giungla di Calais, separata dal territorio inglese soltanto dal tunnel della Manica, si sono radunati di buon'ora presso il punto di raccolta indicato dalle autorità francesi dopo le cariche, i gas lacrimogeni e i tentativi di resistenza  messi in atto nella notte dalle frange più arrabbiate presenti nel campo.

I problemi potrebbero manifestarsi - secondo le associazioni che si occupano dei diritti dei migranti - durante il fine settimana, quando nel campo rimarranno  solo i 'resistenti', quelle persone, stimate in circa duemila, che non vogliono andare via ma restare nella speranza di raggiungere l'Inghilterra.

OPERAZIONI DI SGOMBERO
Perora, comunque, le operazioni si sono svolte in modo consensuale e pacifico. I migranti saranno distribuiti nei centri di accoglienza di 11 regioni (escluse Ile-de-France e Corsica). La scelta della destinazione si effettua nell'hangar di tremila metri quadrati situato a circa 300 metri dalla Giungla in cui è stato allestito il quartier generale dell'operazione. Lì i migranti incontrano i funzionari dell'Ufficio francese dell'immigrazione e integrazione che propongono a ciascuno di loro la scelta tra due regioni di destinazione, illustrandole sulla mappa della Francia.

Una volta effettuata la scelta viene dato loro un braccialetto del colore corrispondente alla regione (molti non parlano né leggono il francese) e quindi viene spostato in una tenda del colore corrispondente, in attesa di salire sul pullman che li porterà nel nuovo campo. Per facilitare le operazioni i migranti vengono ulteriormente suddivisi in gruppi: maggiorenni soli, famiglie, minorenni soli, persone vulnerabili.

I NUMERI DELL'OPERAZIONE
I numeri indicano la portata di questa imponente operazione di polizia: 60 autobus in servizio per trasportare i migranti in 300 rifugi temporanei (7.500 posti) allestiti - non senza malumori e proteste - in numerose zone della Francia. 1.250  poliziotti mobilitati. 1.291 minori coinvolti, duecento dei quali già trasferiti nel corso dell'ultima settimana dal Regno Unito quando sono ancora in corso le trattative tra Parigi e Londra per l'accoglienza nel Regno Unito di altri bambini, in particolare i più vulnerabili e quelli che hanno parenti al di là del confine.

 

I migranti provengono per lo più da Afghanistan, Sudan ed Eritrea. Il loro sogno era attraversare la Manica e raggiungere il Regno unito - spesso nascondendosi a bordo di camion e auto private - dove li attendevano amici e parenti.

L'operazione è stata presentata come una operazione umanitaria. «Non c’è motivo di attendere e lasciare ulteriormente nel fango e nel freddo coloro che si trovano a Calais» aveva annunciato una settimana fa il ministro dell'Interno francese Bernard Cazeneuve.

L'operazione è stata preparata per settimane, con una massiccia mobilitazione di personale statale e attivisti delle associazioni umanitarie che hanno spiegato ai migranti che sarebbero stati trasferiti in campi migliori, più curati, con acqua potabile e condizioni igienico-sanitarie per lo meno tollerabili.

Quello che è certo è che poliziotti, migranti,  abitanti di Calais, camionisti che per mesi sono stati presi d’assalto mentre cercavano di passare il confine, non potevano tollerare più tollerare una condizione di degrado e illegalità così diffusa ancora per molto tempo. Il problema esiste dal 2014, quando in modo anarchico, privo di regole e garanzie, i primi migranti giunti a Calais avevano cominciato a costruire un campo che era ed è considerato, anche giustamente, la vergogna d'Europa.

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