È caccia grossa al corrotto in Cina

La campagna di moralizzazione del presidente Xi Jinping sta cominciando a dare i suoi frutti

Xi Jinping e Barack Obama in California – Credits: JEWEL SAMAD/AFP/Getty Images

Di Simone Pieranni

Xi Jinping lo aveva annunciato fin dal suo insediamento, il 15 novembre 2012: «Colpiremo sia le mosche, sia le tigri». Il presidente della Repubblica popolare cinese si riferiva alla mastodontica campagna anticorruzione portata avanti nel partito. Un’operazione che non ha risparmiato nessuno, né gli alti papaveri né i piccoli dirigenti: soltanto nell’ultimo anno sono quasi 200 mila i funzionari indagati e centinaia i quadri di alto livello che sono stati arrestati e messi sotto indagine da un team ad hoc (la potente e piuttosto opaca Commissione centrale per la disciplina) predisposto per l’occasione. Tra le tenaglie dell’operazione è finita anche la «tigre delle tigri», Zhou Yongkang, ex membro dell’Ufficio centrale del Politburo, nonché padrone assoluto dell’industria petrolifera cinese e «zar della sicurezza interna». Si dice che Zhou fosse anche alleato di un altro «epurato», l’ex boss di Chongqing Bo Xilai. Sotto indagine, Zhou Yongkang sarà probabilmente presto espulso dal Partito comunista.

Sono 690 i funzionari di alto livello indagati dal 2012 a oggi

L’intento di Xi Jinping è duplice. Da un lato ha bisogno di ripulire il partito dalla corruzione, per consentirne la sopravvivenza. Soprattutto grazie a internet, la popolazione cinese è ormai a conoscenza dei tanti privilegi di cui godono i funzionari di partito. Per garantire il «mantenimento della stabilità», il presidente Xi ha quindi obbligato i membri del Pcc a una vita «frugale» e semplice, per recuperare credibilità. La loro carriera, precedentemente collegata a mazzette e corruzione, è ora invece al vaglio di una commissione che dovrà giudicare proprio lo stile di vita umile, senza sfarzo e attento al risparmio.
Ma la campagna ha anche consentito di fare piazza pulita di molti funzionari considerati «nemici» dell’attuale leadership. In questo modo Xi Jinping, il leader più potente dai tempi di Deng Xiaoping, ha potuto raccogliere attorno a sé i suoi uomini, sistemandoli in posti chiave dell’amministrazione cinese, tra partito, governo, aziende di stato ed esercito.
 

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