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Brexit: i punti definitivi del primo accordo

Regno Unito e Unione Europea hanno trovato un'intesa su diritti dei cittadini, Irlanda del Nord e conto economico. Una soft-brexit che farà discutere

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Redazione

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La fase uno della Brexit è andata. Regno Unito e Unione europea hanno raggiunto un accordo sui tre punti chiave necessari per passare alla fase due dei negoziati che riguarderà i futuri rapporti dopo il divorzio previsto dall'articolo 50 del Trattato sull'Unione Europea.

I leader dei 27 Paesi hanno adottato all'unanimità le nuove linee guida Ue sulla Brexit per proseguire i negoziati su relazioni future e periodo transitorio. Il consiglio europeo ha deciso che "i progressi fatti sono sufficienti per passare alla seconda fase". La transizione durerà 2 anni, durante i quali resteranno in pieno vigore tutte le norme della Ue.

Cosa è stato deciso

Si compone di 15 pagine e 96 articoli il documento negoziato tra Unione europea e Regno Unito. Ecco cosa prevede.

  • Diritti dei cittadini - Tutelare gli europei che resteranno nel Regno Unito dopo la Brexit e i britannici che rimarranno in Europa è il punto su cui, fin dal principio, si sono concentrate maggiormente le preoccupazioni dei negoziatori. L'accordo prevede che ad avere la giurisdizione in Gran Bretagna saranno i tribunali del Regno. Anche se la Corte di giustizia dell'Unione europea manterrà un ruolo: per 8 anni, le corti britanniche avranno la facoltà di chiedere un parere vincolante in caso di controversie. Garantita la possibilità a tutte le persone arrivate nell'Ue o nel Regno Unito prima della Brexit di continuare a lavorare o studiare, i membri della famiglia avranno il diritto alla riunificazione, saranno conservati i diritti alle prestazioni sociali.
  • Irlanda del Nord - Il Regno unito si è impegnato a evitare che sia eretta una frontiera fisica tra Ulster e Repubblica d'Irlanda. Aperta la ricerca di "soluzioni creative", in assenza delle quali Belfast manterrà un allineamento con il mercato unico e con l'unione doganale. Con il parallelo impegno di Londra a non creare nuove barriere con il resto del Regno.
  • Conto economico - È quello che Londra deve continuare a pagare a Bruxelles per tenere fede agli impegni assunti rispetto al bilancio pluriennale dell'Ue. Londra ha fatto circolare una cifra pari a 40-45 miliardi di euro, ma il testo non mette nero su bianco un numero. Anche perché il pagamento non avverrà in un'unica soluzione e le cifre potrebbero ballare in base a inflazione e altre variabili. Per gli anni 2019-2020, quindi dopo l'uscita dall'Ue, Londra continuerà a contribuire al bilancio come se fosse ancora uno Stato membro. Dopodichè saranno calcolati volta per volta tutti i passivi dovuti dal Regno Unito.

Perché è una soft-Brexit

Alla fine quella di Theresa May è stata una trattativa estenuante, che a momenti le stava per costare la poltrona ma che ora ha assunto una svolta importante. Il processo di uscita dalla Ue continua. Certo, della hard-brexit di cui lei stessa aveva parlato con voce grosse un anno fa è rimasto ben poco.

Ma in fondo era l'unica strada possibile perché conviene a tutti: a partire dalla Gran Bretagna che avrebbe solo da perdere negando libertà di movimento e circolazione a persone e capitali, e alla Ue che nulla aveva in accordo con la versione Hard della Brexit, dovendo incassare decine di miliardi di euro da Londra a copertura del danno al bilancio comunitario dovuto alla sua uscita dalla Ue.

È chiaro che ora May dovrà vedersela in casa con i sostenitori di una hard-Brexit orami sfumata. Il "fuggitivo" Nigel Farage, ex leader del partito ultranazionalista Ukip che ha abbandonato la poltrona subito dopo la vittoria del Leave al referendum sulla Brexit, ha già alzato la voce e ha parlato di "umiliazione nazionale".

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