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Brexit, ecco il partito nel partito che controlla Theresa May

Lo European Reasearch Group è il gruppo di pressione anti-Ue che detta legge ai conservatori

Brexit Europa

Una luce in fondo al tunnel della Brexit: così appare la lettera inviata all'inizio di marzo a Theresa May da otto deputati in rappresentanza dei tory euroscettici più irriducibili, quelli dello European Research Group. La missiva riguarda un via libera all'accordo sull'uscita dall'Ue, che la premier si è impegnata a sottoporre di nuovo al voto della Camera dei Comuni entro il 12 marzo.

Per far passare la ratifica dell'accordo, gli otto falchi hanno fissato «tre condizioni». La più importante riguarda la questione del backstop, ossia la clausola di salvaguardia sul confine aperto irlandese, pensata per evitare il ritorno a una frontiera rigida. In sostanza, gli otto tory hanno mostrato di essere disposti ad accontentarsi di un testo aggiuntivo di Bruxelles, che garantisca un limite temporale del backstop. Non solo: gli otto irriducibili hanno proposto che sia il procuratore generale Geoffrey Cox, già in trattativa con Bruxelles, a definire il valore legale dell'accordo per il backstop.

Lo European Research Group (Erg) continua dunque a essere al centro del Grande gioco della Brexit. Ma che cos'è questo gruppo di potere di cui tanto si vocifera nelle stanze dei bottoni britanniche? «L'Erg non ha un sito Internet, non ha un elenco pubblico dei suoi membri ed è anche accusato di abusare dei soldi pubblici» ha denunciato il Guardian. «Ma, nonostante il suo status opaco, è abbastanza potente da dare forma alla politica per la Brexit di Theresa May – ed è stato accusato di fare a pezzi il partito conservatore».

Presieduto dal deputato tory Jacob Rees-Mogg dal gennaio 2018, il gruppo si caratterizza per la sua opposizione alla permanenza britannica nell'Ue e, in quanto tale, è il più acceso sostenitore della hard Brexit. «Una raccolta di oltre 100 parlamentari che sostengono di essere conservatori ma che in realtà sono la cosa più vicina ai sans culottes che la Gran Bretagna abbia mai prodotto» lo ha definito The Economist. «I partiti britannici hanno sempre contenuto gruppi di pressione che cercano di influenzarli. Ma lo Erg assomiglia più a una cellula comunista».

Fondato nel 1993 come risposta alle preoccupazioni dei conservatori sulla sempre più crescente integrazione della Gran Bretagna nell'allora Comunità europea attraverso il Trattato di Maastricht, il gruppo agisce come un partito all'interno di un partito, con tanto di capogruppo, presidente e vice-presidente. «Si incontra regolarmente per decidere la linea e manda delegazioni a Downing Street per dettar legge al primo ministro» denuncia il settimanale britannico.

Nel febbraio 2018, la parlamentare conservatrice Anna Soubry aveva espresso il suo sgomento per l'influenza del gruppo. «Si ha l'impressione – e penso che ci siano le prove per sostenerlo – che Theresa (May, ndr) sia invischiata con questi 35 sostenitori della hard Brexit» aveva dichiarato la tory filo-europea.

Un anno dopo, il 20 febbraio 2019 la deputata ha abbandonato il partito conservatore, assieme ad altre due deputate, Heidi Allen e Sarah Wollaston, per entrare nel Gruppo indipendente. «La goccia che ha fatto traboccare il vaso per noi è stata la disastrosa gestione della Brexit da parte di questo governo» hanno scritto le tre ribelli in una lettera mandata a Theresa May. E, in una conferenza stampa, Soubry ha aggiunto che il partito conservatore è finito nelle mani dell'ala più destrorsa, pro-Brexit: «La verità è che la battaglia è finita e ha vinto la destra. L'imbarazzante squadra di duri anti-Ue che sono stati la rovina di ogni leader conservatore negli ultimi 40 anni ora comandano il partito... dalla testa ai piedi».

Il riferimento all'Erg è chiaro. Altrettanto chiara la forza del gruppo di pressione sulla politica britannica. Dopo la pubblicazione della sua lettera, la Bbc ha reso noto che il segretario alla Brexit Stephen Barclay e il il procuratore generale Geoffrey Cox incontreranno funzionari della Ue a Bruxelles in cerca di garanzie sul backstop, cioè la clausola di salvaguardia sul confine aperto irlandese al centro delle richieste dell'Erg.

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