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Brexit: la Camera dei comuni discuterà del secondo referendum

Lo prevede la legge inglese dopo che la petizione pro-Remain ha raccolto 4 milioni di firme. Ma la risposta appare scontata: l'Uk uscirà dall'Ue

EU Referendum - Signage And Symbols

Brexit 2016: la Gran Bretagna ha votato per l'uscita dall'Ue – Credits: getty images

Dopo aver raccolto in poche settimane oltre quattro milioni di firme sulla pagina web della Camera dei comuni, i cittadini inglesi contrari alla Brexit sono riusciti a far calendarizzare, come previsto dalla legislazione inglese, un dibattito in parlamento dedicato al tema di un possibile secondo referendum sull'uscita dell'Inghilterra dall'Unione europeo.

Il dibattito sulla petizione avviata da William Oliver Healey (un politico, per ironia della sorte, favorevole al Leave che aveva avviato la raccolta firme ben prima del referendum-day in vista di una allora probabile vittoria degli europeisti) è stato calendarizzato per il prossimo 5 settembre, come vuole la legge.

Il governo dovrà rispondere alla richiesta contenuta nella petizione: introdurre una regola in base alla quale se il voto è inferiore al 60% e la partecipazione inferiore al 75%, potrà essere convocato un nuovo referendum.

Nessuno tra i commentatori inglesi ritiene probabile lo scenario, non solo perché il nuovo premier, Theresa May, tiepida sostenitrice del Remain, ha già detto a chiare lettere che "Brexit significa Brexit" e che "la Gran Bretagna uscirà dall'Unione", come ha sancito il referendum.

L'eventuale secondo referendum dovrebbe tenersi entro il 2018, anno in cui la Brexit comincerà a produrre i suoi effetti, ma nessuno - tra i grandi media inglesi - crede a questa ipotesi: nei giorni scorsi il Foreign Office ha già replicato ai fautori del Remain che la normativa referendaria non fissa una soglia minima per il risultato o per l'affluenza. La parola d'ordine a Londra rimane: "Dobbiamo prepararci a lasciare l'Ue".

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