Chiara Degl'Innocenti

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Le borse crollano, la gente teme per i propri risparmi ma il fiscal compact, la flessibilità sul lavoro, la disoccupazione, i Neet, i tagli al welfare, l'immigrazione che hanno portato i cittadini del Regno Unito e dell'Irlanda del Nord a votare per l'uscita dall'Unione Europea, vista come la "sanguisuga dell’economia britannica", solleticano più di un governo a imitare gli inglesi. Molti infatti sono i Paesi in cui sono forti le spinte euroscettiche e dove si sente concretizzarsi sempre di più un effetto domino di cui è difficile ora prevedere gli esiti finali.

Dopo la Brexit ci si attende la Frexit, e cioè l'exit della Francia. In prima linea a sostenerla c'è il Front National di Marine Le Pen che spera di "liberare" dall'Ue la Francia l'anno prossimo sfruttando lo slancio per il partito sull'anti-Europa e sulla linea anti-immigrazione.

"Come tanti francesi, sono molto felice che il popolo britannico abbia fatto la scelta giusta. Quello che pensavamo fosse impossibile ieri è diventato possibile oggi" ha detto a caldo la Le Pen ai microfoni della radio RTL, mentre il suo vice Florian Philippot twittava: "La libertà della gente finisce sempre per vincere! Bravo Regno Unito. Ora tocca a noi!".

Solo qualche giorno fa in un discorso a Vienna durante una riunione tra destra, estrema destra e partiti euroscettici convocata sotto il motto "primavera patriottica", proprio la Le Pen aveva confermato il suo supporto per la Brexit nel Regno Unito sostenendo che fosse un segno di un "aria nuova", di patriottismo per ripulire l'Europa grazie a quello che lei chiama una "primavera dei popoli".

Ma il sentimento secessionista della Le Pen non veleggia in solitaria. Secondo l'Eurostat (su dati del 2015) la percentuale degli intervistati in giro per il Vecchio Continente che ritengono positivo essere membri dell'UE sono solo il 35% in Repubblica Ceca, il 37% in Austria, il 42% in Italia.

I dati appena pubblicati nel nuovo rapporto pubblicato dal think tank statunitense Pew, invece, dicono quanti europei disapprovino le scelte economiche dell'UE. E qui i numeri s'impennano: si tratta del 92% dei greci, il 68% degli italiani, il 66% dei francesi, il 65% in Spagna, il 59% in Svezia.

E non solo, contraria all'Ue ci sarebbe la Danimarca che in dicembre terrà un referendum sull'adozione del sistema giudiziario europeo. Ai profani potrebbe apparire una questione tecnica, ma la pressione politica dell'opposizione al governo di Helle Thorning-Schmidt è riuscita a trasformare quel voto pro/contro Bruxelles.

Nei Paesi Bassi, dove spopola il partito di estrema destra di Geert Wilders si attende il referendum sull'adesione dell'Olanda all'Unione europea. La Brexit? "Ritengo che sia una scelta storica", ha detto alla radio olandese Wilders. "Avrà enormi conseguenze per i Paesi Bassi e il resto d'Europa. Ora è il nostro turno. Penso che sia arrivata l'ora per gli olandesi di dire la loro in un referendum". Tremano a Bruxelles anche per la Polonia il cui ingresso nell'Euro, che fino a qualche anno fa era tanto atteso, mentre ora andrà al voto popolare il cui esito, dopo che la Gran Bretagna ha sdoganato il Leave è più incerto che mai.

Non sono da meno i quattro paesi del Gruppo di Visegrad (Repubblica ceca, Polonia, Slovacchia e Ungheria) che, spaventati dalle nuove ondate migratorie, solo pochi mesi fa avevano detto detto no, con un memorandum comune, al sistema delle quote di accoglienza dei profughi proposto dalla Commissione Ue. Come dire, sul tema vogliono trattare in modo compatto con Bruxelles. Altrimenti, il cosiddetto blocco dell'Est troverà il modo di difendersi e di difendere le frontiere esterne Ue.

In Germania, Beatrix von Storch, dalla presidente del Partito AfD (Alternativa per la Germania) e parlamentare europeo si fa promotrice di una decisa presa di posizione a favore di un referendum, per richiedere ai cittadini tedeschi se vogliono rimanere nell'Unione Europea. "Voglio che tutti gli Stati membri possano decidere quello che è meglio per loro e l'unica cosa che possiamo realmente fare è quella di realizzare un referendum, come è avvenuto nel Regno Unito". E aggiunge un argomento caro a tutti coloro che temono nuovi sbarchi di migranti: " Schengen ha già collassato. Superata Schengen le frontiere dell'Europa devono essere protette. Oggi non lo sono".

E poi viene l'Italia, con Matteo Salvini che, come ha scritto The Guardian, è stato rapido a celebrare l'esito Brexit. "Viva il coraggio di liberi cittadini! Cuore, testa e orgoglio battere bugie, minacce e ricatti. GRAZIE Regno Unito, ora è il nostro turno ", ha twittato il leader della Lega la cui popolarità è aumentata negli ultimi anni sulla scia di un piano proprio anti-UE e anti-immigrazione.

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