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Caos Brexit: cosa succederà ora al governo May

Dopo l'approvazione della bozza sulla Brexit si sono dimessi 4 ministri e l'esecutivo ora rischia di non avere i numeri per andare avanti

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Barbara Massaro

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Un passo avanti e tre indietro sulla Brexit.

Nonostante il governo inglese abbia approvato la bozza sulla Brexit l'esecutivo guidato da Theresa May è nel caos.

Una bozza che, in realtà, non piace

La verità è quel documento tecnico di 582 pagine frutto di lunghi negoziati tra Unione Europea e Gran Bretagna in Inghilterra non piace quasi a nessuno.

Il processo di Brexit del Regno Unito dall'UE così come visto nella bozza non convince in primis gli ultraconservatori pro Brexit; non piace ai laburisti e non va bene neppure ai deputati che rappresentano gli interessi dell'Irlanda del Nord vero ago della bilancia dell'intera questione Brexit. "Bruxelles ride e Londra piange" scriveva stamane il Telegraph sintetizzando gli umori dei sudditi di Sua Maestà.

Effetto domino

E così a meno di 12 ore dall'annuncio del Primo Ministro inglese del voto favorevole del suo Governo alla bozza d'intesa quattro Ministri si sono dimessi.

Si tratta di dimissioni importanti che fanno tremare l'esecutivo guidato da May perché a rimettere il mandato è stato in primo luogo proprio il Ministro per la Brexit, Dominic Raab (già subentrato al dimissonario David Davis) che è stato il capo negoziatore inglese a Bruxelles. "Non posso accettare un simile accordo" ha scritto nella lunga lettera con cui motivava la sua decisione sottolineando, col suo gesto, come, di fatto, il Regno Unito da quella bozza esca perdente.

A breve giro di posta ha preso la strada di casa anche la sottosegretaria alla Brexit Suella Braverman.

Subito dopo è stata la volta del Ministro per il Lavoro, Lady Ester McVey ritenuta tra i duri e puri della Brexit a muso duro e il Ministro per l'Irlanda del Nord, Shailesh Vara.

Il nodo Irlanda

Vara ha motivato le dimissioni sostenendo: "Siamo una nazione orgogliosa e ci siamo ridotti ad obbedire alle regole fatte da altri Paesi che hanno dimostrato di non avere a cuore i nostri migliori interessi. Possiamo e dobbiamo fare meglio di questo. Il popolo del Regno Unito merita di meglio".

Proprio la questione neoirlandese è quella intorno cui non si trova il bandolo della matassa. Il problema è sempre lo stesso: come gestire il passaggio quotidiano di migliaia di uomini e tonnellate di merci tra Eire e Ulster senza tornare a alzare muri che causa di tanto sangue sono stati? 

Secondo la bozza l'idea di mantenere l'unione doganale e commerciale dell'intero Regno per un periodo di transizione (datato però nel documento come "Entro il 20XX" - che vale a dire entro la fine del secolo- ) per poi far sì che solo l'Irlanda del Nord la conservi sarebbe un modo intelligente per gestire l'inevitabile promiscuità territoriale che esiste tra le due facce dell'Irlanda.

Così Belfast avrebbe comunque un rapporto più "profondo" con l'UE, mentre Londra dopo la fase transitoria (20XX) sarebbe del tutto svincolata da dazi, obblighi e leggi comunitarie. 

Secondo l'ex Ministro Raab però questo "Minaccerebbe l'unità territoriale del Regno Unito" e determinerebbe comunque una sudditanza ad libitum del Regno Unito verso l'Europa.

Cosa succede ora

La Prime Minister May ha commentato la raffica di dimissioni dichiarando: "Portare a compimento Brexit comporta scelte difficili per tutti noi. Quello presentato ieri non è l’accordo finale ma soltanto una bozza del trattato, inoltre è comunque meglio del modello Canada e Norvegia. Mi rendo conto che il processo è stato molto frustrante, ma votare contro questo accordo ci riporta indietro al prima casella di questo percorso".

Da quando la leader dei tories si è insediata a Downing Street si sono già dimessi 21 membri del suo Governo, ma fino a oggi la Lady conservatrice è riuscita a rimettere insieme i cocci della sua maggioranza e andare avanti.

A giudicare dalla reazione a caldo che ha avuto anche ora, May cercherà di arrivare comunque in Parlamento con il sì alla bozza di un governo azzoppato per le defezioni perché la premier ha sottolineato che "Non intendo valutare una No Brexit" in quanto ritiene "Suo dovere di mandato portare a compimento quello che gli inglesi hanno deciso votando al referendum".

Come farà, però, non è dato saperlo.

Il nodo parlamentare

Ipotizzando anche che la bozza, così com'è, arrivi al voto parlamentare al momento Theresa May non ha i numeri per ottenere la maggioranza visto che le dimissioni del Ministro per l'Irlanda del Nord determinano il fatto che il partito del Dup non voti a favore del documento.

Si tratta di soltanto 10 deputati, ma tanto è lo scarto che i tories hanno in Parlamento sull'opposizione. L’accordo, del resto, già martedì 13 novembre era stato molto criticato anche dallo stesso leader del Partito unionista democratico nordirlandese, Nigel Dodds e le dimissioni di Vara sono diretta conseguenza del malcontento degli unionisti irlandesi.

Sembra, inoltre, che nel corso delle 5 ore del Consiglio dei Ministri di mercoledì 14 novembre si sia creata una falange secessionista interna al partito conservatore guidato dal Primo Ministro May. Proprio la dimissionaria Ester McVey avrebbe raccolto una serie di firme per sfiduciare Theresa May e già in 50 avrebbero aderito alla challenge per mandare la premier a casa.

La levata di scudi delle opposizioni

Mentre la dead line del 29 marzo 2019 si avvicina i labour guidati da Jeremy Corbyn stanno affilando i coltelli e si preparano a nuove elezioni.

Se davvero il Governo May cadesse e venisse votato un nuovo Parlamento a maggioranza laburista non è escluso che Corbyn e i suoi premano per un ritorno al voto referendario con un possibile (ma non scontato) ribaltamento dell'esito della Brexit con tutto ciò che questo comporterebbe a livello politico, logistico, commerciale e sociale.

In attesa che il Governo inglese definisca il suo futuro il prossimo appuntamento importante è fissato per il 25 novembre quando è stato convocato il Consiglio Europeo straordinario che, a sua volta, si esprimerà a favore o contro la bozza.

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