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Brexit: l'arrocco di Boris Johnson che sospende il Parlamento

Il primo ministro del Regno Unito sospende il Parlamento per blindare la Brexit. L'opposizione si infiamma. E stanno per partire i ricorsi.

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Redazione

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A denunciare la mossa di Boris Johnson è stato lo stesso speaker della Camera dei Comuni. John Bercow, un conservatore la cui appartenenza al partito è al momento sospesa, ha definito il piano di Downing Street «un oltraggio costituzionale».
La decisione del premier conservatore di sospendere il Parlamento britannico fino al 14 ottobre sta suscitando un clamore inaudito nella cosiddetta patria della democrazia. Con quella che il New York Times ha definito «una manovra a sorpresa», lo stravagante neo-premier ha prorogato la pausa estiva, con l'eccezione di una settimana fra il 3 e il 10 settembre.
In tal modo ha cercato di limitare il tempo a disposizione della Camera dei comuni per legiferare, facendo lievitare le possibilità che il Regno Unito arrivi a una Brexit No Deal, l'uscita dall'Unione europea senza accordo prevista per il 31 ottobre.
«La data d'uscita è scritta nella legge» ha scritto la Bbc, «per cui se non cambia niente il Regno Unito uscirà automaticamente, a prescindere dal fatto che un accordo sia stato trovato o meno».
Ricorrendo a una procedura che si chiama «prorogation», Boris Johnson ha chiesto alla Regina di sospendere il Parlamento prima del discorso che terrà, appunto, il 14 ottobre. E Sua Maestà, che ha 93 anni, ha acconsentito, come peraltro è consuetudine da oltre un secolo.
Mettiamo bene in chiaro: è normale per un nuovo governo sospendere l'attività della Camera dei Comuni, per consentire alla Regina di tenere il discorso che definisce il programma del governo per l'anno a venire.
L'anomalia in questo caso sta nella durata della sospensione. Nel 2014 il Parlamento è stato fermo per 13 giorni lavorativi, nel 2016 per quattro giorni. Secondo il piano di Boris Johnson, quest'anno rimarrebbe sospeso per 23 giorni lavorativi prima del discorso della Regina del 14 ottobre.
Apriti cielo! Il leader laburista Jeremy Corbin ha tuonato: «Sono inorridito dalla sconsideratezza del governo Johnson». E ha aggiunto: «Questa è un'offesa al processo democratico». Lo scrittore Philip Pullman ha twittato indignato che Boris Johnson si è «alla fine rivelato un dittatore». La deputata libdem Sarah Wollaston è andata un passo oltre, definendolo «un dittatore da quattro soldi». E la fazione laburista Momentum ha gridato al «colpo di Stato istituzionale».
Non a caso, c'è già chi pensa ai ricorsi in tribunale. Lo aveva preannunciato a luglio l'ex premier John Major. E ora un gruppo interpartitico composta da una settantina di parlamentari sta considerando di chiedere un divieto ad interim alla Court of Session di Edimburgo, la Suprema corte civile scozzese, per bloccare la chiusura del Parlamento. «Un'udienza è fissata per il 6 settembre» anticipa la Bbc.

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