In Thailandia è caccia all'uomo. La polizia è sulle tracce di un sospettato, un ragazzo ripreso dalle telecamere di sicurezza con una busta in mano proprio pochi minuti prima della tragica esplosione al tempio induista Erawan di Bangkok. L'attentato ha gettato nel caos il Paese, già instabile politicamente.

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La prima reazione "internazionale" alla bomba di Bangkok è stata quella di consigliare alle migliaia di turisti che in questo periodo affollano la capitale thailandese di annullare il loro viaggio. Un duro colpo per l'economia della Thailandia, come ha sottolineato il ministro della Difesa subito dopo l'esplosione al tempio. 

Ma la caccia al principale e unico sospettato non cancella il mistero che aleggia sull'attentato. La bomba non è stata rivendicata. In tanti credono che possa trattarsi di un attentato terroristico su larga scala, da parte di una cellula affiliata con l'Isis. Ma, finora non è emersa alcuna prova al riguardo. Altri credono che l'attentato abbia una matrice domestica. Dallo scorso anno, dopo un colpo di Stato, in Thailandia regnano i militari. Al momento il Paese sta dibattendo la bozza di una nuova Costituzione, che però sembra essere una coperta troppo corta, che non garantisce la piena democraticità e che alle varie fazioni politiche, per diversi motivi, non va bene. 

In questo clima surriscaldato, e non solo per una torrida estate, si aggiungono le Camicie Rosse, i fedelissimi dell'ex premier e tycoon Thaksin Shinawatra, che al momento è in esilio dorato a Londra. In tanti chiedono il suo ritorno, dopo avere "assaggiato" un governo guidato da sua sorella Yingluck, che attualmente si trova ancora nel Paese e so oppone ai militari al governo. 

In sostanza, le piste che nel caos e nell'indeterminatezza di queste ore si stanno seguendo a Bangkok sono tre, anche se nessuna sembra portare da nessuna parte e si aspetta di catturare il sospettato per poter mettere le mani su un barlume di prova.

LA PISTA INTERNA

In molti sono convinti che dietro alla bomba al tempio induista ci siano le Camicie Rosse, i fedelissimi di Shinawatra. Un'ipotesi del genere è plausibile, anche se finora il livello di scontro tra i militari che governano e i supporter dell'ex premier si è mantenuto nella "normale" dialettica delle manifestazioni e delle proteste di piazza. Nei mesi scorsi si sono avuti degli episodi violenti, ma gli "attentati" non miravano a uccidere, bensì a mettere paura all'Esecutivo, tenendo fuori dalla partita i turisti e la popolazione civile e - soprattutto - salvaguardando la principale fonte di reddito del Paese. il turismo. Inoltre - come ha specificato un esperto thailandese ai microfoni della BBC - è impensabile che i fans di Shinawatra mettano nel mirino un tempio indù. La maggioranza della popolazione thailandese (e quindi delle Camicie Rosse) è buddhista e crede in principi pacifisti. Una bomba in un luogo sacro, insomma, non sarebbe nelle corde di una massa di persone sicuramente "arrabbiate", ma per cultura e tradizione poco inclini ad atti così violenti.

LA PISTA ISLAMICA E UIGURA

L'attentato potrebbe far pensare a una matrice islamica e uigura. La parte meridionale del Paese è scossa da un conflitto tra la minoranza musulmana che chiede l'indipendenza e il governo centrale. Ma, almeno finora, gli atti di violenza sono rimasti circoscritti nell'area Sud del Paese e non hanno mai coinvolto la capitale. Al fianco dell'origine islamica c'è l'ipotesi di una vendetta degli uiguri. La popolazione indubbiamente ce l'ha con il governo perché migliaia di profughi in fuga dal cappio del governo cinese sono stati recentemente deportati in Cina e non gli è stato concesso l'asilo politico. Ma, il terrorismo uiguro - se mai si possa parlare di questo - sarebbe davvero in grado di colpire la Thailandia nel suo cuore? A giudicare da come si muovono in Cina decisamente no.

LA PISTA DEL TERRORISMO INTERNAZIONALE

Il sospetto che dietro la bomba al tempio di Erawan a Bangkok ci siano i terroristi dello Stato islamico è subito venuta in mente a tutti. D'altronde la modalità è simile a quella di altri attentati "partiti dal basso", con un lupo solitario che improvvisamente beffa i servizi di intelligence e piazza la sua bomba per uccidere non solo la popolazione locale ma anche i turisti, così da avere un risalto internazionale. Ma, se andiamo ad analizzare da vicino l'attentato ci rendiamo conto che non ha le caratteristiche della "classica" strage terroristica. A 24 ore dall'esplosione nessuno ha ancora rivendicato la strage. Cosa che i terroristi (Isis e affini) fanno quasi immediatamente. Le modalità e il dopo-bomba non coincidono con le abitudini dei terroristi classici. 

Ma allora, chi è stato? E qui il mistero è fitto. Al momento si attendono sviluppi, ma se fosse confermata una delle tre piste finora seguite, in particolar modo l'origine interna e quella separatista dei musulmani del Sud, allora ci troveremmo di fronte a una nuova pagina per la Thailandia. Una pagina che indica un nuovo livello di conflitto, molto più tragico e violento di quello cui abbiamo assistito finora.



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