Boko Haram e Burundi: le risposte che l’Unione Africana non sa dare

La setta integralista colpisce in Ciad e Nigeria, dove è atteso l’arrivo di Renzi. Ma i Paesi dell'area, riuniti ad Addis Abeba, stanno a guardare

Nigeria, strage di Boko Haram a Dalori

Dalori, alla periferia di Maiduguri, Nigeria nordorientale, 31 gennaio 2016. – Credits: STRINGER/AFP/Getty Images

Marta Pranzetti

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Per Lookout news

La cerimonia di chiusura del 26esimo summit dell’Unione Africana (UA), svoltosi dal 21 al 31 gennaio a Addis Abeba, in Etiopia, si è tenuta in presenza del capo di Stato ciadiano Idriss Deby Itno, eletto nuovo presidente di turno dell’Organizzazione per il 2016. Tra gli obiettivi mancati del summit c’è lo stanziamento di un contingente di pace africano in Burundi per arginare le violenze scoppiate da mesi nel Paese in seguito alla ricandidatura, prima, e alla rielezione poi, del presidente Pierre Nkurunziza. Durante i colloqui dei capi di Stato del continente tra il 29 e 30 gennaio, la proposta di inviare una missione africana di peacekeeping in Burundi è stata messa in stand-by per via dell’opposizione del governo di Bujumbura.

Sebbene, in base all’articolo 4 della Carta costitutiva dell’UA il blocco panafricano possa decidere di intervenire senza il consenso di un Paese in caso di gravi circostanze (crimini di guerra, genocidi e crimini contro l’umanità), il commissario per la Pace e la Sicurezza dell’organizzazione, Smail Chergui, ha confermato che durante il summit si è preferito optare per l’invio di una delegazione a Bujumbura per negoziare l’eventuale dispiegamento di forze di pace con il governo burundese. Dal canto proprio, il ministro degli Esteri del Burundi, Alaine Nyamitwe, ha assicurato che il suo governo “possiede le capacità di ripristinare la sicurezza nazionale”.

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Il rischio, in caso contrario, è che il Paese possa precipitare in una guerra civile come quella occorsa tra il 1993 e il 2006. Dall’aprile 2015, quando il presidente Nkurunziza ha annunciato di candidarsi per un terzo mandato presidenziale, almeno 400 persone sono morte negli scontri di piazza e oltre 230mila hanno abbandonato il Paese.

Stragi in Nigeria e Ciad
Il 31 gennaio, nello stesso giorno in cui i rappresentanti dei 54 Paesi membri dell’Unione Africana hanno concluso i lavori del summit di Addis Abeba, due nuove stragi rivendicate dalla setta islamista nigeriana di Boko Haram si sono registrate in Nigeria e Ciad. In Nigeria almeno 86 civili sono stati massacrati e oltre un centinaio sono rimasti feriti nell’attacco a un villaggio a pochi chilometri da Maiduguri, capitale dello stato federale di Borno, nel nord-est del Paese.

Nei giorni scorsi era stato fatto esplodere un oledotto di una sussidiaria dell’Eni, la Nigerian Agip Oil Company (Naoc), a Brass, nello stato di Bayelsa nel sud del Paese. Nessuno finora ha rivendicato la responsabilità dell’azione sebbene si sospetti il coinvolgimento di ribelli attivi nella regione del Delta del Niger, da tempo protagonisti di azioni di sabotaggio di oleodotti e infrastrutture petrolifere nella regione.

Si tratta della terza visita in Africa di Renzi, dopo Mozambico, Congo e Angola (luglio 2014) ed Etiopia e Kenya (luglio 2015). Dopo gli incontri in Nigeria, il premier italiano si sposterà in Ghana e Senegal da dove mercoledì 3 febbraio rientrerà in Italia.

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