Esteri

La (bella) storia di Maud

Mariangela Pira racconta la sua esperienza in Africa con Terre des Hommes, tra problemi e speranze

Foto

di Mariangela Pira

La prima volta che ho incontrato Maud, mi ha fatto molta tenerezza. Aveva un tubino nero, una camicetta rossa ed era leggermente truccata. Parlo dell'agosto di quest'anno quando con lei ho visitato le zone rurali dello Zimbabwe da cui proviene e dove ha studiato. Nonostante le difficoltà di quando era bambina, orfana, povera, con la scuola primaria a 8 chilometri da casa sua, Maud è riuscita ad entrare all'università a soli 14 anni, nonostante le difficoltà, grazie alla passione e all'amore nei confronti dello studio. 

"So di non avere i miliardi -  mi dice - ma quello che ho è molto più valoroso, è il potere di ispirare le persone. Di vedere negli sguardi di questi bambini l'ammirazione nei miei confronti, e la voglia di studiare per riuscire a fare quello che ho fatto io". Eh sì, perché Maud riceve numerosi premi, dall'Africa a Dubai, da Londra a Roma e Forbes l'ha inserita tra le 20 Youngest Power Women in Africa. Ma soprattutto Maud sta coltivando il suo sogno di studiare, frequentando l'Università di Harare, capitale dello Zimbabwe. "Vorrei - racconta - diventare un'imprenditrice, creando una società no profit che permetta ai bambini del mio paese di studiare. Per dar loro la stessa possibilità che è stata data a me". Maud cita le parole di Nelson Mandela quando diceva che l'istruzione è l'arma per cambiare il mondo.

Guardando al lavoro che Terre des Hommes svolge in Mozambico, viene spontaneo pensare sia proprio così. Maud è testimonial della campagna Indifesa della Ong. Proprio quest'anno con Terre des Hommes ha intrapreso il #modifyertour, un tour motivazionale nelle scuole dello Zimbabwe per spingere le bambine e le ragazze del paese a mettere tutto il loro impegno nello studio, perché il futuro dipende da loro. 

E' sempre bene non generalizzare e una persona dovrebbe sempre parlare sulla base dell'esperienza, di quanto vede. Il lavoro sul micro fatto da Terre des Hommes serve eccome. Ho visto foto delle scuole nel 2009 e delle scuole oggi, grazie al lavoro fatto con i fondi. Un esempio è quello della Primary School di Mapunga, in Mashonaland central, una regione al centro dello Zimbabwe: c'è il tetto, ci sono bagni degni di questo nome, lavagne, banchi, sedie. Molto va ancora fatto poiché mancano proprio le basi quali l'acqua o l'elettricità.  I bambini spesso non hanno i libri, il maestro ne ha una copia e loro ascoltano. Non per questo sono meno attenti. Grazie anche a maestri comprensivi e amorevoli che Maud riabbraccia con sincero affetto. Insegnanti che sono anche qualificati e quando lo faccio notare, mi spiegano che Mugabe negli anni '80 ha investito tantissimo nella cultura. Chiunque in Zimbabwe, indipendentemente dallo status sociale parla un inglese corretto e questo mi ha stupito molto.

Certo le cose stanno peggiorando, le infrastrutture sono abbandonate a se stesse, gli edifici scolastici in primis. Le scuole secondarie sono le vecchie fattorie dei bianchi, strutture fatiscenti e logore, con bagni inesistenti e gli studenti che studiano in cucina, in veranda o nella ex stalla. Anche in Mozambico e in Namibia, paesi confinanti con lo Zimbabwe, molto va fatto. Oltre alla povertà, alla malnutrizione, gli altri fattori critici sono l'Aids (la percentuale ufficiale dei giovani affetti da Hiv in questi paesi si aggira intorno al 13% nei tre paesi), la salute in generale e gli abusi. Ho parlato con molte ragazze e Monika, splendida Namibiana di 17 anni mi è rimasta impressa. "Inizialmente non sapevo cosa fosse l'Hiv - spiega - era una cosa che avevano tutti. Adesso so qualcosa in più. Mi vergogno non voglio si sappia che ce l'ho". Ti si stringe il cuore ad ascoltarle, quasi tutte ce l'hanno dalla nascita trasmessa dai genitori, altre sono state abusate. Ma non manca mai la speranza. "Voglio diventare ingegnere - dice Hendrina, anche lei affetta da Hiv - per capire perché gli aerei cadono".

Quando entri in contatto con certe realtà è difficile sintetizzare, trarre conclusioni, dare un giudizio. Una cosa però la so. L'importanza dell'istruzione. Basta un solo anno in più di istruzione secondaria per permettere alle ragazze di trovare un lavoro che faccia guadagnare loro il 15-25% in più. 
Quando si vivono situazioni così difficili lo studio è l'unico modo per uscire da quella situazione. La vita non è facile in queste zone rurali ma possiamo sempre scegliere cosa decidiamo di accettare e cosa cambiare. Una ragazza sana e istruita metterà al mondo figli più sani e saprà prendersi cura della loro salute e dei loro diritti in maniera più consapevole.


Maud Chifamba porterà la sua testimonianza lunedì 13 ottobre dalle 17.45 alle 19.00 rispondendo alle domande della giornalista Mariangela Pira, nel corso di un incontro organizzato dall'associazione Valore D presso l’auditorium di Linklaters, in via Broletto 9 a Milano.


 
© Riproduzione Riservata

Commenti