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Bashar al-Assad, chi è il dittatore siriano che voleva fare l'oculista

È diventato leader per una tragicità del destino. E senza preparazione politica. Descritto come uomo mite, ora è carnefice del suo popolo. Impunito

Bashar al-Assad

Simona Santoni

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Bashar al-Assad è il tiranno che non voleva essere tiranno. Descritto come uomo mite e timido, lui voleva fare l'oculista. E invece è diventato la guida spietata della Siria, dittatore e carnefice, nella guerra che dal 15 marzo 2011 dissangua il Paese, con oltre 350 mila morti accertati. 

In questo scenario di morte e distruzione c'è però un grande sopravvissuto. Ed è proprio lui, il presidente Bashar al-Assad, che nonostante le stragi compiute, nonostante gli attacchi chimici ai danni del suo popolo, è riuscito a sfuggire a qualsiasi conseguenza per mano della comunità internazionale. Un intoccabile, sotto l'ala protettiva di Putin, che uccide impunito.

Gli studi da oculista e il destino di essere leader

Bashar è il secondogenito del presidente Hafez al-Assad, che per trent'anni ha retto la Siria con pugno di ferro, portando al potere i gruppo religioso degli alawiti, minoritario in Siria e sciita, considerato eretico dai sunniti che popolano gran parte del Paese arabo. 

L'erede designato doveva essere suo fratello maggiore Basil al-Assad, ragazzo carismatico, arrogante ed estroverso, che però è morto in un misterioso incidente stradale nel 1994. Nonostante Bashar non avesse mostrato grande proponsione per la politica, da allora è cambiato il suo destino: il padre ha iniziato a educarlo da leader, imprimendogli una formazione militare. Pur essendosi laureato in medicina a Damasco, con studi in oftalmologia effettuati a Londra, fu messo dal padre al comando delle forze siriane in Libano.

Quando Hafez al-Assad morì nel giugno del 2000, per un arresto cardiaco mentre era al telefono con il presidente libanese, Bashar fu presto eletto nuovo leader siriano all'età di trentaquattro anni. Per permettere ciò, fu modificata apposta la Costituzione siriana, che dichiarava che il presidente doveva avere almeno quarant'anni.

I primi anni di presidenza

Bashar divenne presidente senza avere avuto la minima esperienza politica. A fine 2000 si è sposato con Asma Akhras, bella siriana di fede sunnita, nata in Inghilterra e conosciuta a Londra, chiamata per il suo stile glamour la "lady Diana orientale". Da lei ha avuto tre figli. Inizialmente apprezzata dal mondo occidentale per le sue idee progressiste, la popolarità di Asma si è inabissata insieme a quella del marito con l'infervorare della guerra in Siria.

Bashar al-Assad e sua moglie

Bashar al-Assad e sua moglie Asma in visita ad Atene, 15 dicembre 2003. – Credits: Fayez Nureldine/AFP/Getty Images

Il neopresidente Bashar al-Assad divenne anche capo del partito Ba'th. Appena arrivato al potere, ha mostrato disponibilità a iniettare una dose di libertà in Siria ed è stato accolto come un riformatore. Ha suggerito di allentare la repressione e la censura di Stato, ha persino esplorato riforme politiche. Ma presto si è invece rivelato una versione più giovane di suo padre.   

La fede alawita e la fallita Primavera di Damasco

Nel 2001 in Siria si respirò la cosiddetta "Primavera di Damasco": la società civile e le organizzazioni politiche siriane sono state chiamate a contribuire alla democratizzazione del Paese. Questo vento nuovo fu percepito sia in patria che in Occidente come presagio di un potenziale rilassamento di alcuni modi assolutistici del partito Baathista. Si sperò nel rilascio dei prigionieri politici e nel venir meno dello Stato di emergenza, imposto dal 1963, e di metodi di tortura.

Bashar concesse l'amnistia a detenuti di lunga data membri dei Fratelli Musulmani e fece sperare. Invece nell'autunno del 2001 una repressione governativa delle attività della Primavera di Damasco fece capire che la rotta della Siria non era cambiata. 

La popolazione sunnita, che rappresenta circa i tre quarti del Paese, è stata nuovamente sottoposta a un rigido stato di diritto, imposto da un governo guidato dalla minoranza alawita sciita.

La Primavera araba che si trasforma in guerra

Dal 2001 fino all'inizio della Primavera araba del 2011, Assad è riuscito a mantenersi saldamente al potere facendosi amico della teocrazia sciita iraniana. Si è avvicinato a gruppi sciiti come Hezbollah in Libano e ha sostenuto e armato Hamas nella Striscia di Gaza, mantenendo così un alto livello di ostilità nei confronti di Israele. Queste alleanze, insieme agli stretti legami con il presidente russo Vladimir Putin, hanno aiutato Assad ad affrontare il peggiore dei conflitti civili mai vissuti in Siria. È stato Putin a risparmiargli un intervento militare esterno.

Wafideen

Un militare russo tra i ritratti del presidente siriano Bashar al-Assad e del presidente russo Vladimir Putin a Wafideen, vicino al Ghouta orientale. – Credits: Louai Beshara/AFP/Getty Images


Nel 2011 la serie di manifestazioni di piazza della Primavera araba ha travolto anche la Siria. Le prime insurrezioni contro il governo centrale volevano spingere il presidente Bashar al-Assad alle dimissioni. Lui all'inizio si è mostrato disponibile a riforme nel senso di una democratizzazione, ma non è stato mai intenzionato a cedere il potere.

Dal 15 marzo 2011, giorno ufficiale dello scoppio della guerra in Siria, ha intrapreso una battaglia spietata contro ogni ribellione armata, supportato dalla Russia. Nel 2014, nei territori controllati dalle forze governative, si sono tenute nuove elezioni "bluff" che hanno confermato Assad presidente con l'88,7% dei voti.

Carnefice del suo popolo

Anche se ha rifiutato ogni volta le accuse dell'Onu di responsabilità di "crimini contro l'umanità e crimini di guerra", sul curriculum di Bashar si contano scempi e stragi. Schiacciando brutalmente le proteste, ha fatto uso di armi chimiche, ha bombardato scuole e ospedali, ha preso di mira anche i civili senza scrupolo. 

Dall'inizio della guerra in Siria si contano 353.935 morti accertati, secondo l'Osservatorio siriano per i Diritti dell'uomo (Osdh). Di questi, quasi un terzo (106.390) è costituito da civili, di cui 12.513 donne e 19.811 bambini.

L'attacco chimico avvenuto il 4 aprile 2017 nella città di Idlib, con bombe di gas sarin sganciate sui civili, è forse uno degli episodi più tragici del conflitto. E già il 21 agosto 2013 simile sorte era toccata a Ghouṭa, la regione alle porte di Damasco ancora in mano ai ribelli e tuttora martoriata da raid aerei e distruzione. 

Da oltre sette anni Assad compie una carneficina contro innocenti e nemici, eppure sta emergendo dalla guerra civile forse più forte di prima. Il timido oculista ora è uno dei peggiori dittatori. 


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