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Barack Obama è tornato. A nove mesi dalla fine del suo mandato da presidente degli Stati Uniti d'America, passati per lo più  dietro le quinte della politica, è ancora lui il faro dei democratici, finché non sarà trovato un erede. Ed è lui la luce che torna a proporre parole luminose come "Change" (cambiamento) e "Hope" (speranza) nell'America cupa e arrabbiata di Donald Trump. La sfida al tycoon è lanciata. 

Cosa ha detto Obama

A Chicago la Fondazione Obama, che raccoglie fondi per la costruzione in città del centro culturale Obama Presidential Center, il 31 ottobre e il 1° novembre ha ospitato un summit sulla leadership al quale hanno partecipato leader della società civile e artisti, con lo scopo di esplorare soluzioni creative a problemi comuni. 

Da questo pulpito, pur senza nominare mai direttamente Donald Trump, nel chiudere i lavori dell'incontro Obama ha suonato la carica al suo popolo: "È ora di agire. Abbiamo grandi cose da fare insieme".

Obama lancia la sfida al "trumpismo" riproponendo le parole chiave del suo doppio mandato, "Change" e "Hope", per superare la visione "cupa e divisiva" del tycoon: "Il cambiamento è possibile e dipende da ognuno di noi".

A chi lo accusa di non aver rispettato le sue promesse, Obama replica: "Il cambiamento è possibile, ma non avviene in una sola notte. Spesso gli slogan vengono capiti male. E anche speranza non vuol dire che già domani tutto sarà diverso.  Servono impegno, insistenza, costanza. Per il movimento dei diritti civili in America ci sono voluti decenni di battaglie legali per imporsi". Il cambiamento, poi, ha fatto notare Obama, è avvenuto nell'arco di una generazione o poco più. "Se si rafforza la comunità, non si è mai soli nella battaglia per il cambiamento, quella per trasformare il mondo in qualcosa di migliore. E insieme lo si può fare più velocemente". 

Perché è importante

Barack Obama è uno dei presidenti più amati della storia americana, come ancora oggi raccontano i sondaggi (e anche i social network: il suo tweet dopo i fatti di Charlottesville ha avuto il record di gradimenti). 
Nel 2018 si terranno le elezioni di metà mandato, nel 2020 sarà ancora tempo di presidenziali: i democratici devono ancora trovare una nuova leadership ed è importante che Obama oggi sia lì ad indicare la strada per la riscossa. 

Quella strada, secondo Obama, deve partire dal basso, dal forte impegno nella società civile fondamentare per contrastare l'ondata populista. Il modello da seguire è opposto a quello tracciato da Trump. Non a caso l'ex presidente ha citato la rivista di estrema destra Breitbart, guidata dall'ex stratega di Trump, Steve Bannon, dicendo: "Hanno fatto qualcosa di molto interessante, sono riusciti a capovolgere il modo di raccontare le cose in maniera efficace. Tocca a noi ora rovesciare a nostra volta questa narrativa, mirata solo ad alimentare rabbia e risentimento". 

La strada è indicata, e va nella direzione opposta al populismo che cavalca frustrazioni e usa muri, moniti rabbiosi, muscoli e denti. Obama c'è. Ora è da trovare il suo successore.


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