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Site Intelligence Group ha riferito che tramite l’agenzia Amaq l’attacco del 1° luglio che ha fatto strage nel locale di Dacca, in Bangladesh è stato rivendicato da Isis. Nella stesse ore anche un’organizzazione locale affiliata ad Al Qaeda aveva rivendicato l’attentato. Ma la pista che conduce allo Stato Islamico appare quella più accreditata.

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Secondo le testimonianze raccolte nelle ultime ore, i terroristi asserragliati all’interno del locale avrebbero risparmiato chi sapeva recitare versetti del Corano e ucciso con lame affilate chi invece non ne era a conoscenza.

Il 28 settembre del 2015 sempre a Dacca, nel quartiere di Gulshan, il cooperante italiano Cesare Tavella era stato ucciso con tre colpi d’arma da fuoco. Anche in quel caso l’azione venne rivendicata da ISIS.

I precedenti degli ultimi mesi

Poche settimane fa le forze dell’ordine del Bangladesh avevano lanciato una maxi-operazione in tutto il Paese contro gruppi di militanti islamici e organizzazioni criminali. Negli ultimi 18 mesi nel Bangladesh si è registrata un’ondata di omicidi contro persone che sostengono un approccio più moderato all’Islam in un Paese a fortissima maggioranza musulmana. Tra le vittime ci sono stati blogger, scrittori, membri delle minoranze religiose, stranieri ed esponenti della comunità gay.

La mattina del primo luglio, dunque il giorno dell’attentato al locale di Dacca, un sacerdote indù era stato ucciso in un tempio nel distretto di Jhinaidah, 300 km a sud-ovest della capitale.

Inoltre, a infuocare gli animi poche settimane fa era stata l’11 maggio l’esecuzione del leader del partito islamista Bangladesh Jamaat-e-Islami Motiur Rahman Nizami, accusato di genocidio e altri crimini commessi durante la guerra che nel 1971 portò all’indipendenza dal Pakistan. L’episodio ha causato una reazione rabbiosa e violente proteste da parte dei sostenitori del leader radicale islamista. 

Lo scontro tra Al Qaeda e Isis in Asia

Anche se le autorità locali hanno sempre provato a smentire che nel Paese siano presenti cellule o gruppi legati a reti jihadiste internazionali, le azioni degli ultimi mesi sono sempre state rivendicate sia da Isis che da Al Qaeda. I due principali gruppi che negli ultimi mesi si sono messi in mostra sono stati Ansar al-Islam e Jamaat-ul-Mujahideen, rispettivamente affiliati ad Al Qaeda e ISIS.

Ma, così come avvenuto a Dacca nelle ultime ore, capire con certezza chi sia stato a colpire in ognuno degli attentati non è semplice. “Il Bangladesh – ha spiegato a Reuters Michael Kugelman, della sezione Asia Meridionale del Wilson Center di Washington – ha molti militanti e radicali entusiasti di poter compiere attacchi e rivendicarli soprattutto in nome dello Stato Islamico, ma spesso non si tratta di veri e propri affiliati”.

La presenza musulmana

Il Bangladesh è uno dei primi Paesi al mondo per presenza di musulmani: circa 148 milioni, contro i 200 milioni dell’Indonesia, i 178 del Pakistan e i 177 dell’India. Nel settembre del 2014, Al Qaeda nel tentativo di contrastare l’exploit dello Stato Islamico ha annunciato la nascita di AQIS (Al Qaeda nel Subcontinente Indiano) con nuove filiali in diversi Paesi di quest’area dell’Asia, compreso il Bangladesh. Quella di Al Qaeda è stata una scelta strategica, consapevole e ragionata, dovuta tanto alla sua diminuita influenza in Medio Oriente quanto al fattore demografico. Il bacino di potenziali jihadisti in Asia è, infatti, enorme. Soprattutto, se messo in relazione con la crescita annuale della popolazione musulmana che, secondo alcuni studi (tra cui l’americano Pew Forum on Religion and Public Life), nel 2030 crescerà del doppio rispetto al resto degli abitanti del pianeta. A quella data, più di 6 musulmani su 10 abiteranno nell’Asia Pacifica (Cina, Australia e Sudest Asiatico), mentre il Pakistan – attuale base operativa di Al Qaeda e quasi certamente rifugio dello stesso leader Al Zawahiri – supererà l’Indonesia come nazione musulmana più popolosa al mondo.

Terreno di scontro

In attesa di verifiche sull’autenticità della rivendicazione dell’attentato di Dacca da parte dell’Isis, ciò che è certo è che se l’Occidente rimane il bersaglio privilegiato della galassia jihadista per attentati di alta risonanza mediatica, l’Asia invece rappresenta il principale terreno di scontro in cui Stato Islamico e Al Qaeda si sfidano per conquistare la fedeltà di migliaia di nuovi adepti.


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