Esteri

Ballottaggio presidenziale austriaco, tutto da rifare

Dopo l'annullamento del voto di maggio, il rinvio elettorale al 4/12. Motivazione surreale: la colla delle buste dei voti per corrispondenza non tiene

Austria, elezioni presidente

Alexander Van der Bellen in un confronto con il candidato della destra estrema Norbert Hofer – Credits: EPA/CHRISTIAN BRUNA

Noi italiani siamo abituati a pensare che certe cose possano accadere soltanto nel nostro Paese.

Che abbiamo una sorta di primogenitura europea sui bizantinismi, sulla corruzione, sull'interpretazione interessata dei codici di legge. Sbagliato.

Certe cose possono accadere anche nella civilissima Austria, dove il ballottaggio tra il verde Alexander Van der Bellen e l’ultranazionalista Norbert Hofer - già annullato a giugno per una sfilza di farsesche irregolarità emerse dallo scrutinio dei voti per corrispondenza - è stato ulteriormente rinviato dal governo austriaco dal 27 novembre al 4 dicembre, con una motivazione - se possibile - ancora più surreale: la colla della striscia autoadesiva delle buste dove saranno infilata le schede degli austriaci all'estero non tiene.

Occorre perciò non solo riaggiornare l'elenco degli aventi diritto al voto - depurandolo delle persone decedute e aggiungendo coloro che nel frattempo hanno compiuto 16 anni - ma occorre anche ristampare tutte le buste difettose che saranno inviate ai presidenti di seggio che si occuperanno dello scutinio all'estero. Un'operazione che, secondo Vienna, non potrebbe essere compiuta prima, appunto, del 4 dicembre. L'Austria, un po, come l'Italia.

 Il voto di maggio si era concluso con la vittoria, di meno di un punto, del verde Van der Bellen, grazie proprio allo scrutinio dei voti per corrispondenza. I sondaggi nelle ultime settimane sembrano ribaltare l’esito: l’ultranazionalista Hofer è dato in vantaggio con un margine che renderebbe complessa la rimonta. A livello nazionale - secondo Gallup - Fpoe (destra) è al 34%, la Spoe socialista al 26% (al governo); l'Ovp popolare al 20% (al governo); i Verdi all'11%; e il neocentristi di Neos al 7%.

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