Esteri

Baghdad, l'Isis vuole uccidere ogni possibilità di dialogo fra sunniti e sciiti

Oltre 200 morti solo nell'ultima settimana nella capitale irachena: per lo Stato Islamico è fondamentale aggravare la frattura fra le due comunità

bombe a baghdad

Luigi Gavazzi

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Una delle interpretazioni più accreditate nel governo dell'Iraq e fra gli inviati civili e militari dell'amministrazione americana è che la nuova ondata di attentati di Baghdad - che ha causato oltre 200 morti in una settimana - sia la reazione dell'Isis alle difficoltà militari che l'hanno portato a perdere posizioni e territori in Iraq e Siria.

 

Questo è tutto vero, scrive Tim Arango sul New York Times di mercoledì 18 maggio. 

Tuttavia, sottolinea, le difficoltà militari dell'Isis non possono nascondere che la violenza dell'estremismo sunnita contro gli sciiti e la possibile nuova reazione violenta delle milizie che dicono di rappresentare questi ultimi, sono parte integrante della strategia Isis: guerra totale agli sciiti, spaccatura inconciliabile della società irachena, e reclutamento nelle file sunnite di chi è convinto che sia giunto il momento per risolvere la secolare contrapposizione fra le anime dell'Islam.

Azioni da legare anche agli attentati di Al Qaeda in Iraq nel 2006 e 2007, poi delle nuove forme dell'estremismo sunnita nel 2013 che colpì con grande violenza Baghdad e venne interpretato come reazione brutale alla brutale repressione e agli abusi da parte delle milizie sciite che dominavano il paese.

Siamo al cuore della questione irachena (e del Medio Oriente), lo scontro settario interno all'Islam, che rende infruttuoso ogni tentativo di conciliazione e di creazione di un governo rappresentativo di entrambe le comunità.
Per esempio gli sforzi del governo di Haider al-Abadi che cerca disperatamente di portare la componente sunnita nell'esecutivo e nelle forze di sicurezza.

Gli attacchi indiscriminati contro la popolazione sciita di Baghdad rischiano di allontanare ogni possibilità di conciliazione, potrebbero generare una nuova ondata di rappresaglie da parte delle milizie di Moktada al-Sadr; e, non ultimo per importanza, spostare a protezione della capitale alcune unità dell'esercito impegnate contro l'Isis. Insomma, tutto ciò spiegherebbe abbondantemente la nuova offensiva di attentati suicidi da parte dello Stato Islamico, che andrebbero ben oltre una mossa diversiva dettata da difficoltà militari

(The New York Times, The Guardian, IraqiNews.com, Al Jazeera English)

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