Esteri

Ucraina: perché è stato inscenato l'omicidio del giornalista russo

Arkady Babchenko è stato dichiarato morto, invece era vivo e vegeto. Tutto rientrava in un'operazione della polizia di Kiev per proteggerlo

Arkady Babchenko

Simona Santoni

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Arkady Babchenko, giornalista russo inviso al Cremlino, è stato ucciso da colpi di arma da fuoco a Kiev. Anzi no, eccolo poco dopo l'annuncio funereo far mostra di sé in conferenza stampa, nel pomeriggio del 30 maggio, davanti ai giornalisti che si aspettavano aggiornamenti sulle indagini sul suo omicidio. 
In felpa nera, sorriso imbarazzato e voce un po' trascinata, è "risuscitato" e riemerso vivo, quando già i suoi amici avevano iniziato a pianificare veglie e raccolte fondi per i suoi figli adottivi.

L'uccisione di Arkady Babchenko è stato un bluff. Ecco la paradossale storia della morte annunciata e smentita del giornalista russo.

Perché è stata messa in scena la sua morte

I servizi di sicurezza ucraini hanno finto che Arkady Babchenko fosse stato ucciso, diffondendo la notizia della morte martedì 29 maggio, al fine di catturare le persone che stavano davvero cercando di ucciderlo. Così, di fronte ai giornalisti rimasti a bocca aperta, Vasily Gritsak, il capo del Servizio di sicurezza ucraino, ha spiegato la messa in scena sulla morte di Babchenko.

41 anni, veterano russo e corrispondente di guerra critico nei confronti del Cremlino, Babchenko era d'accordo con la polizia ucraina per questa mossa shock all'interno dell'inchiesta sulle minacce di morte ricevute. Era da più di un mese che il piano era in atto.
La polizia ha diffuso la notizia che Babchenko era stato colpito sull'ingresso del suo appartamento da tre colpi di arma da fuoco, alle spalle, mentre stava uscendo per comprare il pane. Un funzionario governativo aveva riferito agli organi di stampa che il giornalista russo era morto a bordo dell'ambulanza che lo portava all'ospedale. 

Parlando con i colleghi giornalisti, Babchenko si è scusato dicendo: "Sono stato costretto a seppellire amici e colleghi molte volte e so che sentimento nauseante si prova". Poi, rivolgendosi alla famiglia, ha affermato: "Chiedo scusa a tutti, soprattutto a mia moglie, ma non c'era altro modo. Ringrazio l'intelligence ucraina che mi ha salvato la vita".

Chi voleva uccidere Babchenko

Babchenko è noto per le sue posizioni critiche contro Vladimir Putin. Ha servito la Russia in entrambi i conflitti in Cecenia (1994-96 e 1999-2009) prima di lasciare le forze armate, nel 2000, e dedicarsi al giornalismo, lavorando come corrispondente di guerra. Ha pubblicato libri, uno dei quali uscito anche in Italia con il titolo La guerra di un soldato in Cecenia (Mondadori).

Aspro critico del presidente russo, Babchenko si era schierato contro la destabilizzazione dell'Ucraina da parte della Russia e aveva coperto il conflitto con i suoi reportage. Poi, nel febbraio del 2017, in seguito a una campagna d'odio nei suoi confronti per aver scritto un post su Facebook in cui sostanzialmente si dichiarava indifferente per l'incidente aereo di Natale 2016 costato la vita all'intero coro dell'esercito russo, non sentendosi più sicuro in patria, aveva deciso di lasciare la Russia, trasferendosi prima a Praga e poi a Kiev, dove lavora per la tv ATR.

Il procuratore generale Yuriy Lutsenko, apparso accanto a Babchenko nella conferenza stampa shock per svelare le carte, ha spiegato che è stato necessario falsificare la morte del giornalista, così che gli organizzatori del suo omicidio pensassero di essere riusciti nel loro intento. 

Secondo i servizi di sicurezza ucraini, le autorità russe avrebbero reclutato un ex combattente in Ucraina orientale offrendogli 30.000 dollari per l'omicidio. Gli 007 avevano intercettato l'ordine di far fuori il giornalista "due mesi fa". Dopo l'operazione il cittadino ucraino sarebbe dovuto fuggire in Russia, con un biglietto "già acquistato". Ma l'intelligence ucraina lo ha contattato e lo ha indotto a cooperare: sarebbe stato quindi lui - ma il condizionale è d'obbligo perché gli aspetti pratici della vicenda restano fumosi - a far finta di ammazzare Babchenko, in modo da compromettere definitivamente il mandante. 

La reazione del Cremlino

Maria Zakharova, la portavoce del ministero degli Esteri russo, si è rallegrata che Babchenko si sia rivelato vivo, ma ha defininto l'operazione pura propoganda. Su Facebook ha scritto: "Il fatto che Babchenko sia vivo è la notizia migliore, magari fosse sempre così. È un peccato che la messinscena non abbia funzionato in altri casi. Il fatto che in questa storia sia stato inserito l'effetto propaganda è ovvio". 

Il presidente della Commissione Esteri del Senato russo Konstantin Kosachiov ha parlato di "una provocazione dei servizi segreti ucraini", in pieno stile Skripal. "Inserisco questa messinscena nella serie delle azioni insensate sulla pista russa condotte dalle autorità ucraine".

Anche i colleghi di Babchenko non l'hanno presa proprio bene. Reporter senza frontiere, organizzazione no-profit che promuove la libertà di informazione e la libertà di stampa, ha criticato Kiev per aver "manipolato i fatti sulle spalle dei giornalisti". 


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