Esteri

Avigdor Lieberman, l'ago della bilancia politica israeliana

Passato da cinque a nove seggi, l'ex ministro degli Esteri è diventato il «kingmaker» del Parlamento di Gerusalemme. Ma presto potrebbe trasformarsi in «kingslayer».

Welcome ceremony for Avigdor Lieberman as Defense Minister in Tel Aviv Defense Ministry

Redazione

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Dal secondo scrutinio elettorale in cinque mesi - caso unico nella storia di Israele - non è emerso un chiaro vincitore fra i due sfidanti, Benny Gantz e Benjamin Netanyahu. Con 33 seggi assegnati al partito centrista d'opposizione Blu e bianco dell'ex capo di stato maggiore Gantz e 31 al Likud di Netanyahu, le elezioni del 17 settembre hanno creato ulteriore stallo. Anche perché Netanyahu (quattro volte premier d'Israele, a partire dal 18 giugno 1996) ne è uscito pesantemente indebolito.
A ottenere un risultato insperato è stata invece la Lista unita, un'alleanza politica fra i partiti arabo-israeliani, che avendo ottenuto 13 seggi, grazie all'alto afflusso alle urne degli elettori arabi, si è imposta come terza forza politica della Knesset. A seguire, il partito Yisrael Beitenu (Israele la nostra casa) dell'ultranazionalista laico Avidgor Lieberman, che ha quasi raddoppiato i seggi, passando da cinque a otto.  
Già, Lieberman: il nuovo ago della bilancia politica israeliana. Nel novembre 2018 era stato l'ebreo sovietico che ora vive in un insediamento di coloni della West Bank a provocare, chiedendo l'estensione della leva obbligatoria agli ortodossi, la crisi del quarto governo Netanyahu. E lo scorso maggio era sempre stato lui a impedire al capo del Likud di ottenere l'agognato quinto mandato, diventando il primo ministro più longevo della storia israeliana, sorpassando il leggendario David ben Gurion. Dopo le elezioni del 9 aprile, l'alfiere della destra nazionalista non aveva ceduto ai piccoli partiti religiosi, disposti a formare il quinto governo Netanyahu ma contrarissimi all'estensione del servizio militare ai giovani ultraortodossi. E Bibi aveva dovuto abbassare il capo, facendo votare una legge per lo scioglimento anticipato della Knesset.
Oggi come a maggio e come a novembre, Avigdor Lieberman è il nuovo kingmaker della Knesset di Gerusalemme. E, come Bettino Craxi nei tempi d'oro, ha messo subito le carte in tavola. Già nella notte elettorale, il leader della destra secolare ha auspicato un Governo di unità con il Likud, il partito Blu e bianco e il suo Yisrel Beitenu, escludendo ogni tipo di alleanza con gli arabo-israeliani della Lista unita. L'ex fedelissimo di Netanyahu ha dettato anche le sue condizioni per un suo ingresso nel nuovo esecutivo: servizio di leva per gli ultraortodossi, trasporti pubblici di sabato e l'introduzione in Israele dei matrimoni civili.
Un pugno sui denti ai partiti religiosi. E indirettamente anche al loro alleato Netanyahu, uscito sconfitto dall'ultima tornata elettorale che aveva trasformato in un referendum sulla sua persona.  
Come scrive il settimanale The Week, «Lieberman è un animale politico abbastanza raro: un estremista pragmatico». Sebbene viva in un insediamento di coloni della West Bank, l'ebreo sovietico nato in Moldova si è detto a favore di uno Stato palestinese autonomo e ha dichiarato che sarebbe disposto a lasciare la sua casa, nell'ambito di un accordo di pace.
E ora, non a caso, l'unica opzione aperta per uscire dall'impasse prodotta dalle elezioni sarebbe quella indicata da Lieberman: «una coalizione formata da Blu e bianco, Likud e il suo partito Yisrael Beitenu, lasciando fuori l'ultra-destra nazionalista e i partiti religiosi, oltre che gli arabi e la sinistra» si legge su un articolo dell'Ispi intitolato Elezioni in Israele: ancora pareggio, ma per Bibi è una sconfitta. «Un governo del genere potrebbe contare su una maggioranza solida di 72 seggi; difficilmente, però, a guidarlo potrebbe essere Netanyahu». Anche perché a ottobre il primo ministro uscente deve presentarsi in tribunale per difendersi contro tre capi d'accusa: corruzione, frode e abuso di fiducia. Dopo di che potrebbe essere rinviato a giudizio.
Come stanno ironizzando vari media citando Jaime Lannister di Trono di spade, più che il nuovo kingmaker (incoronatore di re) Liebermann potrebbe diventare il nuovo kingslayer (sterminatore di re).   

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