L'ascesa è pericolosa, la montagna è sacra.

Questi sono i due principali motivi che hanno portato alla chiusura all'arrampicata del Monte Uluru (già Ayers Rock), uno dei siti turistici più famosi al mondo, nel cuore dell'Australia.

Il monolite rosso è stato oggetto di un voto da parte della direzione del Parco Nazionale Uluru-Kata Tjuta svoltasi mercoledì 31 ottobre 2017. L'esito della decisione ha dato effetto alle richieste dei proprietari del sito, gli aborigeni Anangu, che da più di vent'anni chiedevano il divieto delle scalate turistiche. Per due principali motivi: la sacralità del luogo, ritenuto un segno perenne della mitologia ancestrale tipica delle popolazioni dell'Australia centrale, e per il senso di colpa condivisa dagli stessi aborigeni per i numerosi incidenti mortali occorsi agli scalatori. Le morti dovute a cadute accidentali dalle pareti lisce e senza appigli del monte sono state ben 36.

Alto 348 metri sulla superficie terrestre e ribattezzato dai coloni britannici Ayers Rock, il monte Uluru è stato riconsegnato dal governo australiano agli aborigeni nel 1985.

Le attività di scalata erano iniziate negli anni '30, mentre la prima via ferrata fu fissata alla metà degli anni '60. Nonostante l'attrezzatura,  installata senza consultare i nativi, solo negli ultimi anni si sono verificati più di 70 incidenti che hanno richiesto l'intervento delle squadre di soccorso.

Rimarrà aperto al pubblico il sentiero lungo la circonferenza del massiccio, lungo circa 10 km. Ogni anno i visitatori della montagna sacra sono più di 250.000.

© Riproduzione Riservata

Commenti