È finita. Questa volta, davvero. Reinhold Hanning, ex guardia delle SS ad Auschwitz, è morto. Dopo essere stato condannato a cinque anni di carcere per complicità nello sterminio nazista, condanna simbolica ma significativa avvenuta nel giugno del 2016, il sergente delle Schutzstaffel è deceduto all'età di 95 anni senza rilasciare nuove dichiarazioni il 30 maggio 2017.

Un anno fa era arrivato in tribunale in sedia a rotelle, aveva confessato di vergognarsi di aver visto, di "aver solo obbedito agli ordini" e per questo gli era stata inflitta la pena, anche se solo di una manciata di anni.

La storia di Hanning

La storia di Hanning è quella di un uomo che ha taciuto tutta la vita sui crimini commessi nel campo di concentramento nazista. Ad Auschwitz l'ex guardia delle SS aveva sorvegliato il sistematico sterminio dei prigionieri, dall'ingresso nelle camere a gas fino alle fucilazioni di massa. Ma per questo non aveva fatto neanche un giorno di carcere. Il motivo? Stava facendo ricorso in appello.

"Io mi vergogno del fatto di aver visto e aver lasciato commettere ciò che era ingiusto e di non aver fatto nulla contro. Mi dispiace davvero di cuore", aveva detto.

Con queste parole l'ex SS Hanning aveva rotto il silenzio durante il processo in corso a Detmold a suo carico.

Un anno fa l’ex guardia al campo di concentramento era stata chiamata a rispondere di complicità nello sterminio migliaia di ebrei ungheresi nel 1944. "Deploro profondamente il fatto di essere stato membro di un'organizzazione criminale, responsabile della morte di tanti innocenti e della distruzione di innumerevoli famiglie" aveva confessato alla fine.

L'importanza del processo ad Hanning

Quello di Hanning è stato uno degli ultimi più importanti processi effettuati contro i nazisti che, svoltosi a Detmold, città della Renania Settentrionale-Vestfalia, è diventato il secondo simbolo di giustizia subito dopo il verdetto al processo di Oskar Groening, il contabile di Auschwitz, condannato per complicità nell’omicidio di 28.060 persone con una sentenza che, in un colpo solo, aveva ribaltato le vecchie leggi sui crimini nazisti.

L’accusa

Secondo l’accusa Reinhold Hanning aveva partecipato alle fucilazioni di massa e alla selezione dei detenuti per le uccisioni nel campo di concentramento di Auschwitz anche se non vi era alcuna prova scritta che avesse commesso un reato specifico. Per i testimoni Hanning era, invece, presente durante la gestione dei forni crematori. Il fatto di essere stato parte della macchina dello sterminio lo rendeva colpevole di migliaia di morti. E per questo era stato condannato a 5 anni.

Le testimonianze

Tra i testimoni degli orrori dell’Olocausto c’era Justin Sonder, 90 anni, il più giovane tra i sopravvissuti intervenuti in aula durante il processo. Guardando il suo aguzzino negli occhi, Sonder, non aveva esitato a ricordare, anche se la sua voce era malferma, i momenti angoscianti durante le selezioni in cui  stato “salvato” perché ritenuto dalle SS in grado di lavorare. “Non ho parole per descrivere quello che ho sofferto”, aveva dichiarato al processo. “Quando si pensa che si potrebbe morire entro una o due ore si può solo impazzire. Io sono sopravvissuto a 17 selezioni”. Come riportato dall’Associated Press, Leon Schwarzbaum, un altro testimone di 94 anni, aveva descritto le terribili giornate ad Auschwitz riferendo alla corte: “I camini dei forni crematori sempre accesi vomitavano fuoco. L’odore di carne umana bruciata era così forte che si poteva sopportare a malapena”.

La pena

Vista la salute precaria dell'allora 94enne Reinhold Hanning, il tribunale aveva concesso all’accusato di partecipare alle udienze in un tempo non superiore alle due ore. E proprio per motivi di salute e di età l'ex sergente delle SS era stato condannato a soli 5 anni di reclusione. Una pena simbolica che, se anche avesse fatto rimarginare le ferite, di sicuro non avrebbe aiutato a cancellare le cicatrici.

(questo articolo è stato scritto il 16 giugno 2016 e aggiornato il 1 giugno 2017)

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