Attentato a Tel Aviv: l'Intifada spontaneista che colpisce Israele

L'azione terroristica nel mercato coperto è priva di una strategia politica e organizzativa. E il rischio è sempre più l'effetto emulativo

Paolo Papi

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Sono cugini e vengono entrambi dal Hebron, in Cisgiordania, una delle aree a più alto insediamento ebraico di tutti i Territori occupati.

I due palestinesi che hanno aperto il fuoco in un ristorante del mercato coperto di Sarona, uccidendo quattro persone, non erano in qualche database della polizia israeliana. Erano palestinesi sui vent'anni, come migliaia di loro coetanei che non erano nemmeno nati quando Rabin e Arafat siglarono gli accordi di pace a Oslo. 

Non hanno conosciuto altro che la prospettiva della guerra e dell'occupazione, caricati a molla dall'odio e dalla mancanza di prospettive. Il fatto che Ismail Haniyeh, capo storico di Hamas a Gaza, abbia festeggiato la loro azione non dimostra nulla. Non si tratterebbe, secondo la stampa israeliana, di una rivendicazione, ma di un semplice tentativo di intestarsi qualsiasi azione terroristica che partorisce questa nuova Intifada disorganizzata e spontaneista che sta covando, ormai da mesi, sotto le ceneri di un'apparente stabilità.


INTIFADA SPONTANEISTA
Non c'è più in Palestina un'organizzazione nazionale che goda di un grande consenso e che sia in grado di tirare le fila delle azioni terroristiche. C'è solo un ribollire di azioni individuali e collettive, scarsamente coordinate, prive di una qualsiasi strategia politica e organizzativa, ma motivate da un odio irriducibile contro i cosiddetti occupanti. Le forze di sicurezza  che fanno capo dalla screditata Autorità Nazionale Palestinese - e che collaborano ormai da anni con la polizia israeliana - non sono sono dietro a queste fiammate. Nemmeno Hamas, un tempo molto popolare nella Striscia, è in grado di scatenare un'Intifada su larga scala, ammesso che gli possa convenire.  

Nemmeno Hamas, un tempo molto popolare nella Striscia, è in grado di scatenare un'Intifada su larga scala, ammesso che gli possa convenire

LA FIRMA DELLE ARMI
Le stesse armi utilizzate dal gruppo di fuoco che ha sparso morte a Tel Aviv sono armi che non fanno parte dell'arsenale di Hamas o delle altre organizzazioni armate. Imitazioni semplici dei fucili d'assalto modello svedese Carl Gustav, molto usati neglia anni 50 e 60 del 900, che i palestinesi chiamano semplicemente Carlo, considerata la loro estrema diffusione nella West Bank.  Gi stessi fucili d'assalto, usati a febbraio, al Damascus Gate della città vecchia di Gerusalemme, quando un commando palestinese di tre persone originarie di Jenin uccisero un poliziotto di frontiera. È un'Intifada a bassa intensità, spontaneista, quella che oggi colpisce Israele, durante il ramadam, un periodo durante il quale gli attacchi sono sempre destinati ad aumentare. È un'Intifada dove non c'è nessuna organizzazione da disarticolare, nessuna testa della piovra da decapitare.

Resta da capire come reagirà Israele. Se proseguirà sulla strada intrapresa negli ultimi mesi, quando il ministro era Moshe Ya’alon che ha accuratamente evitato di rispondere con azioni indiscriminate alle azioni terroristiche individuali che hanno colpito il suo Paese. Oppure cambierà strada, producendo - come prevedibile - un cortocircuito di azioni-reazioni dagli esiti pericolosi e imprevedibili. Oggi il ministro è il falco Avidgor
Lieberman. C'è da sperare che sia abbastanza saggio, in un Medioriente in fiamme, da non gettare ulteriore benzina sul fuoco. A parole è un'ultrà, nei fatti staremo a vedere. 

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