Perché Bruxelles è la culla del jihadismo europeo

Dalla frammentazione delle forze di sicurezza alle divisioni della comunità islamica: le ragioni del radicamento islamista nella capitale belga

 

Bruxelles, la città belga dove sono cresciuti i fratelli Salah e Ibrahim Abdeslam e Abdelhamid Abaaoud, tre componenti-chiave del commando che ha compiuto la strage al Bataclan di Parigi, è considerata dalle intelligence occidentali come una delle metropoli a più alto radicamento jihadista di tutta l'Europa.

Nel 2014, ancor prima che emergesse che persino i fratelli Kouachi avevano proprio in Belgio una importante base logistica che utilizzarono per preparare l'attentato contro Charlie Hebdo, un report del Centro Internazionale per lo Studio della Radicalizzazione e della Violenza Politica aveva rivelato come il Belgio avesse fornito almeno quaranta foreign fighters per ogni milione di abitanti. Un rapporto che è di gran lunga superiore a quello di qualsiasi altra nazione europea, come la Francia, ferma a 18, la Gran Bretagna (9,5), la Germania (7,5). Quali sono le ragioni? Basta a spiegare tutto questo il fatto che il 20% della popolazione di Bruxelles è di fede islamica?

DIVISIONI ISTITUZIONALI
La prima ragione che fa di Bruxelles una delle capitali europee più vulnerabili è legata allo spacchettamento della struttura istituzionale e federale del Belgio, diviso tra la comunità fiamminga, vallona e germanofona. Ne sono derivati spesso, anche a livello di gestione dell'ordine pubblico, conflitti e difficoltà di coordinamento tra le differenti strutture di intelligence e di polizia presenti nella capitale belga, spesso restie a scambiarsi informazioni. La capitale belga ha sei dipartimenti di polizia e 19 municipalità, con relativi sindaci dotati di poteri tutt'altro che formali. La frammentazione del quadro istituzionale, e delle forze di sicurezza, rende naturalmente più complessa, come sarebbe necessario, un'azione coordinata di contrasto delle reti fondamentaliste presenti nella città.

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IMMIGRATI DI TERZA GENERAZIONE
Come in Francia, il governo può ritirare il passaporto e le carte di identità dei sospetti terroristi che intendano recarsi in Siria o in Iraq, ma solo se sono nati all'estero all'estero e successivamente si sono trasferiti in Belgio. Quando i sospetti sono figli di immigrati arabi di terza o quarta generazione il governo non può espellere né ritirare i documenti degli individui che entrano a far parte di una rete di simpatizzanti jihadisti. 

COMUNICAZIONI NON DECRIPTABILI
Le comunicazioni tra i membri delle cellule fondamentaliste avvengono ormai stabilmente in rete, in particolar modo attraverso la Playstation 4, un sistema che rende difficile per le autorità decriptare i messaggi che si scambiano i terroristi. Non è una specificità della capitale belga, ma aiuta a comprendere le ragioni delle difficoltà di una guerra senza quartiere alle reti jihadiste. 

DIVISIONI DELLA COMUNITA' MUSULMANA
L'estrema frammentazione nazionale ed etnica della comunità musulmana presente a Bruxelles rende più complesso per le autorità riuscire a instaurare un rapporto proficuo con tutti i leader e rapresentanti dei cittadini di fede islamica. E quando mancano rappresentanti riconosciuti da tutta la comunità musulmana - avvertono gli esperti di intelligence - ne deriva un notevole incremento dei rischi.

Non solo i fratelli Abdeslam. Il rapporto tra jihadismo e comunità islamica in Belgio ha radici antiche. Il comandante Ahmed  Massud, il capo dell'Alleanza del Nord in Afghanistan, fu assassinato da un membro di Al Qaeda nel 2001 grazie al ruolo- chiave svolto da una cellula belga. Belga è anche la prima donna europea che decise di indossare una cintura esplosiva: si chiamava Muriel Deganque, aveva 38 anni, era moglie del marocchino Issam Goris, e si fece  saltare in aria su un'auto piena di esplosivo a Baquba, 60 km a nord di Baghdad.  Secondo l'esperto di intelligence Pieter Van Ostaeyen gli uomini belgi pronti all'azione sarebbero 400, su un totale di 11 milioni di popolazione.



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