Esteri

Attentati a Bruxelles: "L'intelligence non ha fallito. Non esiste"

Un ex agente dei Servizi segreti italiani spiega che cosa può essere successo in Belgio

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Nadia Francalacci

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Incapacità di agire o totale inesistenza di un’intelligence? In molti si stanno domandando dove hanno fallito i servizi segreti belgi per non aver previsto e bloccato la serie di attentati che hanno sconvolto il Paese ma anche l’intera Europa.

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Molti esperti di intelligence indicano nell’arresto di Salah Abdeslam, e soprattutto nelle dichiarazioni del suo avvocato che affermava la “volontà di collaborare” dell’uomo considerato la mente degli attentati di Parigi, la "molla" degli attacchi di ieri.

Ma è davvero così? Indubbiamente l’attimo di notorietà mondiale al quale l’avvocato, non ha voluto (stupidamente) rinunciare, ha influito nell’attuazione delle stragi all’aeroporto e alla metro di Bruxelles ma non è sicuramente l’unica spiegazione.

Khalid e Ibrahim El Bakraoui, gli attentatori di Bruxelles, avrebbero agito ugualmente e, forse, sempre in modo indisturbato. Ed è proprio questo l’aspetto più inquietante.

Panorama.it, ha intervistato Vittorio Umberto Di Santo, ex egente dei Servizi Segreti italiani che per anni ha svolto servizio anche nella sezione antiterrorismo dei carabinieri del Ros e attualmente Presidente dell’Agenzia investigativa Eurodetective che si avvale solo di uomini provenienti dall’antiterrorismo.

Di Santo, dove ha fallito l’intelligence belga?
Perché, esiste? Ironia a parte, non possiamo parlare di intelligence, e nel caso belga, non possiamo parlare neppure di forze di polizia. In Belgio c’è la totale assenza della struttura elementare per la sicurezza di un Paese. Dobbiamo partire dal presupposto che non può esistere una buona intelligence senza delle forze di polizia efficienti e viceversa. Sono complementari.

Come si può concepire un'intelligence preparata ed efficiente senza il supporto fondamentale dell’attività svolta dalle forze di polizia? Mi spiego meglio. La polizia, ad esempio, svolge un’indagine che conduce ad una pista internazionale. In quel caso la polizia porterà a termine l’operazione con un blitz che poi sfocerà in un processo ma, nel corso dell’indagine, sarà in grado di fornire informazioni utili che saranno elaborate ulteriormente dall’intelligence. Stessa cosa accade invertendo i fattori. Se gli agenti dell’intelligence, durante un loro studio, un’analisi o un intervento, vengono a conoscenza di un pericolo per il territorio nazionale, allertano le forze di polizia. Se queste sono presenti e ben radicate sul territorio si potrà scongiurare la strage altrimenti si assiste al peggio. Ed è questo che è accaduto in Belgio così come in Francia.

Ecco perché non si può parlare di intelligence belga, sarebbe un'offesa nei confronti dei nostri agenti che, dati alla mano, ad oggi hanno dimostrato di saper lavorare meglio di tutti gli altri apparati di sicurezza europei e soprattutto di conoscere il territorio e le minacce presenti nel nostro Paese.

In Belgio, non esistono forze di polizia capaci e di conseguenza agenti dell’intelligence preparati. Detto ciò, occorre fare un’ulteriore precisazione: la colpa della loro inefficienza non è quasi mai imputabile solo a loro ma ai loro governi. Il primo studioso dei servizi di sicurezza e intelligence, Walter Laquer, scriveva nel libro “Un mondo di segreti”, già 40 anni fa, che “tanto è efficiente un Servizio in regime democratico, quanta è la voglia di ascoltarlo del Governo”. Sono i politici che fanno le leggi.

Se i politici facessero leggi più dure, l’intervento delle forze di polizia e dell’intelligence sarebbe più efficace. E i magistrati sarebbero costretti ad applicare quelle leggi. Spesso vengono criticati i magistrati ma loro applicano solo le leggi esistenti. Un’ultima precisazione. Sia in Francia csia in Belgio se un cittadino posteggia l’auto fuori dalle righe bianche viene prontamente multato o se butta a terra una cicca, viene quasi paradossalmente arrestato. Ma questa stessa polizia che è solerte in questi interventi repressivi, è la stessa che non entra in alcuni quartieri e che lascia campo libero al proliferare di ogni ingiustizia e inciviltà . E tutto ciò avviene in pochi chilometri quadrati di una stessa città. Vedi Parigi, vedi Bruxelles.

Le modalità del blitz che ha portato all’arresto di Salah Abdeslam, sotto il profilo operativo, hanno destato molte perplessità tra i nostri uomini dei reparti speciali, quelli operativi intendo…
E come poteva non essere così? Se non esiste una vera forza di polizia, viene meno anche la pianificazione. In quel blitz non c’è stata. Quando si decide di fare una cattura, come nel caso di Salah Abdeslam, questa deve essere pianificata, al 99%, in ogni dettaglio. Non si può pensare di non controllare i tetti o non sapere che esistono uscite secondarie dove il soggetto, o i soggetti potrebbero fuggire. Non c’è stato coordinamento, pianificazione e neppure la conoscenza del territorio. Questi agenti hanno operato senza sapere dove stavano intervenendo. Sarebbe bastato un drone da 2 mila euro per capire dove e come effetturare al meglio il blitz .

In Italia, questo non sarebbe accaduto. Le forze di polizia sono abituate a pianificare i loro blitz e i margini di non riuscita sono davvero minimi. Stessa cosa accade per l’intelligence che è addestrata a effettuare una programmazione pari all’80-85%.

I francesi, ad esempio, quando si mettono attorno ad 'un tavolo' sono portati ad insegnare "tutto a tutti" e invece, dovrebbero stare un pochino più in silenzio e avere la capacità di rivolgersi ai nostri uomini con maggiore umiltà. Hanno molto, anzi, moltissimo da imparare dai nostri agenti.

Benché io venissi da ben 8 anni di lavoro operativo all’interno dell’antiterrorismo dei carabinieri, quando sono entrato nei Servizi ho fatto un corso di 9 mesi prima di diventare nuovamente operativo. Ho studiato geopolitica internazionale e moltissime altre materie oltre a quelle basilari del S.A.C.: Sorveglianza, Antisorveglianza e Controsorveglianza. La prima prevede il pedinamento, l’osservazione e potremmo qualificarlo come un dispositivo mobile. Il secondo è un misto tra dispositivo mobile e fisso che vede un agente impegnato sia nel pedinamento che nell’osservazione statica del suo obiettivo. Il terzo è un dispositivo fisso.

Con la controsorveglianza, viene insegnato ad un agente come osservare il proprio obiettivo senza muoversi, senza farsi notare. Detto ciò, agli agenti belgi sarebbe bastato solo quest’ultimo dispositivo per ‘intercettare’ con molti mesi di anticipo la presenza del terrorista. Preferisco non commentare, la fuga di Abdeslam, subito dopo gli attentati di Parigi…

Come può o deve procedere adesso il Belgio per sventare gli altri attentati che potrebbero essere già stati pianificati?
Non è possibile pronunciarsi. Per poter dire qualcosa a riguardo occorre visionare tutte le carte e tutte le informazioni acquisite. Solo dopo averle studiare attentamente, è possibile parlare di un piano di intervento. Non so come deciderà di intervenire il Belgio, ma se avesse avuto una strategia, avrebbe dovuto prevedere che non sarebbe bastato l’arresto del terrorista a mettere la parola fine al terrorismo nel loro Paese.

Anzi, avrebbe dovuto far partire, proprio dal momento dell’arresto, una serie di attività ben programmate e pianificate volte proprio a individuare altre cellulare e altri terroristi. Così non è stato.

In Italia, concludo, i nostri uomini dalla polizia, carabinieri o finanza in servizio in aeroporto non avrebbero mai lasciato passare due uomini con un guanto solo e due bagagli identici.

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