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Attacco a Londra: si riaccende la polemica sui bobby disarmati

Era disarmato il poliziotto che affrontato Khalid Massoud. Come la maggior parte dei suoi colleghi

Terror attack in London

Redazione

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Un poliziotto eroe che non si è tirato indietro di fronte a un terrorista armato di coltello. Un poliziotto eroe e disarmato. L'attentato a Westminster nel quale hanno perso la vita quattro persone, tra le quali l'agente Keith Palmer, ha riaperto il dibattito sul possesso di armi da parte delle forze di polizia a Londra e nel Regno Unito. E, in un periodo in cui l'allerta terrorismo è alta in tutta Europa, non mancano le polemiche.

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Sopratutto se sarà confermata la notizia diffusa dalla Bbc che a sparare e uccidere l'assalitore è stata una delle guardie del corpo del ministro della Difesa Michael Fallon e non un agente di stanza al Parlamento.

I dati sulle forze di polizia di uno dei Paesi più a rischio attentati parlano chiaro: solo il 4,4% dei poliziotti britannici gira armato; l'anno scorso, in tutta l'Inghilterra e il Galles, sono stati sparati soltanto sette colpi. Ed è il numero più alto dal 2009. Cifre significative, soprattutto se si sommano a quelle che riguardano la Metropolitan Police, la polizia di Londra.

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Oltre il 90% degli agenti della capitale svolge il proprio servizio senza mai utilizzare una pistola. Nel 2016, pur essendosi verificati oltre 3.000 episodi di violenza con armi da fuoco, gli agenti londinesi sono riusciti a non sparare un solo colpo.

Non solo, ogni volta che un poliziotto in Gran Bretagna apre il fuoco e ferisce o uccide qualcuno viene automaticamente indagato da un commissione indipendente, l'Independent Complaints Commission.

La storia dei bobby
Un modus operandi esemplare, motivo d'orgoglio per chi lavora all'insegna del motto "mantenere l'ordine attraverso il consenso e non con la forza". Fondata nel 1892 da Sir Robert Bob Peel, da cui l'affettuoso nomignolo Bobbies dei poliziotti di Londra, la Met infatti si e' sempre voluta distinguere da altre forze di sicurezza.

A partire dalle divise, di colore blu invece che rosse come l'esercito, perché, questa era l'idea del fondatore, i Bobbies devono offrire un servizio ai cittadini e non essere considerati "una forza di occupazione".

Tanto che la richiesta del porto d'armi è sempre stata su base volontaria e per averlo gli agenti sono sottoposti ad un lungo e complesso training che prevede anche esami psicologici. Questo, secondo funzionari di polizia, è uno dei motivi per cui tanti agenti non vogliono fare domanda.

Ma dopo Parigi, Nizza, Bruxelles e Berlino qualcosa è cambiato. All'indomani delle stragi nella capitale francese, in Gran Bretagna è stata creata una squadra speciale anti-terrorismo composta da 130 uomini armati fino ai denti e dotati delle più sofisticate tecnologie.

Solo un mese fa, un sondaggio condotto fra i Bobbies ha rivelato che la metà degli agenti della Metropolitan Police vuole più personale armato e il 75% chiede di essere dotato di taser. "Se fosse successo qui quello che è accaduto a Nizza, i miei poliziotti non avrebbero potuto rispondere ad un pazzo che guidava contro una folla di persone", disse allora il presidente della Metropolitan Federation annunciando l'intenzione di aumentare il numero di poliziotti armati, portandolo al 16% del totale. Parole che all'indomani dell'attentato di Westminster suonano come un sinistro presagio.

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