Assedio a Sirte, capitale dell'Isis in Libia

Di fronte all'avanzata delle forze filo-occidentali di Misurata, gli jihadisti starebbero pianificando la fuga coi gommoni nel Mediterraneo

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Sirte, capitale dello Stato islamico in Libia – Credits: PHILIPPE DESMAZES/AFP/Getty Images

Le milizie di Misurata, vicine al governo filo-occidentale del premier Serraj, stanno cingendo d'assedio lo Stato islamico (Isis) trincerato a Sirte, roccaforte prima del colonnello libico  Gheddafi e oggi degli islamisti alleati con l'organizzazione di Al Baghdadi. La maggior parte dei civili è fuggito e gli stessi jihadisti hanno subito ingenti perdite dopo la controffensiva delle milizie misuratine in tutta l'area sudorientale attorno alla città libica.

Le forze libiche impegnate nell'operazione Costruzione sicura stanno tentando di isolare l'Isis dalla fascia costiera della Tripolitania e dal distretto di al Jafra (Giufra in italiano), a sud del Golfo della Sirte. Dalla Cirenaica, intanto, le osiddette Guardie petrolifere che difendono i siti della Mezzaluna petrolifera libica, guidate da Ibrahim Jadhran,  anche lui considerato alleato del premier ilo-occidentale, hanno conquistato oggi il villaggio di al Nawafiliya, considerato la seconda roccaforte dello Stato islamico in Libia dopo Sirte, e avanzano in direzione ovest, stringendo Sirte in una tenaglia: da est e da ovest.

ISIS: FUGA IN GOMMONE?
Gli uomini dello Stato islamico si starebbero preparando a fuggire. Secondo il portavoce dell'operazione militare, maggiore Mohammed al Ghasri, starebbero addirittura preparando i gommoni per lasciare Sirte attraverso le acque del Mediterraneo, essendo tutte sbarrate le possibili vie di fuga. Gli jihadisti asserragliati in città starebbero invece usando i civili rimasti come scudi umani per rallentare l'avanzata delle truppe filogovernative, sostenute dai caccia da guerra (vecchi MiG-21 e MiG-23) decollati da Misurata.  

Secondo Mattia Toaldo, analista sulla Libia dell'European Council on Foreign Relations (Ecfr) a Londra, a Sirte non siamo comunque ancora alla resa dei conti finale. Siamo alla vigilia di quello che potrebbe essere un lungo assedio.

Lo Stato islamico infatti, non disponendo di un numero ingente di forze, avrebbe deciso di resistere dentro le mura della città dove, attualmente, è assai difficile che i misuratini decidano di fare una battaglia casa per casa. Il prezzo di sangue sarebbe troppo alto. Il danno economico per l'Isis sarebbe comunque ingente se l'organizzazione perdesse il controllo delle grandi arterie stradali che portano a Sirte, fonte di valuta pregiata per i miliziani islamisti che estorcono denaro a camionisti e auto di passaggio.

I miliziani dello Stato islamico  sarebbero inoltre tutt'altro che compatti, con una profonda spaccatura tra i  libici e i mujaheddin stranieri. Riguardo alla possibilità che i miliziani possano fuggire via mare, l'analista ha risposto che servirebbero comunque decine e decine di gommoni. La soluzione più probabile resta ancora oggi quella di un lungo assedio. 

MORSA DA EST E DA OVEST
A est della città simbolo dello jihadismo in Libia, le milizie della Guardia petrolifera  stanno avanzando verso Ben Jawad, approfittando del fatto che il gruppo jihadista ha spostato la maggior parte dei suoi mezzi e uomini a ovest per difendersi dall'avanzata delle milizie di Misurata, arrivate a 13 chilometri dalla città. Le forze di Jadhran hanno preso il controllo della più importante sede dello Stato islamico nella zona, nota col nome di  Campo al Nahr, oltre alle zone residenziali di Progetto Mille e altre unità abitative, arrivando alla zona di al Khalat che dista solo 3 chilometri da Ben Jawad, caduta nelle mani dei jihadisti il 4 gennaio scorso. Una seconda direttrice dell'avanzata delle forze della Guardia petrolifera sta seguendo una via desertica dalla parte meridionale di al Nawafiliya, percorrendo la via al Lain, che da più di un anno è controllata dallo Stato islamico.

 

IL RUOLO DI JADRAN
Figura controversa nel panorama libico, Jadhran ha combattuto contro le milizie dalla città di Misurata in passato ed è accusato di aver istigato e sostenuto il blocco dei giacimenti di petrolio tra il 2013 e il 2014. Le sue Guardie sostengono ora il Consiglio di presidenza del governo di accordo nazionale guidato dal premier Fayez al Sarraj, in virtù dei disaccordi personali tra Jadhran e il generale Khalifa Haftar, comandante dell'autoproclamato Esercito libico attivo nella Cirenaica. La Guardia petrolifera è considerata ad oggi il maggiore alleato del governo di Tripoli nell'est del paese, controllato da un'entita' governativa rivale che controlla Bengasi, al Badya e Tobruk.

Recentemente Jadhran si è distaccato da Sarraj, ma è considerato più malleabile e facilmente riconducibile a Tripoli degli esponenti di Tobruk. La verità è che gli attori locali sono soltanto una piccola parte di questa complessa partita: bisogna tener conto di quello che fanno i grandi attori esteri. Qatar, Arabia Saudita, Egitto, Turchia, Egitto, Regno Unito, Stati Uniti. Il quadro diplomatico, nonostante la nascita di un governo di unità, appare tutt'altro che chiaro.

Secondo il portavoce dell'operazione militare a Sirte gli jihadisti starebbero preparando i gommoni per lasciare la città attraverso le acque del Mediterraneo, essendo tutte sbarrate le possibili vie di fuga
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