Edoardo Frittoli

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La missione Apollo 12 ebbe inizio il 14 novembre 1969 alle 11:22 (17:22 ora italiana). Sotto un cielo plumbeo si stagliava il razzo vettore Saturn (alto 110 metri), pronto sulla rampa di lancio del Kennedy Space Center in Florida. Erano passati solo 124 giorni da quando l'umanità aveva portato a termine la sua più grande conquista: lo sbarco sulla Luna.

Alla vigilia del lancio della seconda missione lunare della Nasa, gli Stati Uniti erano tormentati da gravi problemi interni ed esterni: mentre proseguiva la Guerra Fredda con l'Urss, di cui la corsa allo spazio faceva parte, non si placava la rivolta dei ghetti neri. Per le strade delle principali città migliaia di manifestanti protestavano contro la guerra in Vietnam, giunta ad una situazione di stallo nonostante il sacrificio delle vite di migliaia di giovani. Forse anche per il momento particolarmente delicato, Richard Nixon volle essere presente al conto alla rovescia: era la prima volta che un Presidente degli Stati Uniti era presente al lancio sin dall'inizio del programma nel 1961.

La partenza dell'Apollo 12 fu da subito messa a rischio da un guasto ad uno dei serbatoi del razzo vettore, sostituito poco prima che i tre astronauti salissero la rampa per prendere posto nel modulo di comando. I membri della seconda missione alla conquista della Luna erano il comandante Charles Conrad, il pilota del modulo lunare Alan Bean e il pilota del modulo di comando Richard Gordon. Su di loro ricadeva la pesante eredità di essere i secondi a dover compiere un grande passo per l'umanità, oscurati com'erano dall'accecante fama dei primi conquistatori della Luna della missione Apollo 11.

Il lancio avvenne in perfetto orario, nonostante la pioggia che batteva senza tregua contro la superficie bianca del razzo. Fu 36 secondi dopo il decollo che avvenne l'inconveniente più pericoloso di tutta la missione, quando un fulmine si scaricò con violenza sull'Apollo 12. Di colpo, i contatti con la control room si interruppero. A bordo, per lunghissimi istanti, gli strumenti impazzirono. Si temette il peggio anche perché il Saturn fu nuovamente colpito da una scarica elettrostatica a 52 secondi dal lancio. Nel silenzio della sala del centro spaziale l'addetto ai controlli John Aaron salvò la vita degli astronauti e la missione, mettendo in atto tempestivamente una procedura di emergenza provata durante le esercitazioni. Di colpo le comunicazioni tra la terra e l'Apollo 12 ripresero. La tensione fu stemperata da uno scambio di battute tra i tecnici di Houston e il modulo, dove i controllori di volo riferirono scherzosamente agli astronauti che nella sala "c'erano stati un paio di infarti".

L'iniezione dei razzi propulsori per la rotta translunare avvenne dopo una rivoluzione e mezza attorno alla Terra, alle 13:53 (19:53 in Italia). Dopo aver superato la velocità di 40.000 Km/h per abbandonare la gravità terrestre, il modulo di comando "Yankee Clipper"  rallentava stabilizzando la velocità a circa 5.000 km/h, permettendo a Bean e Conrad di passare nel modulo lunare per controllare eventuali danni seguiti alle scariche dei due fulmini, che fortunatamente non si verificarono.

Il video dedicato alla missione Apollo 12 (©NASA)

Gli obiettivi principali della seconda missione dell'uomo sulla Luna rappresentavano un ulteriore balzo tecnologico rispetto a quella dell'Apollo 11 di poco più di tre mesi prima. Nel modulo lunare "Intrepid" vi erano due importanti strumenti di misura, il sismografo ALSEP e un sistema di rilevamento e misurazione del vento solare, che l'equipaggio avrebbe dovuto attivare una volta scesi sul suolo lunare. Un secondo importante target della missione era il ritrovamento della sonda Nasa Surveyor III, allunata nel Mare delle Tempeste il 19 aprile 1967 per recuperarne i componenti e riportarli sulla Terra a fini di studio sugli effetti dell'esposizione prolungata al vento solare.

Terzo e non meno importante obiettivo era il prolungamento delle EVA (le passeggiate lunari o attività extraveicolari) in termini di durata e distanza dal modulo. Anche la fase di allunaggio, che prevedeva l'uso di nuove tecniche di navigazione, doveva avvenire in una zona molto distante da dove nel luglio precedente aveva toccato il suolo lunare l'Apollo 11. L'area designata, il Mare delle Tempeste, era caratterizzata inoltre da una conformazione del terreno molto più accidentata della precedente.

Il 16 novembre 1969 lo "Yankee Clipper" si trovava a circa metà strada tra la Terra e la Luna. Durante la fase di avvicinamento l'equipaggio filmò le immagini della Terra e della Luna oltre agli interni del modulo di comando. La fase di ingresso nell'orbita lunare iniziò il 17 novembre dietro la faccia nascosta del satellite, corretta in una rotazione perfettamente circolare in modo da facilitare la fase di rendez-vous tra l'Intrepid e il Clipper nella fase di rientro. Il giorno seguente, dopo una lunga fase di orbitazione, Conrad e Bean entrarono nel modulo lunare per preparare la fase di discesa. Durante quest'ultima si verificò il secondo importante inconveniente della missione, poiché i dati di navigazione del modulo non corrispondevano a quelli registrati dalla sala di controllo di Houston. La correzione avvenne ancora grazie allo sviluppo delle nuove tecnologie di navigazione remota. Il sistema "LEAR" -ulteriormente sviluppato - fu in grado di fornire da remoto le correzioni necessarie a riportare l'Intrepid sulla rotta prestabilita. A 110 ore dal lancio, l'Intrepid comandato da Alan Bean toccava la superficie lunare con una manovra da manuale. Il modulo si trovava a soli 163 metri dal cratere nel quale si trovava la sonda Surveyor III e a quasi 1.800 km. dal punto di allunaggio della missione precedente di Armstrong, Aldrin e Collins. Dopo 5 ore Conrad e Bean uscirono dal modulo, osservati da Gordon che dal modulo di comando in orbita ne osservò i movimenti grazie ad un nuovo potentissimo telescopio in dotazione allo Yankee Clipper.

Durante la prima sortita sulla polverosa ed accidentata superficie del Mare delle Tempeste, i due astronauti procedettero alla prima passeggiata lunare. Conrad portò con sé una videocamera che purtroppo si guastò per l'accidentale puntamento diretto verso il sole. Il primo compito, perfettamente portato a termine, fu il posizionamento e la messa in opera del sismografo ALSEP alla distanza di 213 metri dal modulo Intrepid. Sulla via del ritorno il comandante Conrad scavò la polvere scura fino a circa 40 centimetri per il prelievo di campioni di superficie rocciosa. Il rientro avvenne dopo 3 ore e 39 minuti.

La seconda attività extraveicolare avvenne il 20 novembre e fu dedicata ad un'esplorazione più lunga della zona circostante e dei molti crateri presenti nelle immediate vicinanze, terminata con il ritrovamento della Surveyor III. I due astronauti compirono un percorso circolare lungo circa 400 metri prima di giungere nei pressi del bordo del cratere dove 45 metri sotto di loro si trovava il veicolo. Raggiunto il Surveyor, Conrad e Bean procedettero allo smontaggio di alcune componenti della sonda. La futura analisi delle parti rimaste per più di due anni sulla Luna avrebbe rivelato gli effetti dell'ambiente lunare non solo sui materiali, ma anche sui microorganismi che gli scienziati della Nasa avevano inserito nei cablaggi del Surveyor prima del lancio di due anni prima.

La seconda e ultima esplorazione terminò dopo 3 ore e 48 minuti, quando i due astronauti dell'Apollo 12 erano sulla Luna da 31 ore. Dopo essere rientrati nell'Intrepid, Conrad e Bean procedettero all'espulsione delle ingombranti tute spaziali e quindi al decollo, anche questo riuscito perfettamente. La fase di riavvicinamento al modulo di comando fu un altro successo per la missione: la rampa di lancio,sganciata dal modulo durante l'ascesa, ricadde sulla Luna a circa 75 chilometri dal sismografo ALSEP, che registrò una scossa pari all'impatto di una tonnellata di TNT i cui dati furono prontamente ricevuti da Houston per circa un'ora. Poco dopo un perfetto "docking" tra lo Yankee Clipper e l'Intrepid, alla quarantacinquesima rivoluzione attorno alla Luna il modulo accese i razzi per iniziare la rotta verso la Terra e lasciare la gravità lunare. Il viaggio di rientro fu privo di inconvenienti. Il 24 novembre 1969, con soli 62 secondi di ritardo rispetto ai calcoli iniziali, la capsula dell'Apollo 12 ammarò a circa 750 km a Sud Ovest delle isole Samoa, a sole tre miglia nautiche dalla nave militare americana USS Hornet, la stessa che raccolse l'equipaggio della prima missione lunare il 24 luglio 1969: esattamente quattro mesi dopo la prima volta dell'uomo sulla Luna.


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