Poco meno di 6 anni alla guida della più grande diocesi del mondo, Milano, possono incidere poco. O quasi nulla. Tracce che possono essere quasi impercettibili quando, poi, ad aver guidato la Chiesa ambrosiana per così poco tempo è una figura come il cardinale Angelo Scola che con Milano e la sua Chiesa fin dagli anni del seminario ha sempre avuto rapporti complicati.

Scola – come lui stesso ha rivelato nei mesi scorsi che il suo mandato milanese si sarebbe concluso subito dopo la visita pastorale di papa Francesco del 25 marzo scorso – sta per fare le valigie, dopo assere arrivato alla testa della Curia meneghina il 28 giugno 2011 su nomina di Benedetto XVI, sulla scia dei tanti anni trascorsi al timone del Patriarcato di Venezia, dove – va ricordato – contrariamente alla esperienza milanese ha lasciato non pochi ricordi e tanti programmi realizzati in particolare sul piano pastoral-culturale. Il conto alla rovescia per la indicazione del suo successore è, quindi, iniziato. Salvo imprevedibili sorprese che possono sempre arrivare da una figura come papa Jorge Mario Bergoglio che, dopo la trionfale visita pastorale dei giorni scorsi, accolto da oltre un milione di milanesi alla messa di Monza, da oltre 80 mila giovani all'incontro di S.Siro e dopo le significative visite alle Case Bianche e al carcere di S.Vittore (primo papa a mettere piede e a pranzare con i detenuti dello storico penitenziario milanese), forse potrebbe riservarci qualche inaspettata sorpresa.

E' un fatto che la giornata trascorsa da papa Francesco a Milano lo ha visto costantemente affiancato dal cardinale Scola, che poi ha anche ringraziato con parole di stima e di affetto. Quasi a voler sottolineare la nascita di un feeling che tra i due non era mai apparso tanto evidente. Specialmente dopo che nel Conclave del 13 marzo 2013 il futuro papa Francesco ebbe proprio nel cardinale Scola il suo principale “oppositore”.

 

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CHI ENTRA PAPA ESCE CARDINALE

 Ma, come si sa, chi entra da papa in Conclave quasi sempre ne esce da cardinale. L'antico detto ha trovato piena applicazione proprio nel cardinale Angelo Scola e per questo l'opinione pubblica – forse esagerando – lo ha sempre considerato uno dei punti di riferimento del “partito” avverso a Bergoglio. Impressioni e sospetti che il pellegrinaggio milanese di Francesco sembra aver cancellato quasi del tutto. Difficile, comunque, dimenticare che, alla vigilia dell'elezione papale del marzo 2013 quasi tutta la stampa nazionale ed internazionale inserì proprio Angelo Scola nella ristretta cerchia dei papabili. Ci furono giornali che, in attesa della fumata bianca, gli dedicarono paginate intere di biografie e profili pastorali proprio in vista dell'ascesa al Soglio pontificio. Una certezza inspiegabilmente incrollabile al punto da provocare una clamorosa gaffe anche da parte della Conferenza Episcopale Italiana, il cui segretario generale del tempo, il vescovo Mariano Crociata, in un nota emessa per la stampa pochi minuti prima l'annuncio della elezione papale invitava a pregare e a ringraziare la Divina Provvidenza per la nomina del nuovo papa Angelo Scola. Scola, che presumibilmente alla fine era stato uno degli elettori del primo papa gesuita, suo malgrado senza darci apparentemente peso tornò a Milano, la diocesi che ora sta per lasciare.

   Ma Scola cosa lascia nella Chiesa ambrosiana? Poco meno di sei anni appena di guida pastorale di una diocesi immensa come quella milanese sono indubbiamente pochi. Il cardinale Carlo Maria Martini, gesuita come papa Francesco, governò la Chiesa milanese per ben 24 anni – dal 1979 al 2002 – lasciando una impronta che ancora resiste ed è gelosamente custodita da tutti i milanesi, credenti e non credenti. Il successore, il cardinale Dionigi Tettamanzi, vi rimase 9 anni, riuscendo però spesso a volentieri a levare la voce in difesa di poveri, immigrati, fasce deboli, e i rom presi di mira dalla Lega, attirandosi le inevitabili frecciate del Carroccio.

 

DA PAPA FRANCESCO NIENTE PROROGHE?

   Dopo Tettamanzi, Scola, che se ne va a pochi mesi dal compimento dei 75 anni, l'età in cui gli ecclesiastici a norma di Diritto Canonico devono rinunziare ai loro incarichi. Fu lui stesso ad annunciarlo nei mesi scorsi che si sarebbe fatto da parte appena raggiunta l'età della pensione ecclesiastica. Perchè tanta fretta? E' vero che vescovi e cardinali quando arrivano a 75 anni devono rassegnare le dimissioni nelle mani del Papa. Ma è anche vero che il Pontefice prima di accettarle concede proroghe che, a volte, durano anche anni. Un esempio su tutti: il cardinale vicario di Roma Agostino Vallini che, pur avendo passato i 77 anni, guida ancora la diocesi capitolina e forse solo tra qualche mese sarà sostituito. Per Scola non c'è stata nessuna proroga. E' stato lui a manifestare il desiderio di volersene andare, e papa Francesco lo sta per accontentare.

La visita a Milano di Bergolio è stato di certo l'ultimo atto pubblico a cui Scola ha partecipato nelle vesti di vescovo di Milano, una città dove ha fatto fatica ad entrare in sintonia anche negli anni del seminario, dove il futuro Patriarca di Venezia e arcivescovo ambrosiano entrò quando già era un giovane militante di Comunione e Liberazione affascinato dallo storico fondatore e leader indiscusso don Luigi Giussani. E non fu certamente un caso se per completare gli studi, il giovane Scola, entrato in rotta di collisione con i docenti milanesi, si trasferì nel seminario di Teramo, dove fu ordinato prete.

IL RITORNO A MILANO, LA “RIVINCITA” 
La nomina, del tutto inaspettata, alla guida della diocesi di Milano ebbe, quindi, per Angelo Scola il sapore di una rivincita anche se ci arrivò dopo una importante “carriera” ecclesiastica costellata da numerose nomine e riconoscimenti di prestigio, come la nomina a rettore della Pontificia Università Lateranense, la storica università del Papa, la guida della diocesi di Grosseto e la nomina a Patriarca di Venezia dove, grazie ad un lavoro alto e competente e ad una azione pastorale assai seguita, ha potuto lasciare una indubbia impronta culturale gettando le basi per la nascita di importanti istituzioni come il polo accademico Studium Generale Marcianum e il Centro internazionale di Studi Oasis. Due istituzioni che hanno contribuito a sviluppare lo scambio culturale, la ricerca e il dialogo ecumenico ed interreligioso di portata sicuramente internazionale. Impronte, in verità, difficilmente riscontrabili nella breve stagione trascorsa a Milano, dove in circa sei anni va detto che non è stato con le mani in mano. Ha scritto lettere pastorali, è intervenuto per richiamare le attenzioni sulle maggiori problematiche cittadine, ha visitato parrocchie. Ha fatto sicuramente il vescovo come è giusta che sia. Ma il cuore della Chiesa di Milano batte ancora per il cardinale Carlo Maria Martini. Una sfida forse troppo grande anche per il ciellino Angelo Scola, il dinamico cardinale a cui Jorge Mario Bergoglio sbarrò la strada per l'ascesa al Soglio di Pietro.

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