Anche senza Chavez il mondo è comunque pieno di dittatori

Feroci, kitsch o romantici, la mappa dei regimi del pianeta, dall'Azerbaijan a Cuba, passando per Zimbabwe ed Iran

Hugo Chavez con Mahmoud Ahmadinejad durante una visita a Teheran nel 2009 (Credits: Epa/Abedin Taherkenareh)

Anna Mazzone

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Alla vigilia dei funerali di Stato di Hugo Chavez, metà del mondo lo piange, ma l'altra metà fa spallucce, considerandolo un dittatore ormai trapassato. Eppure il pianeta pullula ancora di leader alla Chavez, più o meno carismatici e più o meno autoritari. Ci sono dittatori e dittatori, questo è vero, ma è un dato di fatto che, soprattutto se guardiamo ad Est del mondo, gli "uomini forti" (eufemismo) spopolano.

In vetta alla classifica dei dittatori mondiali spicca, e non solo per l'attualità, il raìs siriano Bashar al Assad. La guerra civile in Siria continua a mietere vittime, giorno dopo giorno. Più di 70mila, secondo il conteggio delle Nazioni Unite. Più di centomila secondo i numeri delle forze di opposizione. Un regime spietato quello di Assad, che incarna perfettamente il vecchio detto: "tale padre, tale figlio". Solo che il padre dell'attuale leader di Damasco si era fermato a 30mila vittime, ma lui sembra voler continuare a oltranza, finché non sgominerà i ribelli. E la comunità internazionale sta a guardare, offrendo sostegno militare agli oppositori del raìs, ma senza fare un passo in più, per non rischiare di irritare Russia e Cina, i grandi amici del raìs.

Subito dopo la Siria, l'occhio non può che cadere sulla Corea del Nord. Il Caro Leader Kim Jong Il è morto e sepolto, ma suo figlio, appassionato di fast-food e cartoni della Disney, sembra voler ricalcare le orme del padre. Kim Jong Un da una parte apre lo spiraglio a delle concessioni per la popolazione nordcoreana, ma dall'altra continua a mostrare i muscoli con i test nucleari, sfidando Washington. Al di là delle tattiche diplomatiche e militari, però, resta il fatto che il regime di Pyongyang continua a far vivere i suoi sudditi nel terrore e, soprattutto, nella fame. La crisi alimentare della Corea del Nord non accenna a placarsi. Milioni di persone sono prigioniere di uno dei più odiosi regimi del mondo, che sembra perpetuare se stesso senza soluzione di continuità.

In quanto a dittature, l'Iran meriterebbe un capitolo a parte. Il presidente Mahmoud Ahmadinejad (grande amico del defunto Hugo Chavez) ha soffocato nel sangue il movimento di protesta Onda Verde, che manifestava contro la sua rielezione a giugno del 2009. Migliaia di ragazzi sono scesi per le strade di Teheran chiedendo al regime di fare un passo indietro. Ahmadinejad ha risposto con manganelli e fucili. Le cose in Iran non sono cambiate e l'Onda Verde si è dissolta. Nel paese persiano si continua a uccidere per impiccagione e lapidazione. Colpiti i gay e le donne adultere. Il 14 giugno di quest'anno si terranno le elezioni presidenziali e Ahmadinejad non può correre per il terzo mandato. L'elezione del nuovo presidente iraniano potrebbe segnare un cambio di passo del Paese, o un mantenimento dello status quo. Non resta che aspettare l'esito del voto.

E poi ci sono le petrol-dittature dell'Azerbaijan e del Kazakhstan. La dinastia degli Aliyev regna incontrastata a Baku, da dove fa affari d'oro con le principali compagnie energetiche mondiali, a cominciare dalla britannica BP. E poco importa ai sudditi di Sua Maestà che il regime di Ilham Aliyev, pure lui figlio d'arte di cotanto padre, strangoli praticamente ogni forma di opposizione e usi il pugno di ferro contro chi lo contrasta. Pecunia non olet, dicevano gli antichi Romani e il detto si conferma oggi più che mai. Di fronte a montagne di dollari anche i diritti umani e civili vengono accantonati.

E così fan tutti. Basti pensare che al momento al Maxxi di Roma è allestita una mostra di opere di arte contemporanea  della Fondazione Aliyev, dal titolo suggestivo: "Fly to Baku", Vola a Baku. 21 artisti amici del regime che espongono le loro opere. Tutti gli altri, quelli non amici, sono restati a casa senza voce, come da copione del dittatore-mecenate.

E dall'Azerbaijan al Kazakhstan il passo è breve. Qui l'imperatore incontrastato è Nursultan Nazarbayev, tra i più longevi dittatori al mondo. E' al potere dalla caduta del Muro di Berlino e anche prima era comunque alla testa del partito comunista kazakho. Chapeau! Nazarbayev, proprio come Alyev, è uno di quei dittatori kitsch che a prima vista possono anche risultare simpatici.

Il loro stra-potere si esprime attraverso grandi oper epubbliche. Ad Astana, la capitale del Kazakhstan, è tutto uno scintillio di ori e paillettes. Un auditorium straordinario, realizzato da un architetto italiano, riposa proprio di fronte al palazzo presidenziale, che ricalca in qualche modo gli sfarzi dell'epoca dei faraoni egiziani. Di fronte a tutto questo si prova la stessa sorpresa della prima volta che si atterra a Las Vegas.

Ma in Kazakhstan ci si rende ben presto conto che l'America è lontana, dall'altra parte della luna (come cantava l'indimenticabile Lucio Dalla), e basta andare poco fuori dalla capitale per realizzare che non esistono né strade né infrastrutture e la popolazione vive in condizioni di estrema povertà, nonostante le immense ricchezze energetiche del Paese.

Last but not least, l'opposizione kazhaka è costantemente vessata dal regime. Processi iniqui, carcere facile, inchieste al limite del surreale. Il grande imperatore Nazarbayev fa il bello e il cattivo tempo in Kazakhstan e nessuno osa contraddirlo. Anche in questo caso il motto della comunità internazionale è quello dei saggi latini: pecunia non olet.

Il tris di dittature post-sovietiche lo conclude la Bielorussia. Il sovrano indiscusso è Aleksandr Lukashenko, alla testa del Paese dal 1994. La Bielorussia è l'ultimo regime fortemente autoritario ancora in vita in Europa. Anche qui i tratti del dittatore si riconoscono immediatamente: l'opposizione è vessata, incarcerata, imbavagliata. Lo stato di povertà della popolazione è alle stelle, ma le reazioni della piazza vengono sedate nel sangue. Lukashenko conta sul sostegno di Mosca e la Russia è un alleato importante alle spalle di Minsk. In più, l'Europa, che si è espressa duramente contro di lui in passato, per ora preferisce non muovere alcun passo concreto, vista l'importanza strategica per l'Unione delle forniture energetiche bielorusse.

Anche l'Africa è in pole position in quanto a dittatori. Due su tutti: Robert Mugabe, capo supremo dello Zimbabwe, e Omar al Bashir, carnefice del Darfur. Sulle loro teste pende la condanna del Tribunale Internazionale per crimini di guerra e contro l'umanità. Ma i due sembrano non scomporsi e continuano tranquillamente a regnare sui loro popoli con la ferocia di sempre.

E concludiamo con il dittatore dei dittatori, l'inossidabile Fidel Castro. Ottuagenario vecchietto che si è messo a riposo per malattia cedendo lo scettro al fratello Raul, ma da dietro le quinte continua a muovere le fila della politica cubana. Fidel, padre putativo di Hugo Chavez, come il caudillo venezuelano è amato e odiato. Incarna il dittatore romantico per eccellenza, quello che ammalia le folle promettendo loro il paradiso (socialista) in terra, ma che poi regala solo povertà e negazione dei diritti civili e umani.

Qualche tempo fa chi scrive ha incontrato una dipendente del ministero della Cultura di Cuba. Per non metterla in imbarazzo con domande politiche, le ho chiesto come stesse Fidel e lei mi ha risposto con un sospirone e alzando gli occhi al Cielo: "Sapessi, ogni giorno preghiamo tutti che Dio se lo prenda presto....ma il problema è che a Cuba abbiamo i medici migliori del mondo!". E come darle torto.

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