Altro giovane di colore ucciso in Missouri

Sale la tensione per un nuovo episodio la cui dinamica però è molto diversa da quella della morte di Michael Brown

Scontri tra polizia e manifestanti in Missouri – Credits: Michael B. Thomas/AFP/Getty Images

Mattia Ferraresi

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La tensione in Missouri ha raggiunto un nuovo apice ieri pomeriggio, quando si è diffusa la notizia che un giovane afroamericano era stato ucciso da un agente di polizia a poche miglia dal luogo in cui è morto il 9 agosto Michael Brown. Ci sono volute diverse ore per fare un minimo di chiarezza sulla dinamica che ha portato alla morte di un 23enne di St. Louis, e per capire che la dinamica tratteggiata dalla polizia e dai testimoni poco ha a che fare con l’omicidio che ha proiettato sulla scena nazionale vecchie ombre fatte di razzismo e segregazione.

L’uomo è entrato in un drugstore, ha preso delle bevande energetiche e pasticcini e si è allontanato dal negozio. Quando il commesso lo ha seguito all’esterno per chiedere di pagare il conto, l’uomo ha dato in escandescenze, scagliando a terra la merce che aveva fra le mani. La polizia è arrivata sul posto poco dopo, ed è a quel punto che il giovane ha estratto un coltello da cucina e ha preso a minacciare gli agenti: “Sparatemi, uccidetemi ora!” ha gridato, stando al racconto degli agenti e di diversi testimoni che nel frattempo si erano radunati attorno alla scena. I poliziotti hanno intimato più volte all’uomo di posare l’arma, ma questo ha continuato ad avvicinarsi, minacciandoli. Hanno aperto il fuoco quando ormai l’aggressore era arrivato a pochi metri dagli agenti.

“Capiamo tutti quello che sta succedendo a Ferguson, ma credo che ogni agente di polizia abbia il diritto di difendere se stesso e i cittadini”, ha spiegato il capo della polizia di St. Louis, Sam Dotson.

La genesi dell’omicidio di St. Louis con ogni probabilità non ha nulla a che vedere con la guerriglia a sfondo razziale che si è scatenata a Ferguson – complici anche le infiltrazioni di soggetti violenti fra i manifestanti – ma nel clima rovente di questi giorni ogni incidente rischia di trasformarsi in un fattore di instabilità incontrollabile. A dispetto delle tensioni del pomeriggio, la nottata di ieri a Ferguson è stata relativamente tranquilla, grazie anche alla massiccia presenza di uomini della guardia nazionale e al regolamento che impone ai manifestanti di sfilare in corteo ma senza fermarsi: la possibilità di stazionare in un luogo, secondo la polizia, è un fattore scatenante della guerriglia a cui il mondo ha assistito in queste notti.

E oggi è anche la giornata in cui, su mandato di Barack Obama, arriva nel sobborgo di St. Louis il procuratore generale Eric Holder, magistrato che gode di un’inscalfibile reputazione di difensore dei diritti civili. A lui è affidato il compito di placare le cariche emotive che si stanno scontrando nel Missouri e iniziare un credibile percorso verso ciò che i manifestanti chiedono: giustizia. In un editoriale apparso sul St. Louis Post-Dispatch, Holder ha però ribadito che la fine delle violenze è condizione necessaria per “l’inizio del processo di ricomposizione” che il presidente ha invocato più volte. 

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