In una delle più grandi manifestazioni degli ultimi anni, sotto una pioggia battente, una folla di circa 20.000 manifestanti, fra cui moltissime donne, ha attraversato ieri Kabul trasportando sette bare con i resti dei civili decapitati il 7 novembre da una imprecisata fazione di talebani vicina all'ISIS nella provincia meridionale di Zabul. Nuove manifestazioni si sono svolte oggi, tra l'altro, a Herat, Mazar-i-Sharif e Jalalabad.

Le vittime
Le sette vittime - un bambino, tre uomini e tre donne - erano appartenenti alla minoranza sciita di etnia Hazara. Rapiti circa un mese fa nel distretto di Jaghori della provincia di Ghazni, mentre viaggiavano su un autobus, sono stati uccisi da seguaci locali del "Califfo" Abu Bakr al-Baghdadi. La polizia è riuscita a ottenere la restituzione dei cadaveri, rinvenuti l'8 novembre nel distretto di Khak-e-Afghan di Zabul, grazie all'intervento di alcuni anziani tribali. Per la prima volta nel conflitto in Afghanistan, hanno rilevato analisti locali, sono stati decapitati civili di sesso femminile. 

La manifestazione a Kabul 
Durante la marcia per chiedere un'azione del governo, i manifestanti, accompagnati da parlamentari, responsabili di partiti e di ONG per la difesa dei diritti umani e da leader di movimenti femminili, hanno gridato slogan quali "Morte alle spie del Pakistan!", "Morte ai talebani e a Daesh!" (acronimo arabo dell'ISIS) e "Dimissioni del coordinatore del governo e del presidente!". 

Una volta giunti vicino al Palazzo presidenziale, alcuni dimostranti hanno cercato di forzare il cancello d'ingresso e di scalare il muro della residenza del presidente Ashraf Ghani, e sono per questo stati affrontati da unità speciali della polizia che hanno prima sparato in aria e poi anche verso i manifestanti più arditi, ferendo dieci persone. Una delegazione degli organizzatori della protesta è stata ricevuta dal vicecapo dell'esercito, il generale Ali Murad, anch'egli Hazara sciita come i sette decapitati. 

La condanna dal Presidente Ashraf Ghani 
In un intervento radio-televisivo il capo dello Stato, Ashraf Ghani, ha condannato le uccisioni e ha promesso un'inchiesta nonostante la crescente minaccia rappresentata dai talebani, che hanno ripreso il controllo della città meridionale di Kunduz. Il Presidente afghano ha assicurato: "Vendicheremo il sangue dei nostri fratelli e sorelle nei riguardi dei talebani, di Daesh e di altri gruppi", sostenendo che "questo è stato un atto dei nostri nemici che vogliono dividerci" e chiedendo a tutti di "rimanere uniti e di non dividersi".

Scontri tra islamisti: talebani vs ISIS
Da ormai quasi un anno l'ISIS sta cercando di consolidare le proprie posizioni in Afghanistan, soprattutto nelle province orientali di Zabul e Nangarhar, dove ha ottenuto la sottomissione di numerosi comandanti talebani radicali e l'appoggio di combattenti stranieri, fra cui quelli del Movimento islamico dell'Uzbekistan (Imu). Questo ha generato periodici scontri fra i talebani dell'Emirato islamico dell'Afghanistan - fondato dal Mullah Omar e guidato dal suo successore, il Mullah Mohammad Mansur - e i militanti dell'ISIS, che nella regione pachistano-afghana hanno creato lo Stato Islamico del Khorasan

Le opposte visioni strategiche vedono i talebani "ortodossi" portare avanti un progetto di conquista del potere in Afghanistan, dove vogliono costituire un governo basato sulla sharia, come fu fra il 1996 ed il 2001, mentre l'ISIS non ha interesse a confini nazionali e punta all'utopia della costituzione di un "Califfato" transnazionale. Nel corso dei mesi passati i talebani del Mullah Mansur si sono divisi fra scontri con le forze di sicurezza afghane e altri con i militanti dell'ISIS ed i loro alleati.

Il 9 novembre i talebani di Mansur hanno impiccato 15 dei 35 militanti dell'ISIS da loro catturati giorni prima nella provincia meridionale di Zabul, dopo averli accusati di essere corresponsabili della decapitazione dei sette hazari. Nei giorni scorsi una battaglia fra combattenti dei due gruppi talebani nella provincia di Zabul si è conclusa ieri con la morte di almeno 50 militanti delle due parti. 

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