Brasile: chi è Aécio Neves, lo sfidante di Dilma

Ecco perché l'ex governatore di Minas Gerais ha qualche chance per battere la Presidenta al ballottaggio

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Aecio Neves – Credits: Getty

È Aécio Neves la sorpresa del primo turno delle elezioni presidenziali brasiliane. Distanziato di otto punti percentuali dalla favoritissima Dilma Rousseff, è riuscito a raccogliere il voto di protesta contro il Partito dei Lavoratori e il governo in carica, quel desiderio di cambiamento che, durante le prime battute della campagna elettorale, sembrava poter gonfiare le vele dell'ambientalista Marina Silva, canditatura rivelatasi fragile anche a causa della mancanza di una solida struttura partitica alle spalle. Ma chi è Neves? E soprattutto quante speranze ha di battere Dilma al ballottaggio del 26 ottobre?

Nato nel 1960 come Dilma Rousseff a Belo Horizonte, il candidato del partito socialdemocratico brasiliano (PSDB)  condivide con la presidenta anche un'altra caratteristica: è un politico di lungo corso (è nipote dell'ex presidente Tancredo Neves ed è stato presidente della Camera dei Rappresentanti dal 2001 al 2002) ma è anche - come Dilma - un economista piuttosto conosciuto (si è laureato in economia presso la Pontificia Università Cattolica di Minas Gerais). Governatore dello Stato di Minas Gerais dal 2002 al 2010, poi senatore e presidente del PSDB, Neves è riuscito nel miracolo di andare al ballottaggio perché, da un lato, è riuscito a rassicurare la comunità degli affari, che teme e temeva una progressiva bolivarizzazione del governo del Pt sotto la presidenza Rousseff, dall'altro, avendo un partito strutturato alle spalle, è riuscito a indeboire la candidatura di Marina Silva, finendo per raccogliere quel voto di protesta e cambiamento che, al di là dei connotati ideologici, sta cominciando a spirare sempre più forte in Brasile, anche a causa della crisi.

 

Insomma: Neves, che ha una formazione centrista e liberale, potrebbe persino vincere al ballottaggio, non tanto perché i brasiliani chiedano una svolta a destra quanto perché, dopo dodici anni di potere ininterrotto del Pt, di fronte agli scandali e al rallentamento della locomotiva della crescita, desiderano una svolta purchessia, in una parola: una nuova classe dirigente. Neves, da questo punto di vista, è perfetto. Energico, pragmatico, non legato alle ricette ideologiche del vecchio centrodestra, come ha dimostrato anche come governatore dello Stato di Minas Gerais dove ha dato il via a un ambizioso programma di riduzione delle povertà.

A decidere, con ogni probabilità, sarà l'ambientalista evangelica Marina Silva, che col suo pacchetto di voti del 20% potrebbe far pendere la bilancia verso la presidenta Dilma o verso Neves

A decidere, con ogni probabilità, sarà l'ambientalista evangelica Marina Silva, che col suo pacchetto di voti del 20% potrebbe far pendere la bilancia verso la presidenta Dilma (che molti accusano di essere troppo ideologica e rigida) o verso Neves. La sua frase, dopo la sconfitta, potrebbe prefigurare davvero quel cambiamento che, dopo dodici anni di Pt, sembrano aver chiesto centinaia di milioni di brasiliani: «Dal 2010 il Brasile ha mandato chiari segnali di volere un cambiamento significativo». Saranno tre settimane di fuoco quelle prima del ballotaggio. Neves si è rivelato fortissimo nella ricca San Paolo, dove ha preso quasi il doppio dei voti della presidenta. Dilma ha tenuto nel Nord Est, vero bacino elettorale del Pt, dove più forte è l’effetto dei programmi sociali del governo. Sarà, ancora una volta, un voto fortemente polarizzato a livello economico e geografico. Ma a decidere potrebbe essere la fragile e minuta Marina Silva, ex Pt che in odio ai suoi ex compagni di partito potrebbe far perdere l'ancora favorita Dilma Rousseff.

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