Esteri

Ad Aleppo e Mosul si decidono le sorti del Califfato

Le città sunnite sono due tappe fondamentali della guerra contro l'Isis. Ma per vincere veramente occorre ora un accordo tra Trump e Putin

Siria, Douma

Alfredo Mantici

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Per Lookout news

Dopo due anni di occupazione di ampie porzioni di territorio siriano e iracheno, da settimane l’ISIS è sulla difensiva in tutta la regione. Nella città siriana di Aleppo le truppe del Califfato sono strette d’assedio dalle forze del governo di Damasco, appoggiate dagli iraniani e dai russi.

Mentre a Mosul le milizie irachene hanno lanciato l’offensiva finale con il sostegno degli americani. Non si conosce la sorte del Califfo Abu Bakr Al Baghdadi il quale, secondo alcune fonti, sarebbe riuscito a fuggire da Mosul, mentre secondo altre fonti sarebbe rintanato in uno dei rifugi sotterranei costruiti dai jihadisti a Raqqa, l’ultima roccaforte dell’ISIS in terra siriana.

 

 Aleppo
Fin dall’inizio della guerra civile in Siria nel 2011, Aleppo – la seconda città del Paese – è stata divisa in due parti: la parte occidentale è controllata dai governativi; quella orientale è occupata da diversi gruppi di ribelli appartenenti sia al Free Syrian Army (una coalizione di circa trenta formazioni “laiche”) sia al raggruppamento jihadista composto da Jabhat Fateh Al Sham (ex Jabhat Al Nusra), dagli epigoni di Al Qaeda e dai miliziani dell’ISIS.

Agli inizi dello scorso mese di settembre le forze lealiste, sotto la copertura aerea assicurata dall’aviazione russa, hanno completato l’assedio dei quartieri orientali, bloccando al loro interno circa 250.000 civili e diverse migliaia di combattenti ribelli.

Due settimane fa, approfittando di una tregua nei bombardamenti aerei decretata da Mosca per venire incontro alla richiesta delle Nazioni Unite di garantire l’accesso di convogli umanitari che avrebbero dovuto portare cibo e generi di prima necessità ai civili intrappolati nella parte orientale della città, i ribelli hanno lanciato una furiosa offensiva. Iniziata il 28 ottobre, l’operazione denominata “La battaglia epica per Aleppo”, nei primi giorni aveva permesso ai ribelli di riconquistare alcuni nodi strategici della città.

 Tutti i guadagni sul terreno sono stati però annullati tra l’8 e il 12 novembre da un’improvvisa quanto efficace controffensiva delle truppe siriane che, riconquistando il cosiddetto “Distretto degli Appartamenti 1070” e i quartieri Dahiyat Al Assad e Minyan, hanno cinto nuovamente la metà della città ancora in mano ai ribelli. La notizia è stata confermata dal responsabile dell’Osservatorio Siriano dei Diritti Umani, Rami Abdul Rahman, il quale ha confermato all’emittente televisiva Al Jazeera il fallimento dell’operazione.

 Il successo della controffensiva governativa pone una seria ipoteca sulla possibilità che i ribelli riescano a sostenere l’assedio nelle prossime settimane, anche perché Mosca ha inviato nelle acque siriane la portaerei Admiral Kuznetsov per fornire ulteriore supporto aereo alle truppe di Bashar Al Assad, approfittando evidentemente del vuoto di iniziativa americana determinato dalle elezioni presidenziali e dall’incertezza politica che regna a Washington.

 

 Mosul
In Iraq, a quattro settimane dall’inizio della campagna militare per la riconquista di Mosul, le forze speciali irachene – appoggiate sul terreno da “specialisti” americani, inglesi e probabilmente anche francesi, e con la copertura aerea di cacciabombardieri americani, inglesi e australiani – hanno conquistato importanti nodi strategici alle porte della città e si accingono adesso a cingerla completamente d’assedio.

Il governo turco ha tentato di partecipare all’offensiva inviando un contingente di truppe corazzate, ma è stato fermato dal governo di Baghdad che, con l’appoggio degli USA, ha diffidato Ankara dal violare le frontiere e la sovranità dell’Iraq.

I progressi nell’offensiva sono lenti e difficili perché i miliziani del Califfato usano senza risparmio cecchini, mine e autobombe condotte da jihadisti suicidi che vengono lanciate in continuazione contro le posizioni conquistate dalle forze governative. I miliziani dell’ISIS approfittano inoltre di una fitta rete di tunnel sotterranei per attaccare alle spalle le posizioni appena conquistate dalle truppe irachene. Tuttavia, nonostante la resistenza, le sorti del Califfato a Mosul sembrano segnate. Secondo un consigliere militare americano assegnato al comando delle forze speciali irachene, “non si tratta di sapere sela città cadrà, ma soltanto quando ciò avverrà”.

Intanto, il 13 novembre le forze governative hanno conseguito un risultato di grande importanza militare ma di ancor più grande significato politico e simbolico riconquistando la storica città di Nimrud, sito archeologico di enorme valore scientifico e storico, spietatamente vandalizzato dai miliziani del Califfato durante i due anni di occupazione. “La liberazione di siti archeologici iracheni strappati dalle mani delle forze dell’oscurità e del male rappresenta una vittoria non solo degli iracheni, ma di tutta l’umanità” ha dichiarato all’agenzia Reuters il vice ministro della cultura iracheno, Qais Hussain Rasheed, sottolineando che restano ancora sotto il controllo dei ribelli i siti archeologici di Ninive e di Khorsabad.

 Aleppo e Mosul rappresentano due tappe fondamentali della guerra contro il Califfato, una guerra che dal prossimo 20 gennaio 2017, giorno dell’insediamento del nuovo presidente americano Donald Trump, potrebbe prendere nuovo vigore vista l’intenzione del nuovo inquilino della Casa Bianca di migliorare i rapporti con la Russia. Una collaborazione efficace tra russi e americani in Siria e in Iraq potrebbe veramente determinare la fine delle ambizioni di Al Baghdadi e dei suoi sanguinari seguaci sunniti.

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