Ablyazov: il dissidente a due facce

Arrestato in Francia il dissidente kazako che ha fatto tremare il governo italiano. Le autorità francesi però smentiscono

Mukhtar Ablyazov (Credits: Ansa)

Marco Pedersini

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ULTIMORA. È stato arrestato in Francia Mukhtar Ablyazov, ex ministro dell'Energia kazako divenuto feroce oppositore del presidente kazako Nursultan Nazarbayev. Lo riferisce stamane il Financial Times. Accolto come rifugiato politico in Gran Bretagna nel 2011, di Ablyazov - che ha fatto vacillare il governo italiano e la poltrona di Alfano - si erano perse le tracce poco prima della fine di maggio quando aveva festeggiato il compleanno in un locale all'Infernetto a Roma. È allora che fu visto l'ultima volta. Le autorità francesi smentiscono "Non ne sappiamo nulla"
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In Italia i giornalisti lo definiscono un «dissidente kazako», un «perseguitato», «il principale oppositore politico di un dittatore». A Londra, i magistrati lo descrivono come «un uomo di raro cinismo e ambiguità». Ma chi è davvero Mukhtar Ablyazov, il kazako che ha fatto vacillare il governo italiano? Perché il Kazakhstan si disturba a tal punto per un esule che, dopo aver vissuto alla corte del presidente-padrone Nursultan Nazarbayev, ha scelto di passare all’opposizione?

Da quello che si è letto in questi giorni in Italia, a rendere «pericoloso» Ablyazov sarebbe «un enorme grumo di informazioni esplosive di cui l’oligarca e rifugiato politico sarebbe in possesso, segreti in grado di far saltare l’élite di potere che ruota intorno a Nazarbayev». La giustizia inglese (di quella stessa Gran Bretagna che gli aveva prima dato asilo politico) ritiene invece che ci siano «fondati elementi» per credere che il Kazakhstan non abbia Ablyazov in simpatia per una frode gigantesca che avrebbe messo a punto nel 2009. Potrebbero essere vere entrambe le affermazioni.

Ablyazov, talento della fisica passato alla politica e agli affari dopo la caduta dell’Urss, è stato un oligarca potente, che ha occupato posizioni di primo livello dell’amministrazione kazaka. Ha diretto l’azienda elettrica di stato nel 1998, poi è stato ministro di Industria, Energia e Commercio.

Nel 2002, un anno dopo aver fondato un movimento d’opposizione, è stato condannato a 6 anni di prigione per «abuso delle funzioni di ministro». Graziato da Nazarbayev dopo 10 mesi di prigione, si era stabilito a Mosca, da dove era stato richiamato nel 2005 per occupare un nuovo posto di potere: la presidenza della Bta Bank. Terza banca del Kazakhstan, è l’istituto con il maggior numero di prestiti concessi quando, nella primavera 2009, dichiara bancarotta. C’è un buco enorme nel bilancio e un bel danno per le banche straniere che erano arrivate in Kazakhstan per approfittare di un paese seduto su giacimenti sterminati di gas e greggio. Ci rimettono in molti: la Royal Bank of Scotland perde 1,5 miliardi di sterline. Vengono danneggiate anche Barclays, Hsbc e otto banche italiane.

Mentre la banca affonda, Ablyazov è già scappato a Londra. I suoi avvocati gli suggeriscono di chiedere asilo per sé, per la moglie e per i tre figli perché in patria sarebbe «soggetto a un arresto arbitrario e punito severamente dopo un processo già scritto». Accettato sul suolo britannico, Ablyazov non sembra condurre una vita castigata. Si alterna fra una villa da 12 milioni di euro a nord di Londra (Carlton House), una tenuta da 50 ettari nel Surrey e un’abitazione da 1.400 metri quadrati a St. John’s Wood, quartiere a nord della capitale. Ha a disposizione beni che, si scoprirà poi, oscillano tra 48 e 54 milioni di euro.

Da dove gli vengono tutte queste ricchezze? La sua vecchia banca, che nel frattempo è stata salvata dallo stato kazako, crede di saperlo: secondo la Bta, Ablyazov avrebbe ripetutamente concesso prestiti ingiustificati a società offshore dietro a cui c’era lui stesso. Conti alle Isole Vergini, alle Seychelles, a volte nascosti con prestanome nel Regno Unito. Si parla di 636 società riconducili ad Ablyazov o al cognato, Syrym Shalabayev. Una truffa non troppo sofisticata, del valore di 4,5 miliardi di euro (più del gettito Imu sulla prima casa). La banca kazaka presenta 11 denunce a Londra e si apre uno dei processi più lunghi della storia in Gran Bretagna: 50 avvocati, aiutati da 22 consulenti, si ritrovano in aula per più di 100 udienze.

Ablyazov non collabora, anzi. Secondo i giudici britannici, l’oligarca «ha fatto di tutto per ostacolare il corso della giustizia» e «impedire alla banca Bta di recuperare il denaro che le era stato sottratto». È un cliente difficile anche per gli avvocati: cambia tre rinomati studi legali nel giro di tre anni. Tom Harper, giornalista del London Evening Standard, va a trovarlo e resta sbalordito: «L’Alta corte britannica gli ha congelato i beni perché non è una persona affidabile» scrive Harper «eppure Ablyazov riesce a prelevare 10 mila sterline a settimana per “spese ordinarie”, una cifra che gli permette di vivere in quella che Forbes aveva definito la sesta casa più costosa del Regno Unito» (affittata a quasi 5 mila euro a settimana). «Ogni indulgenza nei suoi confronti evapora all’istante» confessa il giornalista. I giudici sono ancora più duri: «Difficile trovare una parte di una causa commerciale che abbia agito con tale cinismo, opportunismo e slealtà nei confronti degli ordini del tribunale» scrivono.

Così gli congelano i beni, permettono agli avvocati della banca di leggere i suoi messaggi di posta elettronica (una mossa senza precedenti nelle corti britanniche). Il comportamento di Ablyazov non aiuta: non rispetta alcun pronunciamento dei giudici e nel febbraio 2012 viene condannato per aver violato il sequestro dei suoi beni, per aver mentito alla corte e per aver nascosto l’esistenza delle sue partecipazioni azionarie in molte società. Ablyazov aveva anche dimenticato di dichiarare 20 milioni di sterline che aveva guadagnato vendendo la Eurasia Tower, un grattacielo di 72 piani a Mosca. Per l’Alta corte britannica lo schema «fraudolento e illegale» è sempre lo stesso: «Ablyazov detiene i propri beni tramite prestanome».

Ablyazov dovrebbe farsi 22 mesi in carcere, ma non c’è modo di trovarlo:alla pronuncia della sentenza è già latitante. Presenta appello, ma la corte gli dà torto all’unanimità. Gli altri processi a Londra sono ancora in corso. L’ultima sentenza è del 5 luglio scorso: l’Alta corte ha impedito agli avvocati dell’oligarca di presentare ulteriori memorie, perché il loro cliente «ha già fatto di tutto per ostacolare la giustizia». Le frodi di Ablyazov non danno da lavorare solo oltre la Manica: ad agosto un suo complice viene condannato a Cipro, da dove lo aiutava a gestire alcune società offshore.

Ablyazov resta latitante. Continua a godere dell’asilo politico almeno fino al 4 giugno scorso. Le autorità britanniche, interpellate da Panorama, rispondono di «non poter commentare il suo status attuale». A domanda diretta, il premier David Cameron preferisce tacere. I giudici dell’Alta corte, invece, hanno parlato in modo chiaro: «Ha dichiarato di essere meritevole di fiducia, ma ci ha lasciato nell’impossibilità di concedergliela».

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