Edoardo Frittoli

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"Vi prego, ditemi che siete Repubblicani!"

Ronald Reagan al dottor Joseph Giordano del Washington University Hospital (in realtà simpatizzante democratico) al risveglio dopo l'operazione per la rimozione del proiettile.



Non vi fu nessuna "mano nera"; non c'entravano i Libici di Gheddafi nè altre organizzazioni terroristiche internazionali quando un proiettile calibro 22 di rimbalzo colpì il presidente Ronald Reagan in pieno petto. L'iniziativa individuale dell'attentato scaturì dalla mente malata di John Hinckley Jr. un giovane texano figlio di una famiglia di petrolieri. Il motivo che spinse l'assalitore fu la sua ossessione narcisistica ed erotomane nei confronti dell'attrice Jodie Foster, per la quale nutrì un amore paranoico dopo averla vista recitare a fianco di Robert De Niro nel film di Scorsese del 1976 "Taxi Driver". 

Dopo aver stalkerizzato la Foster nei mesi precedenti, Hinckley decise che per ottenere la sua stima e la sua attenzione avrebbe dovuto emulare l'assassino di Kennedy. Fu così che il 30 marzo 1981 si trovò armato di fronte all'hotel Hilton di Washington dove Reagan, eletto presidente appena due mesi prima, stava tenendo un discorso alle rappresentanze sindacali. Tutto appariva routine, tanto che Reagan decise di non indossare il giubbino antiproiettile in quanto il tragitto di fronte all'Hilton era considerato brevissimo e totalmente sicuro. 

Alle 14:27 Reagan uscì dalla hall dell'albergo salutando la folla diretto verso la limousine, ignaro dell'errore clamoroso commesso dalla sicurezza: tra gli astanti c'era un gruppo di ammiratori che non erano stati controllati. Tra questi si era appostato Hinckley Jr. a meno di 5 metri dal tragitto di Reagan. Quando il presidente fu di fronte a  Hinckley, questi esplose in meno di 2 secondi 7 colpi calibro 22 che colpirono in piena testa il capo della comunicazione della Casa Bianca James Brady e l'agente della polizia di Washington Thomas Delahanty. Fu la prontezza dell'agente speciale Jerry Parr a salvare la vita del presidente. Parr spinse Reagan nella limousine mentre il sesto proiettile rimbalzava sull'armatura dell'auto blindata infilandosi sotto il braccio sinistro del presidente, bucando un polmone ed arrestandosi a soli 25 millimetri dal cuore

Hinckley Jr. è placcato prima dal dirigente sindacale italo americano Alfred Antenucci e poi dai Servizi di sicurezza che protessero l'assalitore dal linciaggio della folla. 

Reagan è trasportato d'urgenza al Washington University Hospital dove rimane lucido ed ha il tempo di scherzare con la moglie Nancy ("tesoro, mi sono dimenticato di accovacciarmi!"). Resterà solo 12 giorni in degenza, mentre gravissime erano invece le condizioni del suo addetto stampa James Brady. I proiettili caricati da Hinckley Jr. erano esplosivi e quello che colpì il dipendente della Casa Bianca gli procurò lesioni permanenti gravissime che si tradussero nella paralisi di metà corpo condannandolo alla sedia a rotelle.

L'assalitore, che era amico di Neil Bush (figlio di George H.W. Bush allora Vice-presidente di Reagan), fu arrestato e portato in carcere il giorno stesso. Nel processo che seguì l'attentato  Hinckley Jr. fu scagionato dall'accusa di tentato omicidio plurimo volontario in quanto gravemente malato di mente ed incapace di intendere e di volere. La decisione della Corte non piacque a buona parte dell'opinione pubblica, che sperava in una punizione esemplare del giovane texano che fu rinchiuso in ospedale psichiatrico. La vicenda fece tuttavia scaturire un dibattito acceso sulla estrema facilità di circolazione delle armi da fuoco negli Stati Uniti, dal momento che in poco più di tre mesi erano state colpite due personalità mondiali: John Lennon, ucciso a New York l'8 dicembre 1980 e il neo-presidente Reagan. Lo stesso James Brady, sopravvissuto a stento all'attentato, sarà tra gli ispiratori della legge che prenderà il suo nome nel 1993, la "Brady Bill" sul controllo della diffusione delle armi da fuoco negli Usa e firmata da Bill Clinton.

Reagan farà ritorno alla Casa Bianca il 21 aprile 1981. Poco più di un mese dopo, Papa Giovanni Paolo II sarà a sua volta vittima di un attentato al quale sopravviverà miracolosamente.


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