11 settembre: cinque libri da non perdere sulla tragedia delle Twin Towers

Martin Amis, Ian McEwan, John Updike, Don De Lillo e un’antologia: vi segnaliamo cinque volumi che aiutano a capire cosa ha significato per l’America la tragedia americana. 40 foto da non perdere

 

Dramma, commozione, stupore, impotenza. Ma anche tanta verbosità e diversi chili di retorica. Per descrivere l’attentato alle Twin Towers (e l’attacco agli Stati Uniti), si sono sprecate milioni di parole. Oggi, il rischio è doppio:  l’enfasi  della reazione a caldo non è più tollerabile, così come non è più giustificabile la ripetitività di certe analisi e commenti, specie se portati in libreria.

Proviamo allora a segnalare cinque libri (fiction) che in questo decennio hanno affrontato acutamente il tema e che sono rimasti a galla rispetto alla marea di opere, best-seller e voulmetti vari usciti in ordine sparso sul tema.

La prima citazione non può che andare al Secondo aereo di Martin Amis. In Italia è arrivato nel 2009, con Einaudi: è un libro anomalo, che alterna fiction (due racconti), recensioni e saggi. Dalla sua, non ha di certo la compattezza narrativa (il ritmo è discontinuo e troppo altalenante) ma in certi passaggi regala punte di introspezione e di analisi che probabilmente solo un grande narratore può dare. Un esempio? “E’ stato l’avvento del secondo aereo, uno squalo che avanzava basso sopra la Statua della Libertà: quello, il momento determinante. Fino ad allora l’America era stata convinta di assistere a un fatto non più grave del peggior disastro aereo della storia; ora cominciava a farsi un’idea dell’inverosimile violenza schierata contro di lei”.

Per parlare di 11 settembre un altro narratore di talento, Ian McEwan ha scelto un percorso incidentale e un profilo più dimesso. Eppure, i fantasmi dell’attacco all’America che si parano dinnanzi agli occhi del protagonista di Sabato (2005) puntano comunque dritto alla paura (e al terrore) che quell’attentato ha suscitato in  ognuno di noi. Complice un surreale risveglio, Henry (è lui il perno su cui ruota tutto il romanzo) si trasforma in una sorta di Gregor Samsa potmoderno, imbrigliato da timori apocalittici e ansie individuali. D’accordo: l’11 settembre, qui, è solo una metafora dell’inadeguatezza umana. Ma è una metafora centrale, e in qualche modo imprescindibile, per comprendere il dramma e il disorientamento di una giornata qualunque, quella di sabato 15 febbraio 2003, in cui il profilo pubblico e quello privato tendono ineluttabilmente a confondersi.

Terzo libro, secondo romanzo. A scriverlo, un mostro sacro della letteratura americana contemporanea, uno di quelli che il critico Harold Bloom ha inserito tra i quattro grandi della produzione letteraria statunitense.  L’uomo che cade di Don DeLillo racconta la storia di Keith Neudecker, sopravvissuto al crollo delle Twin Towers. Più che un sopravvissuto, un miracolato: alla fine di quell’esplosione si ritrova infatti coperto di cenere, sangue e vetro. Ma è vivo e, come ovvio, è moralmente distrutto. Prova allora a ricostruire una relazione ormai finita con l’ex moglie. Niente da fare. Anche perché Martin incontra, per vie traverse e grazie a una valigetta rimasta intatta, un’altra sopravvissuta, Florence, con la quale inizierà una relazione. Atteso con ansia per diversi mesi , L’uomo che cade ha in gran parte deluso il lettore d’oltreoceano. In effetti, non regge il paragone con capolavori del calibro di Underworld e Running Dog . Ma resta un affresco intenso del disorientamento, emotivo ed essenziale, dell’americano medio di fronte al crollo di un simbolo.

Terrorista di John Updike è il quarto titolo che segnaliamo. Alla sua uscita ha provocato un’infinità di polemiche. Il motivo? A spiegarlo in un’intervista , è stato tempo fa il compianto autore delle Streghe di Eastwick :  “La comprensione, quasi l' affetto, con cui dipingo il giovane protagonista, Ahmad, uno studente liceale islamico, figlio di un'americana e di un egiziano, che viene reclutato dalla jihad per fare saltare il Lincoln tunnel”.  Attenzione, però: il romanzo non affronta direttamente il tema dell’11 settembre. È piuttosto uno scavo, meticoloso, realistico e per alcuni critici troppo empatico, nella mente di un attentatore.

Last but not least, un’antologia. L’ha pubblicata Einaudi nel 2003. Raccoglie interventi, racconti e saggi del meglio dell’intellighenzia a stelle e strisce (e non solo di quella). Gente del calibro di David Forster Wallace, Amitav Gosh, Paul Auster, giusto per fare tre nomi. Si intitola semplicemente Undici settembre . È uno zibaldone mosso, variegato, ma con qualche descrizione di buon livello, specie se si considera che i contributi antologizzati sono stati scritti  quasi tutti a caldo.

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