La stupefacente rivincita talebana
La stupefacente rivincita talebana
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La stupefacente rivincita talebana

In 13 anni di guerra la produzione di oppio afghano è triplicata. Per questo torniamo a morire di eroina.

Il costo nascosto della guerra in Afghanistan ha il volto di Alysa Ivy, 21 anni, morta di overdose in un motel di provincia nel Wisconsin. Come lei, ogni anno, 30 mila americani muoiono per colpa dell’eroina. Sono il triplo di 10 anni fa e sono sempre più bianchi tra i 15 e i 24 anni.

L’ultima vittima illustre è stata l’attore Philip Seymour Hoffman, che è stato ucciso da un’eroina "di lusso", più potente e più costosa, sulle cui dosi è stampato il simbolo (ironicamente macabro) dell’asso di spade. I teenager americani muoiono per dosi che costano anche meno di 10 dollari, reperibili senza troppo sforzo. Ma che c’entra l’Afghanistan, se l’eroina afghana che arriva negli Stati Uniti è solo il 4 per cento del
totale (dati della Dea, la narcotici americana)?

È questione di domanda e offerta: la produzione afghana di oppio (da cui si ricava l’eroina) è aumentata a tal punto che il prezzo dell’eroina, in tutto il mondo, si è abbassato a livelli mai visti. In Europa per ora l’emergenza è meno tragica che altrove: i morti nel nostro continente sono 6.500 all’anno, mentre in Russia, dove arriva un terzo della produzione afghana, sono 30 mila (l’Aids è tornata a dilagare, per colpa dello scambio di siringhe infette). 

Il contagio si sta espandendo: quando i soldati americani mettevano piede nel paese, nell’ottobre 2001, la coltivazione di papaveri (da cui si ottiene l’oppio) era stata vietata dai talebani. Nel giro di un anno, i campi coltivati a papaveri occupavano 74 mila ettari. L’anno scorso, secondo l’Onu, sono arrivati all’estensione record di 209 mila ettari. È come se fosse colitivata a oppio l’intera provincia di Reggio Emilia.

In un solo anno i campi di papaveri sono aumentati del 36 per cento. Sapete perché? Tenetevi forte: "La crescita della coltivazione è dovuta all’aumento dei prezzi dell’oppio, che rende l’impresa più interessante, ma anche all’avvicinarsi delle elezioni e al ritiro imminente delle forze internazionali dal paese", scrive l’ufficio Onu per la lotta contro le droghe, che conclude: "I contadini afghani hanno prodotto più oppio per fare cassa in vista di un futuro incerto".

Insomma, più i militari della Nato (italiani compresi) rendono il paese stabile e più aiutiamo la coltivazione di oppio da parte di braccia che altrimenti sarebbero impegnate a combattere. È una situazione paradossale che fatica a prendere piede nelle province più controllate, come quelle dove sono stanziati i militari italiani. Ma in zone a forte presenza talebana, come l’Helmand o Kandahar, da dieci anni gli jihadisti seguono quella che è ormai è una routine: ci sono mesi in cui si semina, mesi in cui si combatte, mesi in cui si raccoglie. È un business che rende bene: ogni ettaro rende al contadino più di tremila euro. È la rivincita dei talebani, sulla pelle dei nostri ragazzi.

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