In Transatlantico impazza il toto-ministri
In Transatlantico impazza il toto-ministri
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In Transatlantico impazza il toto-ministri

Il Pd diviso, il Pdl in attesa; il tutto tra veti incrociati e nomi a sorpresa - il sondaggio - la fotostoria - il ritratto - l'opinione - i 5 punti del governo Letta -

La battuta che rende di più l’idea della situazione in casa Pd, o “fu Pd”, la fa Sergio D’Antoni. “I Letta: nipote (Enrico) e zio (Gianni) si
chiudessero in casa ad Avezzano e trovassero la soluzione. Conterà pur qualcosa la famiglia in questo paese!”.

L’ex leader della Cisl ed ex deputato pd, raffinato osservatore delle cose del centrosinistra, un moderato certamente non berlusconiano se la prende innanzitutto con quelli che lui ritiene “i falchi del centrodestra ”, che a suo avviso starebbero alzando troppo la posta sul nascente (?) governo.

Ma, il moderato D’Antoni non può che fare un balzo dal divanetto del Transatlantico di Montecitorio quando sente che Pippo Civati, ritenuto il capo dei “grillini” del Pd, sbeffeggia dal suo blog l’esecutivo a guida Enrico Letta come “un governo di scopone scientifico”.

Rosi Bindi, che Letta aveva già bocciato nei giorni scorsi, ha manifestato il suo “disagio” per un governo politico Pd-Pdl. E i giovani turchi (Andrea Orlando e Matteo Orfini) fanno sapere che loro dalla trattativa sul governo “si sfilano” perché vogliono tenersi “le mani libere”. Minacciano infatti che “un po’ di dissenso ci sarà”.

Un quadretto non poprio idilliaco. Di fronte al quale una delle figure più autorevoli del Pdl Renato Schifani (capogruppo al Senato, di cui è stato presidente) non può che dire: “I problemi interni al Pd non sono sopiti e la compattezza di questo partito deve esserci garantita”. Idem, Daniela Santanché.

Del resto già la mattina di sabato 24 aprile, giorno dell’incarico a Letta di formare il governo, il segretario del Pdl Angelino Alfano aveva avvertito chiaramente: “Niente governicchi semibalneari, ma un governo forte. Noi un nuovo caso Marini non lo vogliamo”.

Una situazione ancora di caos quella del Pd che ha costretto il premier incaricato ieri sera a convocare un vertice alla Camera, al quale oltre al segretario dimissionario Pier Luigi Bersani, è stato convocato anche Massimo D’Alema. Scomparso dal radar politico da giorni e giorni, anche se sempre evocato dai suoi nemici interni, Max è stato, dunque, chiamato a dare una mano. Perché evidentemente Letta, che con lui ha sempre avuto un buon rapporto, ha capito che di “Baffino”, rottamato di fatto più da Bersani che da Matteo Renzi, il partito ha ancora bisogno.

Il Pd, comunque, sostengono autorevoli fonti del Pdl “deve tener conto che noi abbiamo promesso agli elettori cose precise sull’Imu, sulla giustizia e sul presidenzialismo”.

Il totoministri del futuro governo, se nascerà (Letta piccato ha risposto ad Alfano, di fatto, che non è detto che ci sarà a tutti i costi) ruota tutto attorno a queste richieste che il Pdl ritiene imprescindibili. Il Pdl con Silvio Berlusconi è stato il primo a chiedere a Giorgio Napolitano di restare per un secondo mandato, dando un contributo decisivo allo sblocco di una situazione che stava facendo fare all’Italia una figuraccia internazionale.

Al ministero degli Esteri il centrodestra, secondo gossip di Transtlantico, preferirebbe D’Alema a Mario Monti, tanto più dopo la vicenda dei Marò. E alla Giustizia molti, sempre del Pdl, dicono: “Meglio Luciano Violante che Franco Gallo presidente della Corte costituzionale”.

Circola anche il nome di Maurizio Sacconi per l’Economia, ma anche quello del direttore generale della Banca d’Italia Fabrizio Saccomanni, ritenuto però più vicino al Pd. Largo Del Nazareno narranno che vorrebbe Sergio Chiamparino. E in pole ci sarebbero
anche il renziano Graziano Delrio e il prodiano Salvatore Rossi, tra i saggi di Napolitano.

Si fa il nome anche di un altro saggio del Pdl: Gaetano Quaglariello, ma anche quello di Schifani.  Monti, oltre a se stesso vorrebbe anche Annamaria Cancellieri. Se qualche tecnico resterà, e di aerea montiana, dicono però che il nome più forte sia quello di Enzo Moavero.

Come il premier incaricato ha già facilmente previsto, il totoministri è destinato a impazzire di ora in ora.

C’è poi l’incognita Lega Nord. Giacomo Stucchi, molto vicino al segretario-presidente Roberto Maroni, assicura a Panorama.it che il Carroccio “avrà un atteggiamento costruttivo ora che abbiamo vinto con la bocciatura di Giuliano Amato”.

Tradotto dal politichese in salsa padana significa che la Lega potrebbe dare un appoggio esterno. Anche se, secondo i maligni, nella Lega
contrariamente alle dichiarazioni ufficiali, speravano in Amato premierper poi andare all’opposizione e riguadagnare i voti persi.

Domani, 25 aprile, Letta dovrebbe chiudere il giro delle consultazioni. Si parietto di ieri pomeriggio a Largo del Nazareno (dove oltre al Pd , in un altro palazzo ovviamente c’è anche l’ufficio di Gianni Letta): Angelino Alfano esce dall’ufficio dell’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio e chi incontra subito in strada? Pier Luigi Bersani.

Sembrava di ritornare all’inizio di un film già visto. Come il gioco dell’oca. La serata si chiude con un giallo, ancora made in Pd: viene smentito dai partecipanti che ci sia stato un vertice alla Camera tra Letta, Bersani, Franceschini e D’Alema. Bersani però la mette così: Nessun vertice”. Forse voleva dire: solo un incontro? Le agenzie di stampa sono convinte che ci sia stato.

I misteri del Pd non finiscono mai.

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