Quella volta che Enrico Letta...
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Quella volta che Enrico Letta...

Storia di un saluto in Transatlantico che la dice lunga sulla persona (e lo stile di un uomo)

Era un paio di anni fa. Un pomeriggio a Montecitorio. Transatlantico affollatissimo, tutti i big presenti. Arriva Ottaviano Del Turco, l'ex senatore eletto dal Pd, finito nella bufera dell'inchiesta giudiziaria sulla sanità abruzzese. Solo alcuni cronisti parlamentari, compresa chi scrive, gli si avvicinano.

Ottaviano, l'ex segretario generale aggiunto della Cgil di Luciano Lama, il socialista che lavorò sempre per l'unità dei lavoratori, ma che sul decreto della scala mobile difese fino in fondo le ragioni di Bettino Craxi, trattato come un appestato dai suoi
"compagni" del Pd. Chi gli passa vicino e abbassa lo sguardo, chi si allontana, chi fa finta di aver ricevuto una telefonata sul cellulare. Del Turco, l'ultimo segretario del Psi, li guarda con compassione. E si sfoga con il cronista:

"Guarda che roba... Ho incrociato giorni fa uno di questi signori vicino al Senato. Pioveva a dirotto. Lui ha abbassato l'ombrello sulla sua faccia pur di non incontrare il mio sguardo ed essere costretto a salutarmi...".

Ma a un certo punto l'ultimo segretario di Via del Corso interrompe lo sfogo con il cronista. Si alza dal divanetto dove è seduto. C'è Enrico Letta che è venuto a salutarlo. L'unico (del Pd) a farlo. E quel giorno Letta neppure sapeva che le foto, che misero Del Turco nel frullatore del processo politico, mediatico, giudiziario fino a sbatterlo in galera, fossero taroccate! Ma il codice di un Letta (Enrico nipote di Gianni) mette il rispetto degli altri prima di tutto.

Vedremo ora se il giovane "Enrico" saprà resistere politicamente nella formazione del governo agli spiriti settari ed estremisti del suo partito.

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