Elezioni Sicilia: vincitori e vinti
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Elezioni Sicilia: vincitori e vinti

Trionfo per Crocetta, gli astensionisti e Grillo (che però non sfonda). Crolla il centrodestra

Tante le indicazioni dal voto in Sicilia, anche sull’Italia e sulle prossime politiche.

In sintesi: il partito più forte è quello dell’astensione, di chi non sa cosa votare, e che protesta negando il proprio consenso tanto ai partiti tradizionali, quanto ai poco affidabili alfieri della protesta. Un segnale che dovrebbe suggerire qualcosa agli stessi grillini, che pur avendo realizzato un piccolo boom, avrebbero potuto aspettarsi di più. Non siamo ancora alla battuta d’arresto per Grillo, ma non basta gridare e distruggere per vincere e andare al governo (oggi della Sicilia, domani dell’Italia).

C’è in Sicilia e probabilmente in Italia un partito grigio che cerca un colore che sia di protesta ma anche di proposta, Nuovo, ma costruttivo. E non è il Movimento 5 Stelle. Non questo M5S, almeno. Il suo candidato, Giancarlo Cancelleri, è attorno al 19. La lista, più o meno, al 15. Tutto il resto era prevedibile e la conta dei voti, seppur parziale, conferma il quadro:

Vittoria oggettiva del Partito Democratico alleato con l’Udc, tanto che Pier Luigi Bersani, in piena campagna anti-Renzi per le primarie, si precipita a definire questi risultati “fin qui storici”. Ovvio, nelle ultime amministrative ha perso ed esultato. Oggi che vince, grida al trionfo. I calcoli provvisori dicono che il suo candidato, Rosario Crocetta, supera il 30 per cento. Ma rispetto all’era Cuffaro, quando l’Udc spadroneggiava in Sicilia, il partito di Casini è sceso al 10 per cento. Se non riesce a sfondare neppure qui, c’è da pensare (o temere, a seconda) che il Terzo Polo sia destinato a sfaldarsi nelle politiche polarizzate del 2013.

Disastro, infine, nel centrodestra. Anzitutto perché si è presentato disunito e rissoso, poi perché non ha espresso un nome vincente. Il candidato di Angelino Alfano, Nello Musumeci, ha perso (in Sicilia, dove il PdL aveva il 60 per cento e tutti i seggi) attestandosi attorno al 25, in pratica più che un dimezzamento. La lista del PdL s’è comportata anche peggio, riuscendo a far segnare un misero 12 per cento. A Palermo di meno. Una sconfitta dolorosa per Alfano e per un partito che sta vivendo una gravissima crisi d’identità dopo l’ultimo strappo interno alla nomenclatura e l’annuncio di Berlusconi di frestare in campo (anche senza ambire a Palazzo Chigi). Che cosa farà adesso Alfano?

L’aspetto ancora più penoso per il PdL e per il centrodestra, è che ancora una volta l’elettorato siciliano ha dimostrato di non essere tendenzialmente un elettorato “di sinistra”, ma proprio di non aver gradito l’offerta politica del centrodestra, disperdendosi tra le liste per Musumeci guidate dal PdL e quelle per Gianfranco Micciché, scomposte a loro volta nel Grande Sud di quest’ultimo (circa 6 per cento) e MPA del presidente uscente Lombardo, che incredibilmente dopo il tormentato e fallimentare percorso del governo regionale con rischio di default e infortuni giudiziari, ha ottenuto un po’ meno dell’Udc da sola, il 9 per cento.

Al sodo: la protesta è dura e silenziosa, non ha ancora trovato un modo per esprimersi salvo parzialmente nel Movimento 5 Stelle (l’IDV di Di Pietro e la sinistra verde si sono sfaldate non raggiungendo insieme neppure il 7 per cento), la sinistra democratica vince senza stravincere soltanto perché il campo avverso è diviso e privo di una proposta convincente, mentre il centrodestra affonda tra la rissosità, l’incapacità di conduzione politica e la difficoltà di produrre una nuova leadership carismatica a livello regionale (come nazionale).    

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