La verità su Grillo e 'grillini'
La verità su Grillo e 'grillini'
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La verità su Grillo e 'grillini'

Altro che pochi, disorganizzati ed impreparati. E tutti li sottovalutano - lo Speciale Elezioni 2013 -

Ma c’è qualcuno tra i cosiddetti “osservatori” che si prenda la briga di capire chi è davvero Grillo e chi sono i “portavoce” (così si chiamano i candidati) del Movimento 5 Stelle?

Anche un commentatore scrupoloso e intelligente come Pierluigi Battista scrive oggi sul “Corriere della Sera” che i 5 Stelle appaiono “più volatili” di quanto non fosse la Lega Nord che aveva un radicamento territoriale (il Nord), una base sociale (il “popolo delle partite Iva” e delle piccole e piccolissime imprese) e una bandiera (il federalismo).

Il movimento di Grillo sarebbe invece legato a “un umore, a uno stato d’animo di esasperazione, all’invettiva, alla collera, al ‘vaffa’ gridato ed esibito”. Si chiede Battista se i suoi eletti “saranno capaci di dire qualcosa sulle politiche del lavoro, sul sistema fiscale, sulle unioni civili, sulla scuola e l’università…”. Insomma, se abbiano un programma. Vanno in Parlamento a fare cosa?

La realtà è più complessa. Il Movimento esiste dal 2007 e in cinque anni ha avuto il tempo di radicarsi due volte: nella Rete e sul territorio.

Grillo è l’unico leader che faccia una campagna elettorale moderna, su Internet, e insieme tradizionale, battendo le piazze (sempre piene) una per una in tutta Italia, in un crescendo che lo porterà a Roma a espugnare San Giovanni, la mitica piazza d’armi della sinistra e dei sindacati.

Bisogna guardarla, la piazza di Grillo, per capire che il Movimento è tutto fuorché “volatile”. Attorno al palco c’è un’organizzazione messa in piedi da volontari, per lo più giovani che garantiscono ogni volta lo svolgimento regolare di un “grande evento”, dalle protezioni per i disabili sotto il palco alla pubblicità, dall’accoglienza alla regolazione del deflusso. Roba che non si improvvisa e che presuppone un radicamento nazionale (non solo al Nord) robusto, motivato e capillare. Il mito del partito virtuale sarà pure rassicurante per alcuni, ma non è veritiero.

E non c’è solo quell’“umore” sapientemente evocato dal carisma di un leader-showman abituato a com-muovere la folla. C’è un’aspirazione autentica a rinnovare la politica e un desiderio sincero di contribuire in prima persona alle decisioni per uscire da una crisi che non è solo economica. Liquidare tutto questo come un volatile e inconcludente movimento di umori sarebbe sbagliato.

L’appello alla “intelligenza collettiva” e il “programma partecipativo” ricordano, è vero, certi fallimentari esperimenti del primo Novecento. Ma nel momento in cui i 5 Stelle saranno in Parlamento, il dialogo (conflittuale, difficile) sarà inevitabile. E non è detto che i “5S” siano peggiori dei parlamentari alla quarta legislatura.

Anche sui candidati circolano pre-giudizi. Si definiscono “portavoce”, tramite delle richieste dei cittadini, secondo un modello tutto nuovo di partecipazione e democrazia diretta. In questi giorni, per fare un esempio concreto (che è sempre meglio se si vuol capire) c’è stata una riunione promossa dal Movimento tra piccoli imprenditori del Lazio che si sono scambiati le loro esperienze, alcuni anche piangendo, e fra le proposte è emersa quella di sconfiggere la burocrazia attraverso auto-certificazioni collegate a sanzioni dure, fino al carcere, per chi certifica il falso. Un esempio di radicamento ma anche di programma condiviso, in divenire. Fra i “portavoce”, scopri persone di valore.

Nelle circoscrizioni estere, docenti a Harvard. Il candidato alla presidenza della Regione Lazio, Davide Barillari, è un esperto d’informatica 38enne che gestiva i sistemi centrali della Banca d’Italia. Lavoro di una qualche delicatezza...

Grillo e i milioni che lo voteranno non sono marziani. Vivono tra noi.

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