Effetto Papa: così Napoli si prepara al Giubileo
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Effetto Papa: così Napoli si prepara al Giubileo
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Effetto Papa: così Napoli si prepara al Giubileo

Le lettere a Francesco di intellettuali e uomini di cultura in un libro di Massimo Milone

È ancora viva l’impressione lasciata dalla visita di Papa Francesco, lo scorso 21 marzo: il discorso vibrante pronunciato a Scampia, le risate con le suore di clausura nel Duomo cittadino, il miracolo della liquefazione del sangue di san Gennaro. E soprattutto l’affetto di una città intera che si è sentita compresa e amata. Ma Napoli già guarda al Giubileo della Misericordia che si aprirà l’8 dicembre e, per volontà di Bergoglio, non si svolgerà solo a Roma ma anche, e soprattutto, nelle Chiese locali.

Artisti, sportivi, uomini di cultura scendono in campo
La Chiesa di Napoli è pronta, forte dell’entusiasmo suscitato della visita di Francesco. Naturalmente i problemi restano ma la speranza e il coraggio suscitati dalla visita del pontefice possono davvero far voltare pagina. Come scrive il responsabile di Rai Vaticano, Massimo Milone, napoletano doc e per molti anni alla guida della sede Rai del capoluogo partenopeo, nel volume «Napoli. Lettera a Francesco» (Guida editori) che raccoglie, oltre a un’intervista esclusiva con il cardinale Crescenzio Sepe, una serie di interventi di personalità partenopee: dall’attore Luca De Filippo al giurista Francesco Paolo Casavola, dallo scrittore Erri De Luca, al presidente del Napoli Calcio Aurelio De Laurentiis, dal filosofo Aldo Masullo al «mago» delle cravatte Maurizio Marinella. Lettere aperte su Napoli e la sua gente simbolicamente inviate a Papa Francesco. «Certo un Papa non fa miracoli, la criminalità non si converte al passaggio del corteo papale, né spariscono rifiuti, degrado, abbandono, scetticismo». Ma il pontefice ha saputo mettere insieme «la speranza e la responsabilità che, da sole, possono essere fragili», scrive Massimo Milone nella sua «lettera».


«Dobbiamo avere il coraggio del futuro»
«Dobbiamo avere il coraggio del futuro», gli fa eco il cardinale Crescenzio Sepe nell’intervista: «Non siamo soli e insieme ce la possiamo, ce la dobbiamo fare, per sconfiggere ogni tentazione di sfiducia, di depressione e di sconfitta». Il Giubileo della Misericordia per Napoli sarà allora anzitutto occasione di riconciliazione con se stessi e con il territorio, ben sapendo che non ci può essere carità senza giustizia, non ci può essere perdono senza verità.
Così Luca de Filippo invita a guardare Napoli dal carcere di Nisida: «Coloro che lì si occupano dei ragazzi lo fanno con competenza, amore e dedizione. Sono uomini di buona volontà. Ma i ragazzi che riescono a cambiare il proprio destino sono sempre troppo pochi rispetto a quelli che, dopo aver scontato la condanna, torneranno alla vita precedente e chiuderanno così il cerchio, pronti a ricominciare. Condannati alla colpa dalla nostra indifferenza, dall’egoismo, da occhi, questa volta i nostri, chiusi per far finta di non vedere». Giubileo significa dunque reagire alla superficialità e all’indifferenza, riconoscere a tutti dignità e umanità.

Le periferie al centro
E sarà un Anno Santo centrato sulle periferie, tanto care a Papa Francesco. Perciò sarà l’occasione di rinnovato protagonismo per Napoli e per tante altre città del Sud, come osserva il presidente del Napoli Calcio, Aurelio De Laurentiis: «Sono molti, ancora in Italia, a considerare il Mezzogiorno la periferia del Paese dell’intero continente europeo. Una percezione negativa della realtà, uno stereotipo stantio che alimenta un pregiudizio arrugginito, una superficialità stucchevole». Il Papa scelto «dalla fine del mondo» sta mettendo in crisi queste false convinzioni. Non c’è bisogno di grandi gesti, osserva Maurizio Marinella nella sua lettera a Francesco: «Sono sempre stato convinto che ognuno nel suo piccolo ha il dovere di impegnarsi, lavorare, collaborare col prossimo per costruire una società migliore. Ognuno deve fare la sua parte. Da imprenditore ho sempre cercato di trasmettere valori positivi come l’operosità, l’amore per il lavoro, l’attenzione ai rapporti umani, l’onestà e il senso civico che è alla base di ogni momento costruttivo». L’Anno Santo comincia anche da qui, dalle piccole cose e dai gesti di ogni giorno.

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