Economia

Vix, l’indice della paura che ha poco a che fare con il raffreddore

“Aciuuu”. “Salute”. “Speriamo…”. “Vuole il Vicks Sinex”. “Magari…” Pubblicità occulta per chi soffre di congestione nasale (tutti, o quasi)? Non proprio. Semmai un gioco (demenziale forse) per introdurre un omonimo dello spray targato Procter&Gamble: il Vix (si scrive diverso, d’accordo).…Leggi tutto

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“Aciuuu”. “Salute”. “Speriamo…”. “Vuole il Vicks Sinex”. “Magari…” Pubblicità occulta per chi soffre di congestione nasale (tutti, o quasi)? Non proprio. Semmai un gioco (demenziale forse) per introdurre un omonimo dello spray targato Procter&Gamble: il Vix (si scrive diverso, d’accordo).

E non cura i sintomi del raffreddore classico. Ma fa molto di più: è in grado di predire malessere o benessere dei listini borsistici. A dire la verità di uno solo: l’S&P500, che però racchiude le prime 500 società quotate statunitensi. Mica briciole.

In altre parole: legge il futuro di quelle. Ma di fatto ti dice quello che succederà un po’ ovunque. Non da qui all’eternità. Nei 30 giorni successivi (che comunque è tanto, tantissimo, per chi mastica quotazioni giorno e notte). Nel dettaglio: è quotato in punti percentuali e a grandi linee rappresenta l’oscillazione attesa per l’S&P500. Se quota 20 vuole dire che il mercato si aspetta un cambiamento del 20%. Al rialzo o al ribasso. Con una avvertenza: il suo andamento è opposto a quello dell’indice azionario.

In altre parole: se la volatilità sale l’S&P 500 tende a perdere valore. E viceversa. Proprio per questo il Vix, calcolato dal Chicago Board of Options Exchange (Cboe), è chiamato dagli addetti ai lavori “fear index” ossia l’indice della paura.

Se s’impenna i listini crollano. Parecchio! E le ripercussioni si fanno sentire anche nella vita reale. Parola degli analisti di Barclays che in uno studio recente hanno calcolato che a un aumento di 10 punti dell’indice Vix corrisponde storicamente un taglio del 3% degli investimenti in macchinari e tecnologia e addirittura del 6% in quelli strutturali. Su scala Usa! Con un buco pluri-miliardario in bigliettoni verdi!

Ma calma: a quanto pare di questi tempi non rischiamo nulla di tutto questo. È un bel po’ infatti che il “fear index” se ne sta buono buono addirittura sotto quota 20 che è considerato il suo valore “normale”. Oscilla tra il 18 e il 19 in questi giorni, d’accordo.

Ma è ben lontano dalla punta di 48 raggiunta ai primi dello scorso agosto quando i listini di tutto il mondo (manco a dirlo) erano in picchiata. Morale: salvo shock improvvisi nel futuro prossimo (molto prossimo) dovremmo stare tranquilli per qualche settimana. Almeno.

P.s. Per chi volesse esercitarsi nell’arte della previsione borsistica (spesso pura illusione!) un altro indice da tenere d’occhio è il cugino più grande (nel senso di più “vecchio”) del Vix e cioè il Vox. Funziona esattamente allo stesso modo ma calcola solo le prime 100 blue chip Usa (non le prime 500). E pare che sia più reattivo del Vix perché i “primi della classe” sono anche i primi a essere penalizzati in caso di crolli dei listini.

P.s.2 Indicazioni anagrafiche: il Vix è nato nel 2003, mentre il Vox è una creatura anni Ottanta.

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