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Economia

Veneto Banca e Popolare di Vicenza, le cose da sapere sul salvataggio

I due istituti controllati dal fondo Atlante hanno bisogno di 6,4 miliardi di euro di capitali. E soltanto lo Stato può garantirli

Circa 6,4 miliardi di euro, più dei 5 miliardi previsti. E’ questa l’entità dell’aumento di capitale necessario oggi a salvare Veneto Banca e la Popolare di Vicenza, due istituti che sono in crisi ormai da parecchi mesi e si muovono sul fil di lana tra due soluzioni opposte: la ristrutturazione definitiva o il bail-in, il fallimento pilotato in base alle regole europee che comporta l’azzeramento delle azioni e la svalutazione dei bond. Per evitare il bail-in, ci vuole appunto una bella iniezione di capitale per entrambe gli  istituti, un’operazione può avvenire solo con i soldi pubblici, grazie a un  fondo salva-banche creato nei mesi scorsi dal governo. Ma ecco, di seguito, una panoramica su alcune cose da sapere per capire bene la crisi e il possibile salvataggio della Popolare di Vicenza e di Veneto Banca. CLICCA  SU AVANTI O SWIPE SUL TELEFONINO.

Due banche, stessa crisi (o quasi)

Tra inchieste e arresti degli ex manager, sono mesi che Veneto Banca e la Popolare di Vicenza attraversano una crisi nera. Colpa delle precedenti gestioni che, con una politica del credito dissennata e con prestiti concessi agli amici degli amici, hanno portato le perdite di entrambe gli istituti a livelli stellari (tra 1,3 e 1,5 miliardi di euro per ciascuno).

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Il salvataggio di Atlante

Entrambe gli istituti veneti sono ancora in piedi grazie all'intervento del fondo salva-banche Atlante. Questo grande investitore istituzionale, creato dalla società di gestione Quaestio sgr con la regia del governo, è infatti intervenuto a sottoscrivere i titoli inoptati in due aumenti di capitale effettuati da entrambe le banche lo scurso anno. Le due operazioni (una risale a maggio e l'altra a giugno 2016) sono state un completo flop e oltre il 90% delle azioni offerte sul mercato sono rimaste invendute.

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La ristrutturazione

Comprando quasi tutti i titoli rimasti inoptati negli aumenti di capitale, il Fondo Atlante è divenuto azionista unico (o quasi) di entrambe le banche. Oggi può fare il buono il cattivo tempo nella gestione e ha dato il via a un pianio risanamento, con la fusione tra le due banche e smassicci tagli al personale. Lo sforzo non è però sufficiente. Entrambe gli istituti perdono soldi e clienti e hanno appunto bisogno di un nuovo aumento di capitale per rafforzarsi e coprire le perdite generate dalle svalutazioni dei crediti.

Il salvagente di Stato

Poiché ovviamente nessun investitore privato è disposto a mettere i propri soldi in due banche così scassate, gli aumenti di capitale di Veneto Banca e Popolare di Vicenza possono avvenire soltanto con soldi pubblici (le risorse di Atlante non bastano più). C’è bisogno dunque di una ricapitalizzazione precauzionale sul modello di quella già progettata per il Monte dei Paschi di Siena. Va ricordato che nei mesi scorsi, proprio per risolvere le crisi bancarie più gravi, il governo ha creato un apposito fondo (da non confondersi con Atlante che è cosa diversa) con una capacità fino a 20 miliardi di euro. Le risorse sono state raccolte aumentando il debito pubblico.

Il disco verde di Bruxelles

Per  far partire la ricapitalizzazione con soldi pubblici è necessario però il via libera della autorità europee. La Banca Centrale Europea ha già dato il disco verde stabilendo che i due istituti sono ancora solvibili nonostante la crisi, cioè in grado di far fronte alle esigenze di liquidità di breve termine. In caso contrario, gli aiuti di stato non sarebbero  possibili, per divieto delle norme dell’Ue. Il governo italiano si sta inoltre  ancora confrontando con la Commissione Europea di Bruxelles che deve dare il suo benestare definitivo.

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