In spiaggia la sfida degli optional
In spiaggia la sfida degli optional
Economia

In spiaggia la sfida degli optional

Come cambia la vita sotto l’ombrellone in una stagione che, con la crisi e i capricci del meteo, fa fatica a decollare

Signori, si cambia. O meglio, ci si adegua ai tempi. Perché se è vero che lo stereotipo delle quattro S, sun, see, sand e sex, ovvero sole, mare, spiaggia e sesso, caratterizza ancora l’immagine del turista tipo, è altrettanto vero che la crisi e il maltempo stanno mettendo alle corde l’intero settore balneare. Costringendo le 28 mila imprese di settore, per un totale di 300 mila persone stagionali impiegate, a fare il possibile per accaparrarsi una clientela in picchiata e sempre meno disposta a spendere. Ed ecco così spuntare da Nord a Sud offerte per anni prerogativa o quasi dei soli supermercati. Con lettini in promozione 3x2, ombrelloni part time per le diverse ore della giornata, cabine condominio condivise tra più famiglie, pagamenti a rate per gli abbonamenti stagionali (e non solo) e molto altro ancora.

«L’estate 2013 verrà ricordata come l’estate della creatività» dice a Panorama Alfredo Prete, vicepresidente del Sindacato italiano balneari (Sib), che fa capo alla Confcommercio, e titolare del Lido York di San Cataldo, alle porte di Lecce, da 80 anni in mano alla sua famiglia. «Con una certezza: a fronte degli stessi prezzi degli anni passati, o addirittura rivisti al ribasso nell’ordine del 10-20 per cento, tutti gli operatori stanno facendo il possibile per offrire prodotti e servizi in più».

C’è chi si muove in ordine sparso, limitandosi a fare uno sconto alla cassa, magari offrendo bibite gratis a fronte di un lettino in più, o un menù in promozione per pranzo o cena, permessi di apertura permettendo. Chi offre gratuitamente baby sitter, fitness, corsi di ogni tipo, biciclette, o addirittura gettoni per una lampada abbronzante in caso di maltempo. E chi fa rete con i colleghi in nome del buon vecchio detto l’unione fa la forza.

Succede a Cervia, per esempio, dove la novità di stagione si chiama Audiobook. L’iniziativa, organizzata da Cna Ravenna e Cooperativa bagnini di Cervia, permette agli ospiti dei vari stabilimenti di scaricare e ascoltare gratis alcune decine di titoli dell’editore digitale GoodMood tradotti anche in inglese, tedesco e russo. «Il tutto grazie alla rete wifi Galileo che copre 9 chilometri di spiaggia, il tratto gratuito più lungo in Italia» specifica Danilo Piraccini, presidente della cooperativa, che parla di servizi innovativi e non invasivi.

Guardano soprattutto al portafoglio invece gli stabilimenti fra Ostia, Fiumicino e Fregene dove è possibile trascorrere una giornata al mare con appena 2 euro. Basta sottoscrivere un mini-abbonamento da 200 euro per avere in cambio 100 giorni di spiaggia: lettino, ombrellone e cabina compresi. Mentre per i loro colleghi di Vasto associati alla Cna Abruzzo il cruccio vero è il maltempo. Così inviano sms con le previsioni del tempo a tutti i loro clienti, rimborsando persino il costo di ombrellone e lettini se la pioggia arriva all’improvviso.

E ancora: in Toscana c’è chi propone ombrelloni gratis dal lunedì al venerdì per gli over 65 (Bagno Meloria); in Versilia chi scommette sul 3x2 con la domenica gratis al mare se hai pagato per venerdì e sabato (Bagno Nettuno); o in Romagna chi si inventa persino il lettino a una piazza e mezzo da condividere in due a 5 euro (Bagni Marinagrande).

Che possa bastare a fermare l’emorragia di risorse? Prete vuole essere ottimista ma snocciola numeri da Caporetto: «Tra maggio e giugno abbiamo registrato il 40 per cento di presenze in meno su scala nazionale, con punte del 70 per cento per i soli stranieri, e le prenotazioni su base stagionale sono crollate del 60 per cento».

Visto che il segmento balneare incide per oltre un terzo sul totale dell’economia turistica nazionale, non c’è da stare tranquilli. «Anche in prospettiva» interviene Emilio Becheri, docente di economia dei beni e delle attività culturali dell’Università di Firenze e a capo del centro studi Mercury. E tira in ballo la direttiva Bolkestein (2006/123/Ce) che da anni agita i sonni degli operatori. In soldoni: per l’Unione Europea a partire dal 1° gennaio 2016 tutte le concessioni demaniali degli stabilimenti balneari europei vanno messe all’asta, anziché rinnovate tacitamente come avveniva finora. «Il governo Monti ha concesso una proroga al 2020, ma di certo è che una soluzione va trovata perché migliaia di imprese a conduzione familiare rischiano di vedersi spogliate di tutto».

Diverse le ipotesi sul tavolo, tra cui l’idea di permettere ai comuni di acquistare le concessioni del demanio per poi affittarle agli attuali concessionari. O ancora: fare come la Spagna, le cui autorità nazionali hanno ottenuto una proroga di 75 anni sulla data prevista per la liberalizzazione del settore. «Più si temporeggia peggio è» taglia corto Alex Giuzio della testata specialistica Mondo balneare. «In media ogni stabilimento era solito spendere 25 mila euro l’anno per il ricambio di lettini, ombrelloni, giochi o altro muovendo un fatturato di 1 miliardo di euro almeno ogni 12 mesi. Ora ci si limita agli acquisti indispensabili rimandando a data da destinarsi eventuali investimenti». Risultato: le industrie dell’arredamento da spiaggia sono in grave difficoltà. E nell’ottobre 2012 hanno messo a segno una protesta singolare: disertare il Sun di Rimini, la fiera più importante di settore. Che meditino il bis?

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