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Economia

La Ue contro Google: 5 cose da sapere

Negli ultimi 11 anni Microsoft ha sborsato 2 miliardi a Bruxelles. E ora anche il colosso di Montain View rischia una maxi - multa dall'antitrust

Google è finita di nuovo nel mirino di Bruxelles. Ma stavolta rischia di non passarla liscia: l’antitrust europeo si starebbe preparando a un’azione contro il colosso di Montain View, attesa nelle prossime settimane, che rischia di pagare una sanzione record fino al 10% del fatturato. Lo riporta il Wall Street Journal, citando persone vicine alla vicenda che potrebbe scatenare una nuova ondata di polemiche tra le due sponde dell'Oceano. Di seguito vi spieghiamo i motivi.

La vicenda

Le indagini dell’authority europea nei confronti del motore di ricerca più utilizzato al mondo vanno avanti da cinque anni. Che l’antitrust sia questa volta intenzionata a sanzionare Google, secondo il quotidiano finanziario statunitense, lo dimostra la richiesta fatta a diverse società, che sono in causa con il motore di ricerca, di poter pubblicare le loro dichiarazioni.

Inoltre, le recenti dichiarazioni del nuovo capo dell’antitrust UE, Margrethe Vestager, sottolinea il quotidiano finanziario statunitense, suggeriscono una sua preferenza per le accuse formali nei casi di concorrenza piuttosto che le soluzioni negoziate. Una strada preferita, invece, dal suo predecessore, Joaquìn Almunia (il mandato è scaduto lo scorso 31 ottobre), che ha provato, non riuscendoci, per ben tre volte a trovare una accordo con Google.

Bruxelles, infatti, potrebbe procedere con un accordo tra le parti, se Google riuscisse a trovare una soluzione convincente per limitare la sua posizione dominante nel mercato dei motori di ricerca in Europa.


Il precedente

La possibile maxi - sanzione contro Google sarebbe la seconda nel giro di tre anni, dopo quella da 1,7 miliardi nel 2012 e le successive inflitte alla Microsoft, per abuso di posizione donante e per non aver fornito ai clienti di Windows una vera libertà di scelta, che sono costate al colosso di Bill Gates oltre 2 miliardi di euro negli ultimi undici anni.

La posizione "dominante" del motore di ricerca

Google gestisce oltre il 90% delle ricerche sul web fatte in Europa, una percentuale decisamente più elevata rispetto alla sua quota di mercato negli Stati Uniti d’America. Sul fronte del commercio online, i siti comparatori hanno accusato il motore di ricerca di privilegiare i risultati di Google Shopping, mettendoli in alto, mentre i siti concorrenti finirebbero spesso in basso nella pagina, dove non possono essere visti dai consumatori. Google è inoltre accusata di utilizzare contenuti da siti rivali e di indirizzare i lettori sul web, un problema sollevato più volte dagli editori web.

Le accuse degli editori

Chi fa dell'editoria il suo principale business vede infatti nello strapotere del motore di ricerca un ostacolo alla concorrenza equa e genuina nel mercato digitale, condizioni essenziali per la ripresa del settore della stampa. Da anni gli editori europei chiedono al colosso californiano di applicare gli stessi criteri di ricerca e di visualizzazione per tutti i siti web. E anche di porre fine all'abusivo utilizzo dei contenuti editoriali.

Ma chi non sta con Google rischia di perdere gran parte del traffico online: in Germania, gli editori che hanno deciso di non essere presenti su Google News, il servizio gratuito e senza pubblicità dedicato alle notizie provenienti da testate, agenzie e altri provider online, hanno perso il 50% dei contatti riducendo di molto gli introiti pubblicitari.

I rapporti con la Casa Bianca

La maxi - multa potrebbe diventare un caso politico per via delle relazioni del colosso californiano con la Casa Bianca. Google, come riporta un recente articolo del New York Post dal titolo inequivocabile ("Google controls what we buy, the news we read — and Obama’s policies" e cioè Google controlla cosa compriamo, le news che leggiamo e la politica di Obama) ha contribuito a finanziare - secondo per importanza solo a Microsoft - la campagna elettorale del presidente Obama. 

Il presidente, inoltre, conta nel suo staff un ex manager della società, Megan J. Smith, attuale consulente per le tecnologie, mentre i lobbisti di Montain View negli ultimi anni hanno fatto visita alla Casa Bianca ben 230 volte rispetto alle 20 volte di un gigante dei media quale Comcast (che controlla, tra gli altri, il noto canale televisivo NBC).

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